SCENARIO/ 1. Folli: così Berlusconi “muore” tra le braccia di Lega e Pm

- int. Stefano Folli

STEFANO FOLLI sul momento di stallo del governo Berlusconi, assediato dalle inchieste e turbato dalla guerriglia interna

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Immagine d'archivio

«Ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni non è altro che il tramonto politico di Silvio Berlusconi. Un declino drammatico perché segnato dall’assedio della magistratura». Stefano Folli, intervistato da IlSussidiario.net, inizia così la sua analisi del delicato momento che il governo sta attraversando. «Non si può certo dire – prosegue Folli – che il premier non abbia fatto nulla per attirare su di sé queste attenzioni perché il caso Ruby è impressionante nella sua stupidità. I giudici hanno però capito che il Presidente del Consiglio si è indebolito e stanno sferrando l’attacco finale. Diverse procure sono all’opera e obiettivamente non si sa cosa potrà succedere nelle prossime settimane. In ogni caso, allo stato attuale, è la Lega ad avere in mano le chiavi del destino del Cavaliere. Il premier, infatti, potrà reggere all’attacco (politico) dei suoi avversari solo fino a quando potrà contare sul sostegno del Carroccio». 

In questo momento di grande confusione in molti si chiedono chi staccherà la spina alla maggioranza. Gli occhi sono puntati su Fini, che a Perugia farà nascere il suo nuovo partito. Qualche esponente futurista, del resto, ha iniziato a parlare di appoggio esterno…

È un’ipotesi, anche se mi sembra un gioco parlamentare da Prima Repubblica, che in un sistema bipolare non ha alcun senso. Può servire a guadagnare tempo prima della definitiva uscita dalla maggioranza, ma è ovvio che non esiste stabilità basata sull’appoggio esterno.
Intanto però la situazione è diventata tremendamente seria e penso che gli scenari che il Paese ha davanti siano due: un’ulteriore disgregazione porterebbe al governo d’emergenza, se invece la maggioranza si dimostrasse compatta si andrebbe alle elezioni anticipate. L’unica cosa certa, comunque, è che così non si può andare avanti.

Non crede all’ipotetico “passo indietro” di Berlusconi, magari con un salvacondotto che lo garantisca dai processi?

Il Presidente del Consiglio non sembra intenzionato a mollare, vuol combattere nonostante la propria debolezza.  D’altronde c’è stata una perdita di credibilità molto grande e anche il decoro delle istituzioni è ormai messo a dura prova. A questo punto una ricomposizione della maggioranza non è più possibile, mentre l’ipotesi di un cambio di leadership con la stessa maggioranza mi sembra molto romanzesca. Il Cavaliere è una figura troppo importante per questo centrodestra.

Berlusconi e Bossi proverebbero perciò a resistere sperando nelle elezioni? Per assicurarsi il federalismo la Lega deve arrivare almeno fino a febbraio…

La strada scelta sembra questa, anche se l’orizzonte ormai si è ridotto di molto. Arrivare a fine anno sarebbe già un successo.

Gli appelli che l’opposizione continua a rivolgere al Carroccio non sembrano avere molte speranze di riuscita. Nell’ipotesi di un governo tecnico la Lega avrebbe tutto da perdere?

Direi di sì. Ci sarebbe infatti un’enorme differenza tra una Lega che dovesse permettere oggi un governo di transizione, lasciando travolgere Berlusconi dalla questione morale, e una Lega che riuscisse a compattare la maggioranza trascinandola fino alle elezioni.

In che termini?

Nel primo caso Berlusconi sarebbe praticamente obbligato a una “fuga” ingloriosa, la sinistra incasserebbe una vittoria storica e si aprirebbero scenari imprevedibili. Nel secondo invece la Lega incasserebbe il dividendo del federalismo e si potrebbe sedere al tavolo della prossima legislatura da una posizione di assoluta forza. Teniamo presente che grazie a questa legge elettorale (e alla crisi del Pdl) il successo, almeno alla Camera, è assicurato. Su una cosa però i due scenari sono identici.

Quale?

È impensabile che la Lega vada alle prossime elezioni con Berlusconi leader.

Secondo lei il premier non potrà più ripresentarsi agli italiani a parlare di giustizia e di fisco e degli altri suoi cavalli di battaglia?

Impossibile. Sono convinto che Berlusconi non abbia nessuna voglia di andare alle elezioni proprio perché si è reso conto che non è più presentabile come candidato.
 
Seguendo il suo ragionamento, per il Cavaliere questa volta si impone il problema della successione e di una necessaria rifondazione del Popolo della Libertà?

Sì, anche se credo più alla prima delle due ipotesi. Di tempo per costruire il partito ne ha avuto tanto, ma non l’ha mai fatto. Berlusconi però potrebbe guidare il processo di successione, soprattutto se ci fosse in gioco una nuova leadership da presentare alle elezioni. L’idea di ricandidarsi non ha nessun senso, la fine di questa legislatura (probabilmente anticipata) deve coincidere con la fine della sua leadership. Se insiste crea una situazione inaccettabile, anche per Umberto Bossi.

E chi potrebbe essere il delfino secondo lei?

Esistono sicuramente figure che possono rappresentare l’Italia moderata e quei valori a cui spesso si è richiamato, e che in parte ha tradito. Di certo è un’operazione politica delicatissima, che richiede intelligenza e non lascia spazio all’improvvisazione. Forse la sua ultima sfida, la più difficile.

(Carlo Melato)


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