PDL/ Berlusconi: Fini si è autoescluso. Bocchino: contro di lui un editto

- La Redazione

E’ durato poco più di due ore Il vertice dello stato maggiore del Pdl a Palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi. Nel frattempo la polemica non si è fermata

VERTICE BERLUSCONI PDL: E’ durato poco più di due ore Il vertice dello stato maggiore del Pdl a Palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi. 
Sul tavolo dell’incontro, la preparazione della riunione di domani, la situazione sempre più difficile della maggioranza e le prospettive del Governo.

Presenti alla riunione i ministri Matteoli, Gelmini, Frattini, Fitto, Brunetta, Brambilla, La Russa, il sottosegretario Paolo Bonaiuti, il coordinatore Verdini, i capigruppo Cicchitto e Gasparri e il vicecapogruppo Quagliariello.

A scaldare gli animi tra opposte fazioni, mentre il vertice era in corso, l’annuncio del passaggio di altri due berlusconiani con Fini: Daniele Toto e Roberto Rosso, presentati da Italo Bocchino e Adolfo Urso nella sede della fondazione Farefuturo.

Non solo, anche le anticipazioni delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi del nuovo libro di Bruno Vespa: «Senza la rivoluzione politica che è stata rappresentata dalla nascita del Pdl difficilmente Fini avrebbe potuto assurgere alla terza carica dello Stato: un risultato che dovrebbe appagare le ambizioni di chiunque».

 

Una stoccata all’ex leader di An, a cui segue però un appello di pace. "Mai dire mai", avrebbe detto Berlusconi all’ipotesi di una insperata pace tra i due confondatori. «C’è sempre la speranza – aggiunge il premier – che tutti gli elettori del centrodestra possano ritornare sotto un’unica bandiera per un vero cambiamento del Paese. Capisco che i parlamentari del nuovo gruppo si siano sentiti in dovere di seguire Fini che li aveva indicati personalmente nelle liste elettorali. Ma in loro esiste anche la consapevolezza di un dovere di lealtà nei confronti degli elettori che li hanno votati sotto il simbolo del Popolo della Libertà, un simbolo in cui compariva il nome di Berlusconi come candidato presidente. Anche recentemente alcuni di loro mi hanno confermato la loro lealtà: "Stiamo con Gianfranco, ma mai contro Silvio"».

Il premier torna poi sulla cosiddetta "espulsione" di Fini dal Pdl: «Il Popolo della Libertà, lo ripeto per l’ennesima volta, non ha mai messo nessuno alla porta, ma ha subito una scissione che evidentemente era stata preparata da tempo e aspettava soltanto un pretesto per consumarsi. Dunque, non si tratta di un’espulsione, bensì di un’autoesclusione».

Immediata la risposta dei finiani «Contro Fini – spiega Bocchino – è stato emanato un editto, che ne ha dichiarato l’incompatibilità con il partito senza contraddittorio e discussione. Per noi, però, è acqua passata, ora c’è un movimento che sta crescendo sul territorio e in Parlamento».

«Berlusconi deve governare Il nostro dovere non è staccare la spina ma ricordare al premier che il suo dovere è governare. Rischiamo però di apparire come quelli che chiedono l’accanimento terapeutico». «Ora bisogna capire cosa vuole fare – sottolinea Bocchino – ha risposto picche al patto legislativo proposto da Fini a Mirabello, ora aspettiamo. Gli chiediamo solo che governi il paese sulla base del programma elettorale. Se sarà quello, ci troverà disponibili».

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