LETTERA/ Volontè (Udc): tra Polo della Nazione e Berlusconi una collaborazione è possibile

- Luca Volontè

LUCA VOLONTE’ spiega le ragioni e del nuovo coordinamento parlamentare centrista che prende il nome di “Polo della Nazione”

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Pierferdinando Casini

Molti si chiedono cosa farà a questo punto l’Udc, la domanda però è sbagliata. Berlusconi ha ottenuto una “minoranza rimarchevole” (meno di 316 voti) o se preferite, una “maggioranza risicata” alla Camera dei Deputati.

Le opposizioni hanno volutamente tenuto distinte, qui c’è l’atto politico, le diverse mozioni di sfiducia, e si è evidenziato un “blocco centrale” di responsabilità (Udc-Mpa-Fli-Api) certamente caratterizzato, dal monolite Udc. Dunque la domanda corretta dovrebbe essere come questo “blocco moderato” si muoverà in Parlamento.

Un coordinamento parlamentare, non un gruppo nuovo in Parlamento, che si impernia sul tema della responsabilità verso il Paese, cosa significa? Opposizione costruttiva, confronto aperto e senza pregiudizi, collaborazione attiva con l’esecutivo sulle proposte di vere riforme e vere soluzioni ai problemi dell’Italia.

Fisco famigliare, meno tasse su imprese e lavoratori, giovani e futuro, disoccupazione, innovazione e crescita, debito pubblico, infrastrutture, riforma della giustizia. Su questi temi e per soluzioni concrete a questi problemi, se la disponibilità del Governo ci sarà, ci saranno anche le idee e il consenso di questo “Polo della Nazione”.

Ha detto bene Bagnasco, il Parlamento democraticamente ha confermato le attese del Paese, ci vuole governabilità, necessaria per risolvere i problemi e affrontare le sfide, non certo per "tirare a campare". Il Governo ha una maggioranza e dunque governi.

Tutto ciò ha però bisogno di una premessa, al momento non chiara, perché la variabile Berlusconi, la genialità del Premier e la sua "incostanza calcolata", non ci consente di capire, pochi giorni dopo il voto parlamentare, quali siano le sue reali intenzioni ("riunire i moderati", fare il "Ppe in Italia", "allargare all’Udc", "prendere alcuni deputati di Fli", "prendere alcuni deputati di Udc").

È stata sollevata infatti anche l’intrigante idea di costruire il Ppe in Italia, idea antica e che non può essere una semplice riedizione del modello Democrazia Cristiana. Lo ha fatto recentemente il Presidente Formigoni, nei giorni scorsi il Presidente Berlusconi. Ammetto che la mia esperienza positiva alla guida del Gruppo dei Popolari europei a Strasburgo, mi sollecita una risposta sincera.

Io non posso escludere questo tragitto, ritengo che sia molto positivo lavorare sodo in questa direzione, sono certo più vicino alle ragioni del Pdl che di molti colleghi svedesi o turchi.
Tuttavia il Ppe in Italia presupporrebbe innanzitutto che i partiti che vi aderiscono debbano fondarsi sulla democraticità interna, coalizzarsi sul modello federato di Cdu-Csu tedesche e solo successivamente cercare altre alleanze.

Ovviamente, esplicitamente o meno, è chiarissimo a tutti che l’asse portante attuale della coalizione di Governo si incentri sull’asse d’acciaio Pdl-Lega. Chi deve sciogliere la contraddizione, dunque è da ricercarsi tra coloro che rilanciano la proposta e non nell’Udc o nel polo dei moderati.

Terzo tema, la Lega. Le disponibilità e le parole apprezzabili del Carroccio in questi giorni sono molto importanti, segnano un’intelligente disonibilità e la fine dei tabù elettorali contro l’Udc e i moderati. A noi spetta aprire un confronto, riprendere la tradizionale strada sturziana sul federalismo e, armati di questa tradizione e di proposte serie, entrare nell’agone della discussione e del confronto sin dai prossimi mesi.

Tutte le forze dell’esecutivo, i leader Berlusconi e Bossi, le categorie produttive e sindacali, la Chiesa stessa insieme ai cittadini, chiedono governabilità. Noi diciamo lo stesso, il Governo che ha voluto andare per la propria strada, ora governi senza titubanze i disagi e proponga le soluzioni per uscire dagli snodi della crisi e dalle tante catene che paralizzano da troppo tempo il Paese.

Noi non staremo a guardare, incalzeremo l’esecutivo sui temi veri con proposte efficaci.
Prendiamo alla lettera le tante belle parole di Berlusconi, le sfide del Paese sono urgenti, la morsa per milioni di cittadini di ogni età e fascia sociale aumenterà la sua presa. Noi diciamo che prima della ridicola richiesta di elezioni, vengono le soluzioni dei problemi del Paese e Berlusconi, da qualche giorno, la pensa come noi su questo punto cruciale.

La nostra attesa è attiva, non siamo colpiti dal virus antiberlusconiano, siamo contagiati dall’amore per gli italiani e per il nostro Paese.

E il Pd? L’altro vecchio polo del "bipolarismo" fallimentare all’italiana, è pieno di divisioni politiche e strategiche, passa dagli abbraccia Vendola alla corte a Casini, dalle cenette con Pannella ai fiori per Rutelli, dalla lucida analisi interessata di D’Alema alle cene di Arcore del rottamatore Renzi. In questo scenario, non edificante, permetteremi, il Polo della nazione può dignitosamente ambire a portare responsabilità e concretezza.

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