CLAUDIO SCAJOLA/ Le dimissioni non placano gli animi. Le reazioni di Bersani, Finocchiaro e Burlando

Scajola di è dimesso. L’opposizione è contenta. Forse no. Sperava, probabilmente, che il ministro dimissionario rimanesse in sella, con ostinata pervicacia. E che le accuse si palesassero a tal punto da provocare la caduta del governo. 

04.05.2010 - La Redazione
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L'ex ministro Claudio Scajola torna a criticare il Pdl

Scajola di è dimesso. L’opposizione è contenta. Forse no. Sperava, probabilmente, che il ministro dimissionario rimanesse in sella, con ostinata pervicacia. E che le accuse si palesassero a tal punto da provocare la caduta del governo, screzi intestini, regolamenti di conti, ritorsioni, ricatti o vendette. E invece, nulla di tutto ciò. Perché, dimettendosi, ha spazzato via ogni ipotesi di scenario apocalittico. Il meno soddisfatto, di sicuro, appare il leader del Pd Pierluigi Bersani. Non lo è, soprattutto, della dichiarazione di innocenza di Claudio Scajola nel corso della conferenza stampa in cui ha spiegato le ragioni del suo gesto. «Tutto questo ci lascia veramente sconcertati: questo mi viene da dire, ascoltato le parole di Scajola» ha dichiarato, infatti, Pierluigi Bersani. «Ne abbiamo viste tante – ha aggiunto il segretario del Pd – forse siamo in presenza di benefattori sconosciuti: così siamo nella tipicità italiana. Mi auguro che Scajola sia in grado di dimostrare le cose che dice». Bersani si spinge oltre. E sostiene che la situazione, dopo le dimissioni di Scajola, sia addirittura peggiorata: «Voglio credere – ha detto Bersani – che questo verminaio che è emerso a proposito di meccanismi di appalti con procedure secretate o straordinarie, venga scavato fino in fondo, che la magistratura sia messa in condizioni di fare quello che deve fare. Tutto questo è intollerabile; non possiamo accettare che nel cuore dello Stato ci sia un conto aperto per la corruzione».

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– Bersani, come la stragrande maggioranza dell’opposizione, convinti della colpevolezza dell’ex ministro dello Sviluppo economico, aveva chiesto che questi riferisse in Parlamento, mentre l’Italia dei Valori aveva preparato una mozione di sfiducia nei suoi confronti. Secondo quanto riportato dai maggiori quotidiani nazionali, Scajola aveva acquistato un appartamento nel pieno centro di Roma pagandolo in parte con denaro proprio, 610.000 euro – in parte con 80 assegni circolari da 12.500 euro ciascuno forniti dall’imprenditore edile Diego Anemone. Il quale è, al momento in carcere, accusato di corruzione nell’ambito di un’inchiesta legata ad un giro poco trasparente di appalti.

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Dal tono più lieve, ma pur sempre accusatorio, sono le dichiarazioni del capogruppo al Senato del Pd Anna Finocchiaro. Secondo la Finocchairo «Quello del ministro Scajola è stato un atto corretto. Era difficilmente sostenibile la sua posizione e credo che abbia fatto bene a rassegnare le dimissioni». Per la Finocchiaro, in ogni caso, la partita non è chiusa: «Scajola – ha commentato al Finocchiaro – aveva detto che comunque sarebbe andato dai magistrati il 14 maggio e che subito dopo sarebbe venuto in Parlamento. Se le dimissioni non avessero luogo, cosa che mi sembra escluso dal tenore delle dichiarazioni rese dal ministro, vada correttamente dai magistrati prima di venire in Parlamento ma subito dopo venga a chiarire questa vicenda».

 

Duro l’affondo del conterraneo di Scajola, il presidente della regione Liguria Claudio Burlando. «Certamente il periodico riproporsi all’opinione pubblica di vicende che minano così fortemente la credibilità di chi ha responsabilità pubbliche anche molto alte è alla base della disaffezione per la politica e del sempre maggiore distacco dei cittadini dal voto. La politica deve reagire, dar prova sempre di assoluta trasparenza e correttezza» ha dichiarato Burlando in seguito alle dimissioni di Scajola.

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