FIDUCIA AL GOVERNO / Le tappe del voto alla Camera e al Senato

- La Redazione

Cronistoria della giornata in Parlamento

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Foto Imagoeconomica

Il governo Berlusconi è salvo. Dopo una maratona parlamentare dove è successo di tutto e di più, compresa una rissa, l’esecutivo non viene sfiduciato. La mozione non passa al Senato e nemmeno alla Camera.

La giornata più lunga della legislatura inizia poco dopo le 9. Con Berlusconi che arriva in Senato e i senatori ad accoglierlo con le loro dichiarazioni di voto. A destra come a sinistra. Il Cavaliere non aspetta nemmeno il voto a Palazzo Madama e si sposta alla Camera. Qui arrivano gli interventi più duri, da D’Alema (Pd) e naturalmente da Antonio Di Pietro (Idv). Quando l’ex magistrato prende la parola, alle 11 in punto, Berlusconi ha un sussulto e dopo pochi istanti abbandona l’aula.

Tonino va avanti, usando toni che sfiorano l’insulto. I deputati del Pdl seguono il premier e se ne vanno. Per poi tornare quando il microfono passa al finiano Bocchino. Non un gran passo in avanti, in verità, per Berlusconi. Che però poco dopo incassa la prima buona notizia della giornata: il Senato ha respinto la mozione di sfiducia con 162 voti contrari. Non che si dubitasse del dato di Montecitorio, la partita, si sa, si gioca tutta a palazzo Madama.

Mentre la Camera si riempie anche di mamme-deputate con il pancione, le dichiarazioni di voto vanno avanti fino a dopo mezzogiorno. Guzzanti annuncia di appoggiare la sfiducia. Gelo tra i banchi del Pdl. Poco dopo Scilipoti e Siliquini ridanno il sorriso a Berlusconi: voteranno no.

Alle 12 e 20 via alle votazioni, con il primo deputato, Barbato dell’Idv, a recarsi al tavolo. Le operazioni di voto proseguono tranquille fino alle 13, quando Catia Polidori annuncia il no alla mozione di sfiducia, disubbedendo al suo partito, Futuro e Libertà.

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Fabio Granata (Fli) attacca: “Ora Cepu gli darà la laurea ad honorem in Scienze Politiche”, urla mentre la deputata dalla chioma bionda fa ritorno al suo scranno. Si scatena il putiferio: dai banchi della Lega Nord scattano in piedi alcuni parlamentari, che si dirigono in fretta e furia contro Granata. Ne nasce una rissa, sedata dopo pochi minuti, con almeno una decina di deputati coinvolti.

 

Il presidente della Camera Fini sospende la seduta per pochi minuti. Poi si riprende. Rispetto ai calcoli della vigilia, Berlusconi sembra in vantaggio. Anche se Scilipoti e Gaglione non si vedono arrivare. L’ex Idv fa la sua comparsa al secondo turno di chiamate in un tripudio di applausi da parte dei deputati del Pdl. Manca anche un voto a Fli: quello di Silvano Moffa.

 

Alle 13 e 42 il verdetto, ironia della sorte, letto dalla bocca del grande sconfitto Gianfranco Fini: 314 no, 311 sì, 2 astenuti, la Camera respinge la mozione di sfiducia. Nei banchi del Pdl si festeggia con tanto di bandierine tricolori e cori “dimissioni, dimissioni” per il presidente della Camera, che se ne va scuro in volto. L’immagine della (sua) disfatta.

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