FINI/ “Il nostro non è un complotto comunista” risposta a Silvio Berlusconi

- La Redazione

Gianfranco Fini risponde a Silvio Berlusconi

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Gianfranco Fini, intervenendo a una convention del Fli a Lanciano in Abruzzo ha risposto alle parole di oggi di Silvio Berlusconi. Il quale diceva che la mozione di sfiducia del Terzo Polo è un atto irresponsabile e mira ad una alleanza con la sinistra.

“Non è un complotto comunista. Chi ha firmato la mozione sono tutti uomini e donne che hanno collaborato con Berlusconi per gli ultimi dieci o quindici anni. Dov’è il complotto dei comunisti?”. E aggiunge: “Berlusconi dovrebbe chiedersi perché perde i pezzi. Forse perché più lo si conosce più si capisce che per lui governare vuole dire comandare” ha detto il leader di Fli. Poi Fini ha parlato della necessità di un “governo del fare”: “Non importa chi sarà premier, ma cosa farà. Mi che chi ha responsabilità politiche capisca finalmente che l’Italia ha bisogno di un governo che governi, che sciolga nodi e che indichi la strada. Se anche per due raffreddori, un mal di pancia o un deputato che cade dalle scale e non viene a votare la sfiducia non dovesse passare per il rotto della cuffia, il giorno dopo che succederebbe? Si può governare il paese senza una maggioranza sicura?”.

Gianfranco Fini ha poi tirato in ballo Babbo Natale: "Se qualcuno pensa che da qui alla fine della legislatura si riesca a ridurre le tasse per le famiglie e per le imprese, quel qualcuno evidentemente crede a Babbo Natale. È impossibile fare un taglio del genere. Serietà vorrebbe che su questo si dicesse la verità, perché governare significa assumere delle priorità. Non si prende in giro la gente dicendo che sta facendo tutto e poi registrare che abbiamo uno dei carichi fiscali più alti in Europa".

Sulla ricostruzione dell’Aquila: "La voglia di strafare, il gusto di dire che lui è il più bravo del mondo, ha determinato la giusta reazione . Non bisognava promettere la ricostruzione immediata della città. Serviva un approccio umile, bastava dire la verità: per rifare l’Aquila ci vorranno 10-15 anni. Insomma, bisognava non esagerare con lo zelo, invece il governo lo ha fatto eccome, promettendo che tutto sarebbe stato fatto. Eppure la gente avrebbe capito se si fosse detto che servivano più di sei mesi. Alla fine, creare aspettative esagerate ha determinato il boomerang. Invece serviva un approccio più realistico".

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