MANOVRA/ La protesta delle Regioni: a noi tagliano il 14%, allo Stato solo l’1%. Ma la Lega tace…

- int. Romano Colozzi

La linea del governo nei confronti degli enti locali in rivolta appare piuttosto confusa. I giorni intanto passano e l’accordo sembra tutt’altro che vicino. L’intervista all’assessore al Bilancio della Lombardia ROMANO COLOZZI

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La linea del governo nei confronti degli enti locali in rivolta appare piuttosto confusa: dichiarazioni di grande fermezza verso gli “spreconi” si alternano continuamente a improvvise aperture al dialogo. I giorni intanto passano e l’accordo sembra tutt’altro che vicino, soprattutto con i governatori, guidati dal presidente lombardo Roberto Formigoni.«Questa manovra – spiega a IlSussidiario.net Romano Colozzi, assessore al Bilancio della Regione Lombardia,  – è un attacco al federalismo e alla sussidiarietà come mai se ne erano visti in passato».

Circa due settimane fa, con un documento unitario, le Regioni hanno rimandato al mittente la manovra Tremonti. I governatori l’hanno definita irricevibile, incostituzionale e in aperto contrasto con il federalismo fiscale. La vostra posizione è rimasta la stessa o state trattando?

La nostra linea non è cambiata e, purtroppo, non è in corso alcuna trattativa. Durante il primo incontro con il governo ci è stato detto che la manovra si poteva discutere, a condizione di lasciare invariati i saldi. Abbiamo proposto allora una redistribuzione dei tagli che coinvolgesse tutti i livelli istituzionali. Il governo ha risposto dicendo che non solo i saldi, ma anche la distribuzione dei pesi non era più in discussione. A questo punto diventa molto difficile formulare nuove proposte.

Come avreste voluto ridistribuire i sacrifici?

La manovra incide sostanzialmente per il 3,43% sulla spesa pubblica generale. Sarebbe auspicabile che ogni livello istituzionale si facesse carico di un taglio pari a questa percentuale. La manovra Tremonti, invece, taglia alle Regioni il 13,28%, il 4,17% a quelle a statuto speciale, il 3,08% alle province, il 3,17% ai comuni e solo l’1% allo Stato. Questi dati si commentano da soli. Forse è il momento di smetterla di parlare a slogan e di iniziare a ragionare sui numeri.

Ce l’ha con qualcuno in particolare?

Me la prendo con chi interviene sui giornali dimostrando, nonostante i ruoli che ricopre, di non capire assolutamente nulla di finanza pubblica. Qualcuno che per uno strano slittamento linguistico è passato dal “Roma ladrona” al “Roma padrona” e oggi si accanisce contro il territorio. Non è accettabile che le autonomie territoriali vengano demonizzate e private del diritto di parola, in quanto “sprecone”.
Da anni la Lombardia lavora per punire chi non rispetta gli impegni di bilancio, ma la stessa perentorietà con cui si vorrebbero punire i presidenti di regione vorremmo vederla applicata dallo Stato nei confronti di se stesso.

Si riferisce ai ministeri?

 

Certo, ci sono ministeri che sforano il budget del 200% senza che nessuno dica niente. Come mai una regione come la Lombardia, che ha gli indicatori migliori d’Italia, dovrebbe accettare un taglio del 30% se, come ci viene detto, un taglio superiore all’1% viene considerato insostenibile dai ministeri? È evidente che qualcosa che non va.

A proposito di indicatori di virtuosità, come Regione Lombardia proponete che vengano premiati i comportamenti virtuosi?

