SCENARIO/ Belpietro: la finta pace di Berlusconi e Bossi mette nei guai Fini

Lesa, Lago Maggiore. L’incontro tra Berlusconi e Bossi di ieri a Villa Campari allontana il rischio di un voto anticipato carico di incognite. La bufera nel centrodestra può considerarsi davvero finita? L’intervista di MAURIZIO BELPIETRO

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Foto Ansa

Lesa, Lago Maggiore. L’incontro tra Berlusconi e Bossi di ieri a Villa Campari allontana il rischio di un voto anticipato carico di incognite. Se, com’era prevedibile, le colombe berlusconiane si mostrano soddisfatte e l’Udc dichiara concluso il “teatrino agostano del Pdl”, anche Bocchino, che giorni fa aveva proposto al Cavaliere di scaricare Bossi per Casini, applaude convinto: «Noi condividiamo le parole di Bossi – dichiara il leader di Generazione Italia -. Non c’è nessun motivo di andare al voto anticipato. L’idea dell’entourage di Berlusconi di sostituire Fini con Casini andava contro la volontà dell’elettorato». Ma la bufera nel centrodestra è davvero finita? «In realtà – dice Maurizio Belpietro a IlSussidiario.net -, i problemi non si possono considerare risolti. Le elezioni restavano probabilmente la soluzione migliore».

Perché allora questo cambio di rotta?

I rischi per Berlusconi erano davvero troppo alti. La vittoria non era più così certa, ma soprattutto non si poteva escludere che Napolitano non riuscisse a trovare all’ultimo nuove soluzioni.
La Lega, dal canto suo, non ha accettato l’allargamento della maggioranza in favore dell’Udc per paura di possibili trappole dei centristi sul federalismo. Il risultato è solo uno: lo stallo.

E ora che succede?

Non si possono più cercare soluzioni definitive, ma piccoli accorgimenti. Calmando gli animi e abbassando i toni della polemica è ancora possibile raggiungere un’intesa con i finiani più moderati. Per il resto, se non è possibile far entrare nuovi partiti nella coalizione, si potrà convincere qualche esponente preso qua e là. Non resta che limitare i danni e continuare a navigare.

Ma sui punti programmatici della verifica come si potranno colmare le distanze tra i due blocchi? Sui temi etici si è nel frattempo aperto un altro fronte?

 

Non resta che attendere nuovi sviluppi perché, come dicevo prima, i nodi non sono stati sciolti. Per quanto riguarda i temi etici sono i finiani a rischiare di più perché, a parte Della Vedova e Barbareschi, sono in molti a non poter seguire Fini su quella strada. Chiedete al finiano Giuseppe Consolo come la pensa su questi argomenti…

La prossima mossa spetta comunque ai finiani?

In realtà anche i “futuristi” sono a metà del guado. Muoiono dalla voglia di far sparire dalla faccia della Terra Silvio Berlusconi, ma sanno benissimo che gli unici a rischiare di scomparire sono proprio loro. In caso di elezioni rimarrebbero quattro gatti. Poi, certo, resta da capire cosa succederà a Mirabello il 5 settembre.

Cosa si aspetta, a questo punto, dalla festa della componente finiana della destra?

Non credo che il Presidente della Camera abbia il coraggio di annunciare la fondazione di un nuovo partito. È molto più probabile che continui con il suo giochino preferito: tenere la maggioranza a bagnomaria. Ci sarebbero invece alcune domande a cui non ha ancora voluto rispondere.

Si riferisce alla villa di Montecarlo? Su questo caso uscirà ancora qualcosa o con l’estate finirà anche la stagione degli scandali?

Diversamente da quanto si pensa non ho dossier nei cassetti, ma solo cronisti che cercano notizie. La questione è ancora aperta. Non sono però i giornali a dover aggiungere altri elementi, è il Presidente della Camera a dovere delle spiegazioni a tutti gli italiani. La sua letterina in otto punti  non ha chiarito un bel nulla. Lo dice anche quel “finiano” di Ezio Mauro…

Da ultimo, gli attacchi di questi giorni di Bossi ai centristi e l’irritazione degli ex democristiani Rotondi e Giovanardi ci dicono che l’accordo tra Berlusconi e Casini era davvero vicino?

I contatti c’erano stati e l’accordo era a un passo. Il nervosismo di Rotondi lo spiego però in un altro modo. In un vertice cruciale come quello in cui bisognava decidere se allargare o meno la maggioranza non sono stati nemmeno invitati. Non dev’essere stato poi così piacevole.

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