SCENARIO/ 1. Folli: elezioni anticipate, l’unico “armistizio” possibile

- int. Stefano Folli

D’Alema ha invitato ieri tutte le forze di opposizione a costruire un’alleanza costituente per un governo di responsabilità nazionale in grado di superare il berlusconismo. Le urne rappresentano la soluzione naturale per uscire da questa emergenza? L’analisi di STEFANO FOLLI

berlusconi_camera_preoccupatoR400_4ott10
Silvio Berlusconi alla Camera dei deputati

«Se Berlusconi non si dimette, l’unico modo di evitare l’impasse e il caos politico-istituzionale è andare alle elezioni anticipate». Con queste parole Massimo D’Alema ha invitato ieri tutte le forze di opposizione a costruire un’“alleanza costituente” per un governo di “responsabilità nazionale” in grado di superare il berlusconismo. «Che si realizzi o meno questo tipo di coalizione – dice Stefano Folli a IlSussidiario.net -, il dato politico interessante, a mio parere, è la convergenza comune che si registra negli ultimi giorni nell’indicare le urne come la soluzione naturale per uscire da questa emergenza. Difficile dire se nascerà un cartello all’insegna del “tutti contro Berlusconi”, ma nemmeno il Presidente del Copasir sembra subordinare la strada del voto alla realizzazione di questa alleanza».

Non sembra esserci spazio quindi per quella tregua tra le istituzioni e le coalizioni indicata da De Bortoli come l’unica alternativa possibile alle elezioni anticipate, seppur con una legge elettorale sbagliata?

Non vedo sinceramente alcuna possibilità di armistizio, anche se è giusto e condivisibile che il direttore del Corriere della Sera lo auspichi. D’altra parte, stiamo attraversando una fase estremamente pericolosa nella quale il logoramento delle istituzioni sta provocando un profondo senso di smarrimento nel Paese.
Per quanto riguarda la legge elettorale, l’ipotesi di un cambio a breve termine si è dimostrata invece velleitaria e strumentale a chi in questi mesi cercava di costruire maggioranze alternative.

A proposito di istituzioni, l’ultimo sondaggio di Mannheimer rileva un preoccupante calo della fiducia del Paese nei loro confronti, con la sola esclusione del Quirinale. Anche questo è un indizio che potrebbe avvicinare le elezioni?

Direi di sì. D’altra parte è indubbio che, mentre un potere dello Stato come la magistratura si consuma nella guerra contro Berlusconi e il premier stesso concentra le proprie energie nello scontro con i giudici e il Presidente della Camera, l’unico punto di equilibrio e di riferimento sia il Presidente della Repubblica. Sinceramente non vedo alternative valide al voto se si vuole evitare il collasso. Il Quirinale, in ogni caso, farà le sue valutazioni e continuerà a svolgere una funzione di indirizzo per condurre il Paese fuori da questa crisi.  

Il duello tra le piazze che si preannunciava per il 13 febbraio a Milano, con il Pdl a manifestare contro la procura e Santoro a difendere i giudici, dovrebbe saltare. È una buona notizia?

Tutto ciò che può contribuire a far scendere la tensione è solamente positivo. D’altronde, una manifestazione contro la magistratura organizzata dal Presidente del Consiglio avrebbe indubbiamente comportato l’ennesimo strappo istituzionale. L’iniziativa lanciata dal conduttore di Annozero, che probabilmente avrà luogo, resta invece, al di là delle valutazioni, una legittima protesta promossa da normali cittadini.
Mi sarei invece aspettato maggiore autocritica da parte della magistratura in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario a Milano. La giustizia funziona poco e male, servirebbe perciò una seria riflessione che individui le diverse responsabilità, superando i discorsi autoreferenziali e le istanze corporative. 

La proposta di D’Alema di cui parlavamo prima avrà secondo lei l’effetto di riportare la battaglia della sinistra nei confronti di Berlusconi sul campo della politica, allontanando la tentazione di scorciatoie giudiziarie?

Chi si pone come obiettivo la fuoriuscita dalla stagione del berlusconismo, che dura da ben 17 anni, deve capire che questo potrà avvenire soltanto attraverso un grande successo politico ed elettorale di forze alternative al Cavaliere. Questo punto è fondamentale se si vuole evitare di lacerare il Paese.
Chi vuole essere alternativo all’attuale premier, come ha sottolineato anche Casini, deve essere politicamente convincente e non può più nascondersi dietro la Magistratura. La proposta di D’Alema ha indubbiamente il merito di andare in questa direzione e potrebbe condurre il Pd al di fuori della palude dei problemi interni mai risolti. Con l’“alleanza costituente” di cui si parla, infatti, le primarie verrebbero abbandonate e il Partito Democratico si salverebbe dall’autoflagellazione a cui stiamo assistendo.

Da ultimo, il prossimo passaggio delicato che potrebbe segnare il destino della legislatura sarà quello del voto del 3 febbraio sul federalismo fiscale municipale. La disponibilità dimostrata dalla Lega nei confronti dei comuni secondo lei basterà?

Un voto negativo della bicamerale, a mio avviso, taglierebbe la testa al toro e ci porterebbe direttamente alle urne. Non ci sono alternative se la Lega, che per ora ha permesso alla maggioranza di reggere, dovesse intuire che non ci sono più spazi per realizzare il federalismo. A dire il vero l’impressione è che il contesto generale stia contando più delle questioni di merito. Non resta che aspettare, ma direi che c’è da essere pessimisti.

Ma se si andrà davvero a votare secondo lei Bossi appoggerebbe l’ennesima candidatura di Berlusconi?

Il Carroccio per ora non si sbilancia sull’argomento. Dipenderà molto da come si giungerà al punto di rottura, ma penso che dopo tutto ciò che è successo una candidatura alternativa sia nell’ordine delle cose. Un centrodestra con una nuova veste e un nuovo candidato premier, magari indicato da Silvio Berlusconi, avrebbe a mio avviso un punto di vantaggio nei confronti degli avversari.

(Carlo Melato)


© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori