CHIESA/ Tornielli: Bagnasco non critica il governo, ma pensa all’impegno dei cattolici in politica

- int. Andrea Tornielli

Il cardinal Bagnasco richiama i politici al fatto che «non è più tempo di galleggiare». Ilsussidiario.net ha chiesto ad ANDREA TORNIELLI di leggere tra le righe dell’intervento del presidente della Cei

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Il Cardinale Angelo Bagnasco (Ansa)

Il cardinal Bagnasco richiama i politici italiani al fatto che «non è più tempo di galleggiare» e subito si scatena la caccia al retroscena sui possibili significati di quell’indicazione in un momento delicato per le istituzioni italiane. Ilsussidiario.net ha intervistato il vaticanista de il Giornale, Andrea Tornielli, per chiedergli di leggere tra le righe dell’intervento del presidente della Cei.

Partiamo subito dalla frase su cui si è incentrata l’attenzione dei media, l’invito a non galleggiare. Che cosa intendeva dire Bagnasco?

Intanto, il discorso del cardinale Angelo Bagnasco era stato già scritto prima di domenica, quando il presidente della Camera, Gianfranco Fini, è intervenuto parlando del dibattito politico interno alla maggioranza. E quindi le parole del segretario della Cei non possono essere lette come un riferimento a quella presa di posizione, come se dicesse «questo governo sta galleggiando» o qualcosa di simile. Anzi, Bagnasco è stato molto attento a non entrare in indicazioni tecnico-politiche che non fanno parte dei suoi compiti. Più che altro il suo invito ai politici è stato quello di smettere di parlare di sé e di interessarsi dei problemi reali del Paese. Anche perché il rischio è che questo scadere della politica allontani sempre di più la gente.

Qual è quindi il contributo del discorso di Bagnasco nell’attuale contesto politico?

 

 

E’ un fatto che si va verso la chiusura anticipata della legislatura e dunque è come se il segretario della Cei avesse fissato una cornice utile per l’impegno dei cattolici in politica in vista delle prossime elezioni. E lo ha fatto citando il discorso del Papa nella Westminster Hall di Londra del 17 settembre scorso, in cui ha spiegato che cosa sono i valori non negoziabili e perché si chiamano così. Non sono cioè affatto valori che non si possono argomentare, né destinati a creare per forza divisioni. Dire che la difesa della vita è un valore, che la famiglia è fondata sul matrimonio non significa voler dividere il Paese, ma fare capire che ci sono principi fondamentali e indivisibili.

Quindi più importanti di altri?

Anche altri valori sono importanti, per esempio il lavoro, la casa, la sicurezza, la pace, la solidarietà, ma senza i principi non negoziabili si inaridiscono. Sarebbe assurdo, in nome di questi altri valori, non tutelare la vita umana nel momento in cui è più fragile.


E qual è l’importanza, da un punto di vista strettamente politico, dei valori non negoziabili?

 

 

In un passaggio istituzionale delicato come questo, possono costituire l’elemento unificante per tutti i cattolici. I quali, pur appartenendo a diverse opzioni politiche, sono chiamati infatti a essere uniti nel difendere questi principi non negoziabili.

Ma in particolare per l’Italia qual è il senso di questo richiamo?

L’aiuto e il sostegno alla famiglia e alla natalità sono un’emergenza drammatica nel nostro Paese, che invecchia sempre di più e dove nascono sempre meno bambini. In molti altri Paesi, più laicisti dell’Italia come tradizione, hanno capito questa emergenza, senza nessun bisogno di richiami da parte della Chiesa, e sono state adottate politiche per favorire la natalità, i cui frutti si vedono però solo nell’arco di 20 o 30 anni. La Francia per esempio ha cominciato a farlo già da diverso tempo, in Italia invece la politica ha il respiro non corto ma cortissimo. Da noi si pensa soltanto all’oggi, ma manca la capacità di una progettualità che abbia in mente il bene del Paese nel futuro e per le nuove generazioni.

Bagnasco ha anche criticato un certo atteggiamento dei media. A che cosa si riferiva?

 

 

Penso che in primo luogo avesse in mente il modo con cui è stato trattato il caso dell’omicidio di Sarah Scazzi. La quantità dell’informazione, la minuzia con cui si scruta la vita delle persone sulla base di ipotetiche verità, spesso è mosso solo da una ricerca dell’audience che rende più cinici e distaccati. Non a caso Bagnasco ha detto «fatti del genere sono sempre accaduti», con un riferimento che per me andava alle notizie di cronaca nera.

Ma era possibile che si riferisse anche alle indiscrezioni sulla vita privata di Berlusconi?

Il suo richiamo si può applicare anche a questa vicenda. Da una parte Silvio Berlusconi è un uomo pubblico, e per cui giornali e tv sono più legittimati a parlare anche della sua sfera privata. Ma dall’altra il modo con cui i media hanno affrontato alcune delle vicende che lo riguardavano non era mosso dalla volontà di leggere e capire la realtà, quanto dalla stessa attenzione esagerata ai fatti di cronaca.

(Pietro Vernizzi)


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