SCENARIO/ 2. Tosi (Lega): Tremonti, perchè tagli i soldi a Verona ma li lasci a Napoli?

- int. Flavio Tosi

La manovra Tremonti continua a far discutere il centrodestra. Dopo i governatori, anche i sindaci iniziano a far sentire la loro protesta. Sentiamo il primo cittadino di Verona FLAVIO TOSI

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Flavio Tosi (foto Imagoeconomica)

La manovra voluta da Tremonti, e mal digerita da Berlusconi, continua a far discutere il centrodestra. Il governatore lombardo, Roberto Formigoni, sta guidando la protesta delle regioni che hanno definito, con un documento firmato all’unanimità, irricevibile, iniqua e contraria al federalismo la proposta del governo.
Domenica, dal palco di Pontida, i dirigenti leghisti hanno tenuto una linea chiara, nonostante le firme al documento degli stessi Roberto Cota e Luca Zaia: la manovra non ostacola il federalismo, al massimo lo accelera. Chi semina allarmismo è un falso federalista.
Le tanto attese modifiche al provvedimento potrebbero risolvere il problema, intanto però inizia a farsi sentire il malumore trasversale dei sindaci. IlSussidiario.net ne ha voluto discutere con il Sindaco di Verona, Flavio Tosi.

Sindaco, qual è il suo giudizio sulla Manovra?

Abbiamo capito tutti che è indispensabile. Così com’è altrettanto chiaro che eventuali modifiche devono lasciare immutato il totale complessivo. Detto questo, la Manovra va rivista profondamente nei suoi criteri di fondo perché, così com’è, va nella direzione opposta del federalismo fiscale. Sono convinto che il governo e la maggioranza sapranno apportare le modifiche più adeguate per premiare i virtuosi e ridurre gli sprechi di chi oggi “largheggia” con i soldi pubblici.

È d’accordo perciò con il sindaco leghista di Varese, Attilio Fontana: “non si può dire che questa sia una manovra federalista…”.

 
Sì, proprio perché sono previsti tagli lineari uguali per tutti. Purtroppo però partiamo da una pesante sperequazione tra comuni molto finanziati, penso a Napoli o alle innumerevoli amministrazioni del Lazio, della Calabria o della Sicilia e i veri comuni poveri, quelli del Veneto ad esempio, ampiamente sottofinanziati.

Quali sono le sue proposte correttive?

La cosa migliore da fare è approfittare della manovra finanziaria per ridurre la forbice che c’è, ad esempio, tra Verona e Napoli, che riceve il doppio dei finanziamenti pro capite rispetto alla mia città. Sono convinto che la forbice non si potrà chiudere nel breve periodo, mi auguro però che ci sia almeno un segnale in questo senso, un inizio di federalismo fiscale. I sacrifici siamo disposti a farli, i cittadini capiranno, ma un provvedimento equo è comunque più facile da accettare.

Il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, accusa la Lega di aver abbandonato i comuni e lamenta la mancanza di autonomia fiscale… 

Chiamparino sbaglia. Due giorni fa tutti i sindaci del Veneto si sono trovati proprio a Verona per mandare un messaggio forte al governo, chiedendo di modificare la finanziaria.
Per quanto riguarda l’autonomia fiscale quando il federalismo sarà realtà verranno attribuiti ai vari livelli di governo i rispettivi poteri fiscali, in modo da chiarire quali tasse andranno a finanziare cosa. Occhio però a non passare “dalla padella alla brace”.

Cosa intende?

Deve realizzarsi un trasferimento. Ovvero, lo Stato deve smettere di incamerare una parte delle tasse e lasciare spazio ai comuni. Se ciò non dovesse avvenire, se lo Stato non dovesse arretrare e continuasse a obbligare i comuni a sistemare i propri conti con nuovi prelievi, scopriremmo di aver realizzato il “federalismo delle tasse”.

Il sindaco torinese contesta anche il risultato del federalismo demaniale: i fiumi e i laghi porterebbero solo problemi e spese, sulle caserme invece il governo sarebbe molto meno generoso. È d’accordo?

 
Penso che la gestione di laghi, fiumi e beni militari dismessi sia un fatto positivo per i comuni. A me risulta che anche le caserme siano incluse nel disegno del federalismo demaniale. Probabilmente è solo un problema di tempistica, basta avere un po’ di pazienza.

Riguardo al recente dibattito sul taglio delle province qual è invece il suo giudizio?

Non ritengo che la provincia sia un ente inutile, soprattutto se gestito bene. Nella nostra regione sono ben amministrate ed efficienti e le attribuzioni da parte delle regioni continueranno ad aumentare. Se si procede in questa direzione diverranno sempre più enti strumentali positivi.

Il discorso di Umberto Bossi a Pontida è stato letto dai commentatori come un tentativo di tranquillizzare la base riguardo al federalismo. Anche lei avverte una certa preoccupazione nel partito?

Il timore c’è sempre perché è sicuramente attivo un fronte di resistenza, abituato a vivere di sprechi, che vede con il fumo negli occhi la rivoluzione federale.

Si riferisce anche a settori della maggioranza?

Se penso al comune di Palermo, amministrato dal centrodestra, non mi sembra certamente un esempio virtuoso di amministrazione. Sprechi in lungo e in largo, in aperto contrasto con tutto ciò che prevede il federalismo fiscale. Penso che il fronte di cui stiamo parlando sia trasversale, così come può esserlo quello che sostiene la riforma federale. Anche nel centrosinistra, infatti, soprattutto nel centro-Nord, esistono buone amministrazioni.

La creazione inaspettata di un nuovo ministero per il federalismo e la nomina di Aldo Brancher ha messo in fibrillazione la Lega. Come mai?

Non c’è nessun problema. Brancher è un amico e si occuperà dell’ultimo passo del federalismo, il decentramento e il controllo delle fasi attuative. A noi va bene così.

All’indomani di Pontida dal Pdl si è levata la voce di Gianfranco Fini: “Bisogna contrastare la propaganda leghista, la Padania non esiste”. Vuole rispondere al Presidente della Camera?

No. Fini appartiene a quel fronte trasversale contro le riforme e contro il federalismo di cui parlavamo prima. Chi porta avanti attacchi di questo tipo fa parte di quel sistema di poteri.

Il Pdl rimane un interlocutore affidabile per la Lega?

Certo, la componente non finiana anche all’interno degli ex An, tanto per intenderci, è di gran lunga la più forte. Fini rimane la minoranza.

(Carlo Melato)
 

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