MANOVRA/ I tagli di Tremonti mandano a quel paese anche le Ong

- La Redazione

La decisione di depotenziare la Farnesina, sottraendo funzioni e risorse a vantaggio di altri soggetti alle dipendenze della Presidenza del Consiglio, decreterà la fine della cooperazione allo sviluppo italiana. Il commento di PAOLO MANZO tratto dal numero di Vita in edicola.

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Giulio Tremonti (Imagoeconomica)

La cooperazione internazionale italiana sta morendo. Anzi, sostengono molti dirigenti delle ong di differente matrice (cattolica, laica e post comunista), «per come stanno le cose sarebbe bene chiuderla e celebrarne il funerale. Almeno qualcuno si accorgerebbe di un settore che è per legge parte integrante della politica estera». Al di là degli slogan i numeri parlano chiaro e la mancanza di risorse umane e finanziarie in cui è versa la Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo è tragica .

Il summit del 19
Tutti sanno che con un miserrimo 0,1% siamo distanti anni luce dallo 0,7% promesso nella Dichiarazione del Millennio dell’Onu ed inserito al punto 8 negli Obiettivi del Millennio di cui si discuterà a settembre a New York. Chissà che diranno gli sherpa nostrani che accompagneranno al Palazzo di Vetro il ministro degli Esteri Franco Frattini e il direttore generale della Cooperazione allo sviluppo della Farnesina, Elisabetta Belloni tra un paio di mesi. Anzi, con il taglio del 30% dei fondi per la cooperazione in Finanziaria, nel 2011 le risorse a disposizione per progetti delle ong sono passati da 35 a 25 milioni di euro. Una miseria.

Più a breve termine, lunedì 19 luglio è previsto un Direzionale alla Farnesina che promette scintille perché i numeri mai come quest’anno sono lontani dalle promesse. Per il 2010 erano infatti a disposizione della Dgcs 18 milioni di euro da allocare alle ong.

Sinora sono stati approvati 19 progetti, usando poco più di un terzo dei fondi disponibili che, tra l’altro, si sono ulteriormente ridotti perché un’organizzazione non governativa ha vinto una causa contro la Direzione generale. In tutto 5 milioni di euro che devono essere sottratti ai 18 iniziali.

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In base ad informazioni in nostro possesso, il 19 luglio i progetti approvati dal Direzionale non saranno più di dieci. Inoltre, con il ritmo attuale di allocazione delle risorse l’anno in corso si chiuderà con la miseria di 40 progetti portati a casa: il 70% in meno rispetto al 2009, il 50% in meno rispetto a quanto promesso non più tardi del 15 dicembre scorso in una riunione alla Dgcs.

 

 

Un disastro annunciato, rivelano fonti interne al ministero degli Esteri, ed imputabile soprattutto alla scelta politica di depotenziare la Farnesina, sottraendo funzioni e risorse per favorire altri soggetti, siano essi la Protezione civile o specialisti alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio, come a suo tempo fu per Barbara Contini in Darfur.

 

 

Sempre di meno
Alla Dgcs manca infatti non solo il denaro del ministero dell’Economia ma soprattutto uomini e strutture. Da quando si è insediato, il direttore generale Belloni ha cercato in ogni modo di bandire un concorso per rimpolpare le fila dell’Utc (Unità tecnica centrale) e delle Utl (Unità tecniche locali) – i cui membri hanno un’età media oramai superiore ai 50 – ma, soprattutto, si riducono ogni anno a causa dei pensionamenti. Sono persone fondamentali per far funzionare la macchina della cooperazione italiana ma, evidentemente, non c’è nessun interesse affinché ciò accada se è vero che la Belloni non è ancora riuscita (e non per colpa sua) a fare un concorso che manca oramai da oltre 15 anni. Intanto tra qualche mese altri dieci tecnici della cooperazione "made in Farnesina" andranno in pensione, naturalmente senza essere sostituiti.

La mancanza di risorse umane della Dgcs porta inevitabilmente al rallentamento dell’approvazione dei progetti, mentre i crediti che le ong vantano nei confronti del ministero degli Esteri ammontano ad oltre 30 milioni di euro. Per smaltire gli arretrati, alla Dgcs ritengono siano sufficienti sei persone, distaccate per un anno da altre amministrazioni pubbliche. La richiesta è stata fatta tempo fa non solo al ministro Brunetta ma persino alla Guardia di Finanza. A dimostrazione dell’interesse verso il settore della cooperazione, sinora non c’è stata nessuna risposta.

 

(di Paolo Manzo – Anticipazione tratta dal numero di Vita in edicola)

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