PENSIONI/ 65 anni anche per le donne dal 2012. Ma solo quelle del pubblico impiego

- La Redazione

Il consiglio dei ministri si adegua alla richiesta dell’Unione Europea: impiegate statali in pensione a 65 anni dal 2012

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Foto Imagoeconomica

Donne in pensione a 65 anni a partire dal 2012. Il consiglio dei ministri fa sua la richiesta dell’Unione Europea. Il ministro del welfare Mauirizio Sacconi commenta che ci sarà un “impatto modesto: solo 25mila lavoratrici da qui al 2019”. Il provvedimento non riguarda il settore privato, ha aggiunto il ministro: “Non ne e’ neanche la premessa”. Fallito dunque il tentativo di avere uno “step” intermedio a 63 anni nel 2011. Fallita anche la proposta del ministro Giovanardi di fare una eccezione per le lavoratrici con figli. La richiesta dell’unione europea è stata accettata in toto dal consiglio dei ministri. Dovrebbe esserci una clausola di salvaguardia per le donne che matureranno i requisiti per uscire dal lavoro entro il 31 dicembre 2011.

Questo per evitare fughe consentendo alle statali che in base all’attuale normativa potrebbero andare in pensione a 61 anni durante il prossimo anno di poter mantenere questa possibilità anche negli anni successivi, quando scatterà l’innalzamento. Non c’è stata possibilità di trovare un accordo con l’Europa: esiste una sentenza della Corte di Giustizia europea: il 2012 è il termine ultimo per l’equiparazione. Sacconi ha poi spiegato che le risorse che derivano dall’innalzamento dell’età di pensione delle donne sono state già in parte veicolate sul fondo dei Servizi di cura, con l’intenzione è di diffondere i nidi familiari. Altro tema caldo è quello delle pensioni di invalidità. Secondo i dati forniti da Sacconi, con l’innalzamento della percentuale di invalidità si avrà un risparmio per il triennio 2011-2013 di 10, 30 e 40 milioni.

 

– Minori spese (60, 130 e 180 milioni nel 2011-2013) verranno dal piano di verifiche straordinarie con altre 100 mila visite nel 2010 e 200 mila visite all’anno per i prossimi due anni. Sacconi ha sottolineato l’incremento degli assegni di invalidità passati da 3,2 ogni cento abitanti nel 2001 a 4,7 nel 2009: “E’ stata lasciata al centro la funzione di spesa e devoluta in periferia la più comoda funzione di riconoscimento dell’invalidità”.

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