LEGITTIMO IMPEDIMENTO/ La Consulta ammette il referendum

- La Redazione

La Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile il quesito referendario sul legittimo impedimento.

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La Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile il quesito referendario sul legittimo impedimento.

La Corte Costituzionale, riunita in camera di consiglio, si è espressa sul quesito referendario proposto dall’Italia dei valori di Antonio Di Pietro ritenendolo ammissibile. La norma potrebbe essere sottoposta al vaglio dei cittadini in primavera. In ogni caso, resta da capire come la stessa Consulta si esprimerà domani sulla legge in sé. I giudici, infatti, decideranno se accettarla, bocciarla del tutto, o riscriverla parzialmente.

Nel caso, ovviamente, la norma dovesse essere rigettata, non ci sarà alcun referendum. In caso di nuova formulazione, invece, sarà l’ufficio centrale della Corte di Cassazione a stabilire se il quesito referendario sia  rimasto compatibile con la legge parzialmente riscritta, o se via sia l’interesse a mantenerlo. Il quesito in questione recita: «Volete voi che sia abrogata la legge del 7 aprile 2010, n. 51, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 81 dell’8 aprile 2010, recante Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?». Se il referendum dovesse passare, salterebbe la norma che tutela il presidente del Consiglio da alcuni procedimenti a suo carico, (Mills, Mediaset e Mediatrade.

 

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Tornando alla Consulta, assieme al quesito sul legittimo impedimento, ne sono stati giudicati ammissibili altri tre. Due sulla privatizzazione dell’acqua: il primo, sulle "modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica"; il secondo, sulla "determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito" e un terzo sulle "nuove centrali per la produzione di energia nucleare". La Consulta, infine, ha bocciato due quesiti: uno sul "servizio idrico integrato: forme di gestione e procedure di affidamento in materia di risorse idriche" e un altro, sempre sull’acqua, sulle "norme limitatrici della gestione pubblica del servizio idrico".

 

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