WIKILEAKS ITALIA / D’Alema: magistratura è la più grande minaccia allo Stato italiano

- La Redazione

La rivelazione dell’ambasciatore Usa in un cable del 2008

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“Sebbene la magistratura italiana sia tradizionalmente considerata orientata a sinistra, l’ex premier ed ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha detto lo scorso anno all’ambasciatore che la magistratura è la più grande minaccia allo Stato italiano”. Le parole sono dell’ambasciatore Usa a Roma, Ronald Spogli, in un cable del 2008 targato Wikileaks e pubblicato oggi da El Pais.

Nel 2007, cioè nell’anno in cui Spogli nella sua comunicazione con Washington fa risalire la dichiarazione contro i giudici, Massimo D’Alema era ministro degli Esteri del governo Prodi e presidente dei Ds in carica. Singolare che sul tema magistratura la pensasse come Silvio Berlusconi, che per la medesima posizione è tuttora fortemente criticato a sinistra.

Nel dispaccio del 3 luglio 2008, “Berlusconi incontra forti turbolenze”, c’è un paragrafo intitolato “La magistratura in Italia: per molti un sistema ‘rotto’”, dove l’ambasciatore americano argomenta sulla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche relative alle inchieste giudiziarie in corso da parte della stampa.

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Spogli sostiene che creano “imbarazzo a coloro che si battono per una riforma del sistema giudiziario e per la fine della pratica delle intercettazioni”. I responsabili delle fughe di notizie “raramente vengono” individuati. “Nonostante 15 anni di dibattiti sulla necessità di una riforma del sistema, non sono stati fatti progressi significativi. Gli italiani considerato il loro sistema ‘rotto’ e hanno veramente poca fiducia sul fatto che garantisca giustizia”, conclude il diplomatico statunitense.

 

Spogli scrive anche di Silvio Berlusconi, che “affronta turbolenze” a causa di “almeno tre inchieste giudiziarie”. E, avrebbe anticipato all’ambasciatore Gianni Letta, “nelle prossime settimane potrebbero essere pubblicate altre ‘imbarazzanti intercettazioni’”.

 

Le “turbolenze” di cui scrive il diplomatico lo portarono a pensare nel 2008 che “è possibile immaginare uno scenario nel quale Berlusconi potrebbe perdere considerevole popolarità e la sua abilità di portare aventi le riforme, o anche il suo potere di governare”.

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