CALABRIA/ La speranza che vede già il futuro

- La Redazione

Come si spiega il risultato delle ultime regionali in Calabria? Perché il basso astensionismo? CARMELA BONIFATI ci spiega la speranza che si respira tra il popolo calabrese

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“Siamo partiti tardi e ci sono stati conflitti interni, ma tutto questo non è sufficiente a spiegare questa sconfitta. Ci deve essere stato qualcosa che al momento non riesco ad individuare” ha detto l’ex Presidente della regione Calabria Loiero nel commentare l’esito delle elezioni in Calabria. Azzardiamo un’ipotesi su questo qualcosa? Il popolo, un po’ ammaccato, ma popolo: carne e sangue.

 

Con buona pace dei politologi di varia provenienza, questa volta il dato è evidente: la Calabria non è terra di nessuno, il popolo c’è e vuole continuare a esserci, malgrado la terra frani, lo straniero possa essere vissuto come impalpabile nemico (non per la razza, ma per il pane quotidiano) e la stampa nazionale, e anche locale, continuamente evidenzi lo stato di arretratezza strutturale e morale della regione in questione. Perché questa volta il dato interroga? Perché così brioso, così deciso, così netto era sinceramente inaspettato.

Anni fa c’era stato più o meno un identico ribaltone, ma era evidentemente frutto di accordi, ora capisci che c’è la gente, seccata, umiliata, calpestata da anni di malgoverno troppo evidentemente compromesso con quella logica estranea alla preoccupazione per il bene comune, troppo evidentemente teso a difendere interessi di parte e di consorterie, lontano anni luce dai bisogni quotidiani delle persone, malgrado il riempirsi la bocca della tematica dei “poveri”.

Cosa si avverte nell’aria? La speranza. Che si possa risorgere, che si possa tentare, che si possa camminare, non per merito della politica, ma probabilmente insieme con la politica. Siamo realisti: infine la geografia dei nomi non è cambiata moltissimo, ma è più chiaro che chi ha espresso il voto ha voluto dire “io” (la percentuale di astensioni è stata la più bassa fra le regioni votanti). Che questo io diventi sempre più chiaramente un noi è il compito dei prossimi anni di tutte le componenti civili presenti a vario titolo nella regione.

Ci sono dei fatti che incoraggiano questa prospettiva. Eccone alcuni esempi:“Mi hanno bruciato il capannone e io guardavo con apparente freddezza lo spettacolo del fuoco che divorava la mia fatica, il mio impegno a tenere alto il livello dell’imprenditoria in Calabria, le mie emozioni e dall’una alle cinque di mattina il mio pensiero era rivolto alla ritirata, alla ricerca di un meritato riposo e via dicendo. Poi hanno cominciato ad avvicinarsi gli operai in lacrime e a incitarmi a riprendere il lavoro. Mi sono commosso profondamente e dalle cinque alle sette di mattina il mio pensiero si è tramutato da atteggiamento di resa a forma di pura energia. Che forma avrà il nuovo capannone? Come potrò riprendere a lavorare subito per impedire ulteriori difficoltà alle famiglie che vivono della mia passione e del mio impegno? Chi potrà darmi una mano?”.

Inizia inaspettatamente una gara di solidarietà che in 48 ore, fra impiego di uomini e di mezzi, lavorando anche di notte, riesce ad affrontare l’emergenza: gli amici del Consorzio Clemendo, gli operai, altri imprenditori, la vita ricomincia, malgrado le circostanze. Corigliano (CS)

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“Ieri mi hanno operato di un’ernia del disco – afferma l’imprenditore di un’azienda di condizionatori reggino, con una certa rigidità irrequieta di postura -, ma oggi non potevo non essere qui a confrontarmi con voi sull’opportunità di far crescere l’esperienza reale della Compagnia delle Opere, perché l’aiuto avuto con il risparmio delle convenzioni bancarie è stato così fondamentale per la mia azienda che non potevo esimermi dal dimostrarvi oggi la mia gratitudine, malgrado la sofferenza di trovare una posizione giusta su questa sedia”. Reggio Calabria

 

“Con i miei problemi di tossicodipendenza non riuscivo a rendermi conto del grave rischio di sperperare l’esperienza preziosa di mio padre in campo turistico in questo scorcio incantevole della costa tirrenica. Poi lui ha rischiato su di me, dandomi le chiavi dell’impresa e sbattendomi in faccia la responsabilità di assumermi l’impegno della vita mia e della mia famiglia. Sono qui oggi perché riconosco la bellezza del mettersi in gioco e di mettere insieme le forze per crescere in qualità e competenza”. Scalea (CS)

 

“Venivano a trovarmi amici o amici degli amici a cui ripetutamente sentivo affermare ‘Ma che bello sto posto!’, e io, cominciandolo a guardare con i loro occhi, mi sono accorta che era veramente vero, e ho investito le mie forze e i miei capitali nella costruzione di due Bed and Breakfast che sono diventati opportunità di lavoro per mio figlio e lentamente provocazione anche per altri giovani del posto ai quali continuo a dire che la Calabria è troppo bella per essere abbandonata così senza parole e che bisogna crederci per poterne favorire lo sviluppo”. Civita (CS)

 

Questa è la Calabria che interessa e a cui bisogna dare voce. La crisi di cui è portatrice è realisticamente profonda, nell’aspetto culturale e di mentalità prima ancora che economico, ma i fatti raccontati non sono i pochi, splendidi fiori di un terreno notoriamente arido: sono la risposta, silenziosamente diffusa, di una terra che resiste tenacemente a fattori e circostanze in verità del tutto ignote alle regioni più ricche e fortunate della penisola.

 

La gente calabra ha una dignità antica che sul territorio è più incontrabile di quanto si pensi e che è pronta a ricominciare sempre, perché da sempre avvezza alle avversità. Forse bisogna cominciare a guardarla, iniziando da chi ci vive, con altri occhi, con quegli occhi di amore e di rispetto per la sua esistenza, al di là delle sue caratteristiche strutturali, che possono ridarle la consapevolezza di essere protagonista nella storia, non secondo i parametri del potere, ma secondo quelli della libertà di espressione alla quale ha sempre aspirato.

 

“La condivisione dei beni e delle risorse, da cui proviene l’autentico sviluppo, non è assicurata dal solo progresso tecnico e da mere relazioni di convenienza, ma dal potenziale di amore che vince il male con il bene (cfr Rm 12,21) e apre alla reciprocità delle coscienze e delle libertà.” (Caritas in veritate)

 

Comunque che qualcuno viva così è già oggettivamente speranza per tutti.

 

(Carmela Bonifati, Presidente Compagnia delle Opere Calabria)

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