CRISI PDL/ Fini verso la corrente. La Russa: errore lasciargli fare il Presidente della Camera

- La Redazione

CRISI PDL: Sale l’attesa per la Direzione Nazionale di domani. Sempre più probabile una corrente di opposizione interna capeggiata da Fini. Intanto La Russa, Gasparri e Alemanno lanciano segnali di distacco nei confronti del loro ex leader

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La crisi del Pdl continua, siamo alla vigilia di una  Direzione Nazionale delicatissima in cui Berlusconi e Fini si confronteranno davanti ai parlamentari del Pdl. Difficile prevedere come andrà il dibattito e se quell’incontro sancirà lo scioglimento del Popolo della Libertà o formalizzerà la nascita di una corrente interna finiana.

Gli esponenti di maggiore rilievo, intanto, continuano a rilasciare dichiarazioni in merito, confermando o smentendo vecchie appartenenze. La Russa, ex colonnello di Alleanza Nazionale e ministro della Difesa, ha cercato di spiegare questa mattina, quali sarebbero le cause di questa crisi: «Penso che l’errore che abbiamo fatto tutti noi ex An è stato quello di non consigliare a Gianfranco Fini, o quantomeno non contrastare, la sua decisione di fare il presidente della Camera, anzichè rimanere nel partito in cui sarebbe stato, con Berlusconi al governo, il numero uno o il numero due. Questo ha posto Fini in una condizione di dovere istituzionale che ha incentivato le diversità rispetto a Berlusconi».

Secondo La Russa Fini si sarebbe poi circondato di consiglieri che «hanno finito per scavare un fossato tra Fini e il Pdl, tra Fini e Berlusconi».
75 esponenti della vecchia Alleanza Nazionale, intanto, hanno formalizzato il loro dissenso nei confronti del loro ex leader, ribadendo la necessità che il Pdl resti unito.

Questa mattina i giornali d’area hanno attaccato Fini titolando le prime pagine dei giornali con “Silvio non cascarci” (Libero). Il quotidiano di Belpietro avverte: «Fini ci prova, l’ex-leader di An vuole restare nel Pdl e continuare a sparare contro il governo. La soluzione migliore sarebbe farla finita una volta per tutte… Fini dopo aver minacciato di fare la guerra a Berlusconi, si rassegna alla guerriglia. Non esce dal Pdl, ma resta per dare fastidio. Come lui stesso ha spiegato non toglie il disturbo ma anzi prepara azioni di disturbo».
 

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che si era, fin dall’inizio, proposto come mediatore tra i due, ha dichiarato di augurarsi che non si formi una corrente di minoranza interna. Alemanno è uno dei pochi che sembra credere in un incredibile ricucitura dello strappo, anche se, con la firma del documento degli anti-Fini lascia intendere che non seguirà il Presidente della Camera in una sua eventuale fuga in avanti.

Giovedì sarà una giornata molto importante per il  Popolo della Libertà. Gianfranco Fini, nella riunione di oggi con gli ex An, ha dichiarato: «Il mio spirito è costruttivo, ma anche un minimo di dignità è doveroso. Ho posto questioni di tipo politico, non sull’organigramma interno. Non ho intenzione di togliere il disturbo e di stare zitto».

«Non credo di avere attentato al partito o al governo dicendo che su alcuni temi c’è una distanza politica. Ho posto solo questioni politiche, mai personalistiche, e sempre con spirito costruttivo». Alla riunione dei parlamentari ex An nella Sala Tatarella erano in 54, più alcune deleghe. Il documento è stato firmato da 50 parlamentari, 36 deputati e 14 senatori.

Non si sono fatte attendere alcune critiche al discorso di Fini, come quelle di Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra: «Fini che cita Ezra Pound è qualcosa di romanzesco. Che Fini abbia lottato per le proprie idee è una cosa in cui non crede nessuno e ricordo di aver concluso la manifestazione che anni fa feci all’Hilton proprio con la frase di Pound.
Era l’evento che organizzammo per contestare le contorsioni storiche dell’allora presidente dell’allora An a Gerusalemme. Ci manca solo che adesso lui concluda le sue manifestazioni col saluto romano e gridando a noi!».

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