La nostra proposta è che si realizzi ciò che viene promesso a parole. Ad oggi la manovra non prevede alcuna differenziazione basata sugli indicatori e questo ovviamente ci penalizza. Le faccio alcuni esempi: per quanto riguarda il personale la Lombardia ha un indicatore pari a 43, in altre regioni può raggiungere 250 o 300. Sui costi di funzionamento siamo a 48, lo Stato è a 180. Fermiamoci a questi due indicatori: se lo Stato avesse gli standard di Regione Lombardia risparmierebbe 6 miliardi l’anno. Non solo, riguardo al Patto di stabilità, la manovra non fa differenza tra chi spende soldi per un raduno di bande o per una scuola. Su questo da anni propongo dei coefficienti bonus malus a seconda della qualità della spesa per distinguere quella improduttiva dagli investimenti che hanno una ricaduta sul Pil.

È vero che alcune regioni hanno però esagerato con le sedi all’estero? Qualcuno ha parlato addirittura di 70 sedi per regione sparse per il mondo…

Chi ha 70 sedi all’estero ne chiuda 69 e si accontenti di averne una come la Lombardia. Noi abbiamo una sede a Bruxelles e una a Roma. Mi sembra ragionevole che dove operano istituzioni che gestiscono problemi regionali ci siano almeno tre funzionari per seguire tutte le pratiche. Stiano tutti tranquilli, però, se ci danno l’autonomia fiscale siamo pronti a chiudere anche quelle. 

Sul rapporto manovra-federalismo si registrano due posizioni assolutamente inconciliabili: secondo le Regioni la manovra uccide il federalismo prima che questo veda la luce, secondo Calderoli la manovra è un anticipo della riforma federale…

È una discussione assurda. Se si osservano le cifre è evidente che i soldi del federalismo fiscale non ci sono più. È un fatto incontrovertibile, ribadito dal ministro Vito in risposta a un’interpellanza al Senato: “Non c’è copertura finanziaria per il federalismo fiscale”. Se lo dice il governo in un’aula parlamentare…
Non solo, questa finanziaria è un attacco alla sussidiarietà come mai se ne erano visti prima. Punirà una regione come la Lombardia che in questi anni ha inventato politiche assolutamente innovative in questo senso. La Regione, infatti, dovrà spostare le pochissime risorse su cui ha potuto esercitare questa creatività politico-istituzionale indirizzandole verso compiti obbligatori decisi dallo Stato, ma non più finanziati.

Come ad esempio?

 

Prendiamo il trasporto pubblico locale: lo Stato taglia le risorse, ma costringe le Regioni a non tagliare i servizi. Bisognerà inevitabilmente intaccare quelle risorse di cui parlavo prima, pari al 2%, che andranno canalizzate verso impegni obbligatori.

La Lega Nord a Pontida ha ribadito il suo appoggio nei confronti della manovra, anche se alcuni governatori e sindaci leghisti sono molto critici. La giunta in Lombardia è compatta o risente di queste tensioni?

Guardi, sono convinto che la Lega sostenga le sue tesi in assoluta buona fede. La manovra finanziaria però contiene dei numeri talmente assurdi che inizio a pensare che tutti, a partire dal ministro Tremonti, siano stati fuorviati da cattivi consiglieri che hanno forniti dei numeri assolutamente sbagliati. Per questo sono proprio curioso di vedere le famose tabelle che oggi presenterà Calderoli. O conferma le nostra cifre o bisognerà domandarsi da dove tirano fuori i numeri.

Data la situazione, conviene alla Lombardia guidare la protesta contro il governo. Non rischia di difendere in qualche modo gli sprechi delle altre regioni? 

Quando questa regione chiede che le si tolgano i legacci che ne frenano lo sviluppo viene accusata di scarsa attenzione verso i più deboli, quando invece, pur avendo tutti i requisiti di virtuosità, si allinea e si fa carico dei problemi del Paese viene accusata di non saper approfittare della situazione. In verità noi vogliamo il federalismo a tutti i costi e, con il nostro comportamento, stiamo dimostrando che si può coniugare federalismo e solidarietà. Da tutti i federalisti, soprattutto da quelli con una dichiarata sensibilità sociale, mi sarei però aspettato qualche plauso in più. 

(Carlo Melato)

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