APPELLO/ Mario Mauro (Pdl): ora ci vuole un governo stile Ppe

- Mario Mauro

Dopo la fiducia, Berlusconi pensa a un allargamento della maggioranza all’Udc o ad altre componenti democratico-cristiane

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Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini (Foto Imagoeconomica)

Il voto di fiducia ottenuto dal Governo, oltre a essere un chiaro successo politico, ha evitato all’Italia pericolose speculazioni: sarebbe stato infatti certo un attacco degli speculatori che avrebbero visto nella caduta del governo l’occasione per mettere in crisi l’euro e l’Europa intera.

La scorsa settimana, insieme al Capogruppo del Ppe Joseph Daul, incontrando Berlusconi e Napolitano, abbiamo illustrato esattamente questo scenario. L’ultima volta che in Italia abbiamo dovuto affrontare una situazione simile è stato nel 1992, con la nascita di un governo cosiddetto tecnico: il Governo Ciampi. Quando c’è debolezza della politica si accanisce la speculazione: e in quegli anni andò proprio così.

Memori di quell’esperienza, oggi temiamo che la soluzione che porti a un governo non voluto dagli elettori risulti assai più problematica rispetto all’eventualità di un ritorno alle urne. Se nel prossimo futuro non ci dovessero essere le condizioni per proseguire con lo schieramento esistente, le uniche soluzioni percorribili sarebbero due: o un allargamento della maggioranza di governo oppure le elezioni.

Si apre quindi una prospettiva politica nuova, alla quale il Governo sta già lavorando con fiducia. Silvio Berlusconi pensa a un allargamento della maggioranza all’Unione di Centro o comunque ad altre componenti democratico-cristiane presenti sullo scenario politico.

“Perchè forze politiche che in Europa sono unite nel Ppe, in Italia non ritrovano la stessa unità nel sostenere il governo di Silvio Berlusconi che è del Ppe”? Questa è la semplice domanda con la quale il Ministro Alfano ha introdotto la scorsa settimana la conferenza stampa di presentazione dell’Associazione per l’Europa dei Popoli e delle Libertà, un organismo a statuto federativo, presieduta da Franco Frattini e di cui il Ministro della Giustizia è Segretario Generale, che sarà l’interfaccia per l’Italia del Centre for European Studies, la fondazione del Partito popolare europeo.

Abbiamo iniziato a lavorare per la realizzazione del Partito popolare europeo in Italia facendo appello a tutte le forze moderate del nostro paese che si riconoscono nei valori della famiglia politica del popolarismo europeo affinché si uniscano in un progetto comune di buon governo dell’Italia.

Si tratta di un progetto assolutamente realizzabile, anche perchè già in corso d’opera con grande successo presso il parlamento europeo: la delegazione italiana del Ppe, composta appunto da Pdl e Udc, è sempre compatta al 100% nel votare in osservanza delle indicazioni del gruppo, con una fedeltà addirittura maggiore di quella riscontrata nella Cdu tedesca. Uno scenario di questo tipo metterebbe ordine quindi anche nel dibattito culturale all’interno del più importante partito in Europa. Anche per questo dubito fortemente che possano sentirsi attratti dal “terzo polo” i deputati che si riconoscono in posizioni centriste.

 

Sottolineo infine ancora una volta come l’Udc non costituisca affatto l’unica forza politica che può rientrare nel nuovo progetto. Non dimentichiamo che il numero di parlamentari fuoriusciti dal partito di Pierferdinando Casini è tutt’altro che irrilevante: ad esempio, in Sicilia è nato il gruppo dei Popolari per l’Italia di domani i cui numeri in continuo aumento dimostrano come l’elettorato di centro preferisca di gran lunga stare dalla parte del Governo.

 

“La nobile tradizione del popolarismo europeo è una risorsa e un patrimonio di valori e di progettualità cui attingere, anche in Italia, per un rafforzamento degli equilibri istituzionali e delle comuni prospettive”: posizioni come quella dell’Onorevole Saverio Romano, leader della nuova formazione, oltre a essere perfettamente compatibili con quelle del Popolo della libertà, possono costituire un esempio positivo per chi condivide gli stessi ideali e guarda giustamente con diffidenza trasformismi e improbabili deviazioni verso sinistra.

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