SCENARIO/ Buttiglione: Berlusconi come la Merkel, ci vuole una grande coalizione

- int. Rocco Buttiglione

Dal giorno in cui il governo ha incassato la fiducia delle due camere si continua a discutere del possibile allargamento della maggioranza all’Udc. La trattativa ha qualche speranza di successo? Il punto di vista di ROCCO BUTTIGLIONE

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Dal giorno in cui il governo ha incassato la fiducia delle due camere si continua a discutere del possibile allargamento della maggioranza all’Udc. Anche se i numeri su cui il centrodestra può contare in Parlamento rendono questa ipotesi l’unica alternativa seria alle elezioni anticipate, l’operazione continua ad essere molto complicata. All’ottimismo del Cavaliere, infatti, si contrappone lo scetticismo della Lega, ma non solo. Alcuni autorevoli esponenti del Pdl continuano infatti a considerare il “corteggiamento” dei centristi un grave errore. «Non dobbiamo offrire loro posti di governo, ma chiedergli di essere opposizione responsabile», ha dichiarato il ministro Frattini nei giorni scorsi, mentre tra i dirigenti dell’Udc continua a registrarsi la medesima freddezza.

«Non saremo noi a far precipitare la situazione – dichiara Rocco Buttiglione a IlSussidiario.net -. Abbiamo voluto farci carico delle preoccupazioni della Cei e dei suoi appelli in favore della stabilità. Per questo, proprio nel segno di un’opposizione responsabile, non faremo mancare l’ossigeno al governo nelle prossime settimane. Ci troviamo però su una zattera che può affrontare un breve tratto di mare. La nostra posizione è sempre la stessa, spetta a Berlusconi decidere cosa intende fare».

Quale passo in avanti vi aspettate dal premier?

Per prima cosa certi toni vanno dismessi, così come il corteggiamento dei singoli deputati. Dopodiché non ci sono alternative alle dimissioni. Questa non è una richiesta che va contro il Presidente del Consiglio, il premier deve però riconoscere necessariamente che la formula politica che aveva pensato si è esaurita. Non a caso il cofondatore del Pdl non è più con lui e il suo partito sarà costretto anche a cambiare nome. A questo si aggiunge il fatto che il mondo nel frattempo è cambiato e il vecchio programma non basta più.

Berlusconi ha rifiutato più volte questa offerta. Perché dovrebbe accettare adesso una “crisi al buio”?

Il Cavaliere non può mettere come condizione che gli venga garantita la poltrona. Il nostro problema in questo momento non è quello di dare garanzie, ma di trovare insieme una soluzione per il bene del Paese. Deve soltanto dire: da soli non ce la facciamo, chiediamo l’aiuto di tutte le forze responsabili.

Sedendosi a un tavolo con Di Pietro, Bersani e Fini?

La proposta è aperta a tutte le forze responsabili, se partecipasse anche Di Pietro sarei contento, ma ho seri dubbi che lo possa fare… E comunque noi non siamo certo tra quelli che pur di veder affondare Berlusconi sono disposti a trascinare il Paese nell’abisso. Il dato politico da cui bisogna partire è uno: le grandi riforme, di cui il Paese ha bisogno, possono essere fatte solo dalle grandi coalizioni.
 
Quali sono le riforme prioritarie che ha in mente?

Bisogna creare posti di lavori nei settori ad alto contenuto tecnologico, ridurre i costi insopportabili di un welfare statalista che genera tra l’altro bassa soddisfazione. Guardiamo alla Germania, al suo +4% di Pil. Come hanno fatto a ottenere questi risultati? Con un’ampia coalizione. Se poi all’ultimo momento il Pd si dovesse tirare indietro noi non saremmo di certo costretti a seguirlo…

Se il Presidente del Consiglio  non dovesse accettare questa offerta, quanto potrà durare secondo lei l’attuale maggioranza?

Impossibile fare previsioni, di certo le elezioni anticipate sarebbero un male per il Paese. Fra poco infatti scadrà un’ondata di titoli di debito pubblico, difficile da rinnovare senza governo. In più, la congiuntura economica è grave, la speculazione sta cercando una vittima e l’Italia è una delle prescelte. Proprio per questo continuo ad augurarmi che dall’altro lato ci sia lo stesso grado di responsabilità che stiamo dimostrando noi.

Cosa risponde a chi dice che in realtà non volete un accordo, ma puntate a raccogliere i frutti dell’ingovernabilità al Senato che questa legge elettorale dovrebbe garantire?

Ai maligni dico che la governabilità siamo noi, basta guardare a ciò che accade in Parlamento per accorgersene. Se parliamo di questa legge, invece, bisogna dire che è pessima, ma non riuscirà a ingabbiare un popolo. Quando un fenomeno politico raggiunge le dimensioni che abbiamo raggiunto ciò che è destinato a saltare è proprio la legge elettorale.

È d’accordo con chi afferma che il 14 dicembre ha dimostrato l’incapacità dell’opposizione che in questi anni non è stata in grado di costruire un’alternativa a Berlusconi?

Sono d’accordo, ma questa non è una sconfitta dell’Udc, è la sua vittoria. Non abbiamo mai cercato l’alternativa, non abbiamo mai detto che Berlusconi non fosse più in grado di governare e che dovesse farlo Casini o Bersani. Continuiamo invece a ripetere: sediamoci attorno a un tavolo e discutiamone responsabilmente.
Se solo per un attimo si uscisse dalla polemica politica ci si accorgerebbe infatti che Prodi e Berlusconi sono tra le persone più intelligenti che abbiamo in Italia. Perché allora non sono riusciti a governare? È il Cavaliere che non ha i muscoli o è la spada che non taglia?

Sta dicendo che il bipolarismo è finito?

Fini pensa che questo bipolarismo sia fallito e che un altro bipolarismo è possibile. Io sono convinto che non sia adatto a questo sistema. Di sicuro, per come l’abbiamo conosciuto noi, non è stato all’altezza. 

A proposito di Fini. Cosa c’era in comune tra la vostra e la sua battaglia? Come mai avete deciso di “difendere” il Presidente della Camera costituendo il Terzo Polo proprio all’indomani del 14 dicembre?

A livello politico abbiamo in comune il riconoscimento che il progetto di centrodestra costruito sul “predellino” è fallito. Non dimentichiamoci che alla base di quel progetto c’era proprio l’esclusione dell’Udc…

Sui temi etici il fatto che abbiate in mano la leadership del Terzo Polo e che il leader del Fli si dichiari “laico” e non “laicista” sono per voi garanzie sufficienti?

Guardi, il partito di Fini è in sintonia con noi al 90% e bisogna dire che le battaglie vinte su questi temi sono state sempre sostenute da alleanze trasversali. Potremo nuovamente intenderci, se sarà necessario, con i parlamentari del Pdl e del Pd. Anche alla Chiesa abbiamo dato tutte le rassicurazioni del caso. I vescovi, d’altra parte, ci chiedono di dare battaglia fino all’ultimo sui valori irrinunciabili, ma tocca a noi capire quali sono le procedure e i passaggi attraverso cui realizzare il bene comune temporale del Paese.

(Carlo Melato)

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