COSSIGA/ Lettera a Fini: professo la mia fede nel Parlamento

- La Redazione

Francesco Cossiga, morto oggi a 82 anni, ha lasciato 4 lettere alle più alte cariche dello Stato. Gianfranco Fini, Presidente della Camera, ha fatto conoscere il testo a lui rivolto

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LA MORTE DI FRANCESCO COSSIGA – IL TESTO DELLA LETTERA RIVOLTA A FINI: Francesco Cossiga, morto oggi a 82 anni, ha lasciato 4 lettere alle più alte cariche dello Stato. Gianfranco Fini, Presidente della Camera, ha fatto conoscere il testo a lui rivolto.

«Signor Presidente – così inizia l’ultima lettera di Francesco Cossiga – nel momento in cui nella fede cristiana lascio questa vita, il mio pensiero va alla Camera dei deputati, nella quale, per voto del popolo sardo, entrai nel 1958 e fui confermato fino al 1983, anno in cui fui eletto senatore. Fu per me un grandissimo e distinto privilegio far parte del Parlamento nazionale e servire in esso il Popolo, sovrano della nostra Repubblica.

Professo la mia fede nel Parlamento espressione rappresentativa della sovranità popolare, che è la volontà dei cittadini che nessun limite ha se non nella legge naturale, nei principi democratici, nella tutela delle minoranze religiose, nazionali, linguistiche e politiche. Professo la mia fede repubblicana e democratica, da liberaldemocratico, cristianodemocratico, autonomista-riformista per uno Stato costituzionale e di diritto.

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Ringrazio i parlamentari tutti per il concorso che in tutti questi anni hanno dato con l’adesione o con l’opposizione, con l’approvazione o con la critica alla mia opera di politica. A tutti i deputati e a Lei, Signor Presidente l’augurio di un impegnato lavoro al servizio della libertà, della pace, del progresso del popolo italiano. Dio protegga l’Italia. Con cordiale amicizia, Francesco Cossiga».

Francesco Cossiga ha compiuto 82 anni il 26 luglio scorso. È stato l’ottavo presidente della Repubblica dal 1985 al 1992 dopo Pertini, il più giovane della storia della Repubblica. È stato ministro dell’interno nel Governo Andreotti III dal 1976 al 1978, quando si dimise in seguito all’uccisione di Aldo Moro. Dal 1979 al 1980 fu presidente del Consiglio dei ministri e fu presidente del Senato della Repubblica nella IX legislatura dal 1983 al 1985, quando lasciò l’incarico perché fu eletto al Quirinale.



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