SCENARIO/ 1. Violante (Pd): un “patto” con Tremonti per una Costituzione più federalista e liberale

- int. Luciano Violante

LUCIANO VIOLANTE, ex Presidente della Camera, affronta con ilsussidiario.net il dibattito sulla Costituzione innescato dalle recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi

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«Grazie a questa Costituzione l’Italia si è risollevata dal disastro della Seconda Guerra Mondiale, è diventata uno dei grandi Paesi del mondo,  ha sconfitto il terrorismo e ha ottenuto grandi risultati nella lotta alla mafia. Considerarla un ostacolo è  sbagliato». Luciano Violante, ex Presidente della Camera e autorevole esponente del Pd, affronta con IlSussidiario.net il dibattito sulla Costituzione innescato dalle recenti dichiarazioni del premier.

Presidente, Silvio Berlusconi ha lamentato eccessivi vincoli nell’azione di governo e ha definito la Costituzione “un inferno”. Un appello del tutto inopportuno?

La storia della Costituzione Italiana è una storia di libertà, non di irragionevoli vincoli. Non so cosa non sia riuscito a fare di utile il Presidente del Consiglio per un impedimento frapposto dalla Costituzione. Io comunque sostengo da tempo le riforme  e non sono ammalato di bigottismo costituzionale. Ciò che conta è che si riformi la Costituzione secondo i suoi principi fondamentali, non contro di essi.

Al di là dello scontro politico, tra gli schieramenti c’è una condivisione di intenti in questo senso?

Su alcune proposte, come la riduzione del numero dei parlamentari, la modernizzazione delle funzioni di Camera e Senato, l’attribuzione di maggiori poteri al Presidente del Consiglio e al Parlamento nel controllo dell’attività del Governo, si registrano ampie disponibilità. Ma sinora non si va oltre le dichiarazioni di rito. E la prassi quotidiana va nella direzione opposta.

Cosa intende?

Si continuano ad affrontare questioni delicate attraverso le ordinanze assunte con i criteri della Protezione civile, nonostante gli scandali. Persiste poi il meccanismo dei maxi-emendementi, il ricorso alla fiducia e la richiesta alla maggioranza di impegnarsi a non modificare il testo nell’altro ramo del Parlamento (com’è accaduto anche in occasione del ddl sulle intercettazioni). Siamo a una sorta di monocameralismo di fatto.  Questa prassi trae origine dall’inadeguatezza delle regole. Sarebbe più serio cambiare quelle che non funzionano piuttosto che continuare ad aggirarle con procedure peggiori delle regole stesse.

Questi attacchi alla Costituzione ci dicono che il senso di quel compromesso ottenuto da comunisti e democristiani alla Costituente si è ormai perso?

 

Tutte le Costituzioni, basti pensare a quelle di Francia, Spagna, Germania, sono nate sulla base di un compromesso tra forze alternative. L’intesa costituzionale è qualcosa di diverso, di più ampio, rispetto all’intesa di governo. A mio avviso paghiamo il fatto che alcune forze politiche giovani, come Pdl e Lega, si sentano fuori dalla storia della Costituzione Repubblicana. Ma  PdL e Lega governano il Paese e l’hanno governato per otto anni negli ultimi dieci. Non possono sentirsi estranei alla storia della Costituzione che è storia delle libertà del nostro Paese. Le responsabilità di governo comportano la necessità di riconoscersi nelle regole fondamentali del Paese.  

Berlusconi ha però annunciato anche un’“imminente” riforma della giustizia?

Non amo commentare le dichiarazioni, preferisco attendere i fatti. Mi sembra però che i paesi di tutto il mondo in questi mesi si stiano occupando della crisi. Discutiamo allora delle iniquità da correggere: perché chi ha redditi elevati non è chiamato a contribuire al risanamento dei conti del Paese, mentre vengono chiesti ulteriori sacrifici a giovani insegnanti, magari precari?

Quali sono le sue proposte?

Potrebbe servire un’imposta di scopo sui grandi patrimoni che vada a sostegno della ricerca. Non una patrimoniale generica, ma un sacrificio dei più ricchi orientato a un atto di responsabilità nei confronti  delle generazioni più giovani; sulla forza della nostra ricerca si misurerà  il futuro del Paese.

