CARFAGNA/ “Torno indietro solo se Silvio mi ascolta”: lo sfogo del ministro dimissionario

- La Redazione

Le dichiarazioni del ministro Carfagna

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Immagine d'archivio

Il ministro delle pari opportunità spiega i motivi dietro la sua decisione di dare le dimissioni dal governo e dal partito. Negli ultimi giorni Mara Carfagna è stata protagonista delle prime pagine, non solo per motivi politici, ma anche per il durissimo scambio di accuse sfociato anche nell’insulto con Alessandra Mussolini.

Oggi spiega il perché dietro tutto ciò: “Il PdL” dice “è un partito allo sbando, a metà strada tra i comitati d’affari e le bande di potere”. A livello locale, dice ancora, “comandano pochi capi con metodi dittatoriali”. A livello nazionale invece Silvio Berlusconi non sa più comandare: “Non posso cedere è una questione di dignità” dice il ministro che per il 15 dicembre, dopo il voto di fiducia darà le dimissioni. “La misura era colma. Ho fatto la mia scelta, e sono obbligata ad andare avanti. Quale sarebbe l’alternativa? Vivacchiare, facendo finta di niente? No, mi dispiace, non mi interessa…”.

Ignazio La Russa ha cercato di farle cambiare idea, ammettendo “l’errore” di aver lasciato le leve del partito nelle mani di Verdini. “È vero – dice il ministro – Ignazio mi ha assicurato che tenterà tutte le strade per ricucire lo strappo. Ne prendo atto, e aspetto segnali concreti. Sono pronta a tornare sui miei passi, ma solo a condizione che si affrontino seriamente le questioni che ho posto”. E Berlusconi che l’ha definita “la signora Carfagna”?

"Il presidente non lo interpreto. È stato criptico, ma ha detto la cosa giusta: mi sono sempre comportata da signora, anche in questa vicenda". Sono due i motivi dietro l’amarezza del ministro: "A Salerno c’è il rischio che il termovalorizzatore non si faccia, a causa dello scontro tra Comune e Provincia. Sarebbe un danno enorme per quell’area. Per questo all’ultimo Consiglio dei ministri ho proposto di affidare le procedure a un commissario, nella persona del presidente della Regione Caldoro".

Ma esponenti del PdL in Campania, Cosentino e Cesaro, hanno detto di no. "Su questo primo punto non scendo a compromessi. In Campania ci ho messo la faccia, con quei 58 mila voti presi alle regionali. Voglio essere a posto con la mia coscienza: se salta il termovalorizzatore, c’è il pericolo che anche Salerno, dopo Napoli, finisca sommersa dai rifiuti…".

Il secondo motivo, il partito: “Io non sto facendo una battaglia contro il partito, ma il fatto è che rischia di esploderci in mano. Io mi batto per un partito vero, autenticamente liberale e democratico, e non usato come uno strumento di potere a vantaggio di pochi capi locali che fanno il bello e il cattivo tempo. Perché questo è l’andazzo. A livello regionale e provinciale, il partito è governato con sistemi dittatoriali. Ed è chiaro che su questo c’è stata una sottovalutazione, se non un avallo, a livello nazionale…. Io voglio prima di tutto rispetto. Voglio che le cose che dico siano ascoltate. E invece vengo delegittimata. Perché ci sono altri che "contano". Perché sono donna, e vorrei vedere cosa sarebbe accaduto se le stesse questioni le avesse sollevate un uomo…". E’ questo il Pdl.?"A me non sta bene. La guerra per bande non porta da nessuna parte. È ora di "normalizzare" la vita del partito".

Il ministro Carfagna lascia una porta aperta: "Non voglio la rottura a tutti i costi. Sono disponibile a ricucire, purché però arrivino risposte concrete. Io sono scesa in politica con Berlusconi, e sono diventata parlamentare e ministro grazie a lui. Per questo ho annunciato che voterò la fiducia il 14 dicembre. Ma a questo punto Berlusconi deve dare un segnale chiaro e forte. Sul governo lo sta già facendo. Ora tocca al partito, che ne ha altrettanto bisogno…".

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