MANOVRA/ Formigoni: nessuna fuga in avanti dei cinque governatori. Il fronte è unito

- La Redazione

I governatori di 5 regioni (Lazio, Campania, Calabria, Molise e Abruzzo) scrivono a Tremonti. Formigoni però ribadisce: “il fronte dei governatori è unito”

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MANOVRA: Cinque governatori hanno scritto a Giulio Tremonti per ridiscutere la manovra. Si tratta dei presidenti del Lazio, della Campania, della Calabria, del Molise e dell’Abruzzo.

“Con questa lettera – dice il comunicato – i presidenti chiedono attenzione, in considerazione delle pesanti e gravi eredità lasciate ai rispettivi territori dalle passate amministrazioni, che già li penalizzano, e a cui si sta facendo fronte con concrete azioni di risanamento. Sono anche queste le questioni sulle quali i presidenti vogliono confrontarsi con il ministro Tremonti per verificare insieme le soluzioni migliori”.

Il fronte dei governatori è destinato a rompersi avvicinandosi la resa dei conti finale? “Sapevamo tutto – tranquillizza sul Corriere il governatore lombardo Formigoni, alla guida della protesta delle regioni -. Sapevamo che questi colleghi avrebbero scritto al governo. Non s’è rotto proprio nulla tra i governatori. Certo, le Regioni non sono tutte uguali. Ci sono quelle virtuose e quelle no”.

“I cinque governatori hanno però il mio sostegno – continua il Presidente della Lombardia – perché hanno ereditato situazioni di bilancio pesantissime, ma non hanno responsabilità specifiche. Non servirà punire le regioni viziose, ma valutare i comportamenti degli amministratori”.

E le prossime tappe? “Dopo il deludente incontro con Tremonti abbiamo chiesto di incontrare il Presidente del Consiglio. I contatti con Berlusconi non si sono mai interrotti”.

 

Anche Luca Zaia, governatore leghista del Veneto non ci sta: "Due cose – dice al Corriere – sono inaccettabili: la casacca degli "spreconi" e il taglio indiscriminato che consentirà a qualcuno di continuare a fare festa".

"La regione Veneto – continua Zaia – è aperta alla visita di qualsiasi advisor. Siamo sicuri che tutte le regioni siano nelle condizioni di poter accettare gli ispettori? Si abbia il coraggio di fare la rivoluzione. Si assegni alle regioni l’autonomia impositiva, si dica a loro quanto devono mandare a Roma e noi ci attrezzeremo".

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