Anche il ministro Tremonti ha proposto una modifica della Costituzione…

Ha fatto bene a proporre una forte liberalizzazione delle attività economiche. Non credo però che sia necessario intervenire sull’art. 41 che già garantisce la libera iniziativa dei privati. Utile invece potrebbe essere un intervento sull’art. 118 per fissare il principio dell’autodichiarazione  e della responsabilità personale. Credo poi che si debba fissare il principio secondo il quale se la pubblica amministrazione non risponde alla richiesta del privato entro 30 giorni, il privato può comunque svolgere l’attività per la quale ha chiesto l’autorizzazione, ma è tenuto a rispettare tutte le leggi che regolano quel campo di azione. Su una materia di questo genere dovrebbe essere possibile una larga intesa anche perché il principio dell’autodichiarazione fu proposto un paio di anni fa proprio dal Ministro Bersani.

La manovra, secondo lei, rende inevitabile un rinvio dei tempi del federalismo o è possibile che tagli e riforma federale vadano di pari passo?

 

Il federalismo è una strada che abbiamo intrapreso ed è bene non fermarsi a metà. L’Italia deve diventare un Paese federale, è l’unico modo per salvaguardare l’unità del Paese, sia ben chiaro. Se si lasciano le cose come stanno si accentua il divario tra le diverse aree del Paese, senza alcun progetto di riequilibrio complessivo.
Il federalismo va fatto con una certa rapidità e, sempre a proposito di riforme costituzionali, sono convinto che un Senato delle regioni e delle autonomie territoriali sia indispensabile per attuarlo.

Non vede perciò un problema di costi nel breve periodo?

Probabilmente  all’inizio il federalismo non ci farà risparmiare, ma ci eviterà gli sprechi nel breve periodo e ci farà diventare competitivi nei tempi medi.

Prima ha fatto riferimento alla recente polemica sulle intercettazioni. Cosa dobbiamo aspettarci alla Camera? Che atteggiamento sceglierà di tenere il Partito Democratico?

Il Gruppo della Camera ha deciso di impegnarsi per evitare che il provvedimento produca effetti assai gravi per la sicurezza dei cittadini. Il rischio è quello di un indebolimento sul fronte della lotta alla criminalità, organizzata e ordinaria. E poi ci sono alcuni problemi di fondo che mettono in crisi il diritto all’informazione, che è anche una forma di controllo dell’opinione pubblica tanto  sull’operato della magistratura quanto sull’operato dei governanti. Non è corretto l’argomento secondo il quale in Italia il numero di intercettazioni sarebbe abnorme. Negli altri paesi soltanto una parte delle intercettazioni passa attraverso l’autorità giudiziaria. Aggiungo:  le procure che assorbono circa la metà delle intercettazioni sono  quelle di Palermo Catania Reggio Calabria, Milano e Napoli, le città cioè a più alto tasso di criminalità organizzata, mafiosa e no.

Si aspettava però un minimo di autocritica da parte di giornali e magistratura riguardo agli abusi che si sono compiuti in questi anni?

 

I mezzi d’informazione hanno sicuramente abusato del loro diritto di cronaca pubblicando atti che riguardavano persone del tutto estranee ai processi. Bisogna però punire l’errore, non approfittarne per limitare il diritto dei cittadini a conoscere. I politici dovrebbero tenere presente  che il loro diritto alla riservatezza è  attenuato rispetto alla riservatezza dei comuni cittadini.

Da ultimo, il centrosinistra sta costruendo secondo lei un’alternativa credibile? Molto spesso l’opposizione sembra fuori dal gioco e il dibattito si esaurisce all’interno delle diverse anime della maggioranza…

ll Pd per tre anni si è ridotto a parlare di se stesso senza accorgersi di ciò che avveniva nel Paese. Ci vuole tempo per riorganizzare un’alternativa, ma confido nel fatto che questo processo si esaurirà in breve tempo anche perchè Bersani sta lavorando bene e c’è unità d’intenti sull’obiettivo. Ci saranno però dei costi da sopportare.

A cosa si riferisce?

Non si può stare con tutti, abbiamo il dovere di scegliere perché l’unione di tutti contro tutti non paga, come abbiamo già visto. Va a merito di Veltroni non aver riproposto nel 2008 il caravanserraglio del 2006.  Le scelte sono necessariamente alternative, non si può stare, per essere espliciti, con Di Pietro e con Casini. Naturalmente non spettano a me queste scelte ed esprimerò il mio pensiero nelle sedi di partito. Di Pietro però è entrato in Parlamento nelle liste del Pd con la promessa di costituire un gruppo unico e ha immediatamente violato questo patto. Oggi non perde occasione per attaccarci. Mi chiedo: è affidabile un compagno di strada  di questo genere?

(Carlo Melato)

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