SCENARIO/ Folli: a Berlusconi i conti non tornano…

- Stefano Folli

All’indomani della tanto attesa “cena degli ossi” sulle Dolomiti, a cui hanno partecipato Bossi, Tremonti e Calderoli, i nodi da sciogliere nel centrodestra restano gli stessi del 14 dicembre. L’analisi di STEFANO FOLLI

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Calderoli, Bossi e Berlusconi (Imagoeconomica)

All’indomani della tanto attesa “cena degli ossi” sulle Dolomiti, a cui hanno partecipato Bossi, Tremonti e Calderoli, i nodi da sciogliere nel centrodestra restano gli stessi del 14 dicembre. La maggioranza che ha saputo superare la prova della fiducia è davvero in grado di governare? Si verificherà l’allargamento al centro o l’ipotesi più probabile resta quella delle elezioni in primavera? «Entro poche settimane tutto sarà chiarito – dice Stefano Folli a IlSussidiario.net -. Nel frattempo, ogni appuntamento continuerà a caricarsi di aspettative eccessive, come se da un momento all’altro dovesse esserci la “resa dei conti” finale. Non siamo però in un film western, la situazione è un po’ più complicata».

Almeno quella dell’ingresso dell’Udc nel governo è un’ipotesi che possiamo escludere?

Diciamo che in questo momento il Terzo Polo rappresenta per i centristi una convenienza più tattica che strategica. Se da un lato sono intenzionati a tenere i piedi nell’area moderata, dall’altro, pur rispettando i consigli della Chiesa, dal punto di vista parlamentare non hanno alcun interesse a entrare in una maggioranza così logorata. Per questo, al massimo, potrebbero offrire a Berlusconi un appoggio esterno, per la verità un po’ svogliato. Ma se il “problema” per Casini finisce qui, lo stesso non si può dire per Berlusconi. Il premier deve consolidare i numeri dell’esecutivo e il fatto di non esserci ancora riuscito continua a esporlo alle pressioni di Bossi. 

Nel frattempo, l’ipotesi di far dimettere i ministri dal ruolo di parlamentare, continuando ad acquisire singoli deputati, non sembra risolutiva…

Direi proprio di no. Il problema infatti non è quanto potrebbe durare la maggioranza, ma quali margini avrebbe per affrontare le grandi riforme che attengono alla vita economico-sociale del Paese. Bossi l’ha capito e ha paura di rimetterci l’osso del collo dal punto di vista elettorale, anche perché la bandiera federalista non sarà utilizzabile ancora per molto…

Cosa intende dire?

Anche se, per ipotesi, la riforma federale dovesse davvero passare senza troppi problemi, data la situazione attuale dei conti, è davvero credibile che nel giro di poco tempo ci possano essere dei risultati tangibili? In realtà, i vantaggi si dovrebbero vedere nel lungo periodo, mentre nel breve sono più probabili tensioni e difficoltà. Per questo il federalismo può rappresentare una vittoria utile sul piano elettorale se si va a votare subito. Se invece si sceglie di “galleggiare”, il conto alle urne può essere davvero molto salato.
Questo è un nodo che, in ogni caso, Berlusconi e la Lega dovranno sciogliere insieme. La Lega, infatti, ha il coltello dalla parte del manico, ma, nonostante il nervosismo palpabile di Bossi, non è in grado di decidere contro Berlusconi.

E quanto potrà incidere la sentenza sul legittimo impedimento su questa decisione?

Un verdetto sfavorevole a Berlusconi accelererebbe la destabilizzazione del quadro generale, rendendo ancora più probabili le elezioni. Se invece il Presidente del Consiglio riuscisse a ottenere lo scudo, le cose rimarrebbero pressoché immutate e l’attenzione si sposterebbe inevitabilmente sui decreti attuativi del federalismo fiscale, previsti per fine mese.

I recenti appelli di Napolitano alla stabilità rischiano comunque di rimanere inascoltati?

È presto per dirlo. Leggendo attentamente le parole del Presidente della Repubblica rivolte alle alte cariche dello Stato ci si accorge però che Napolitano non si è battuto per una stabilità inerte, ma ha chiesto alla politica di farsi carico dei problemi del Paese. Anche l’appello a favore dei giovani va letto in questo senso: per dare una speranza alle future generazioni bisogna necessariamente affrontare i problemi dello sviluppo e del debito pubblico. Sono convinto che fino a quando le elezioni non saranno inevitabili il Capo dello Stato continuerà a chiedere che ognuno faccia la sua parte, ma un governo che tira a campare non è certo la soluzione…

Se da un lato si attende di capire quale sarà il destino del governo, dall’altro si discute del nuovo nome che Berlusconi avrebbe in mente per rinnovare il “Popolo della Libertà”: “Popolari”. Al partito del Cavaliere serve un nuovo nome o qualcosa in più? 

Di certo, non si può dire che il Pdl  sia stata un’operazione fortunata e ben condotta. A distanza di un anno e mezzo non rappresenta, come avrebbe voluto, l’incontro e la fusione dei due partiti del centrodestra nel segno del bipartitismo. Per questo pensare a un nuovo nome è abbastanza inevitabile, ma il partito di Berlusconi deve dare l’idea che ci sia davvero una novità. Il rafforzamento del legame con la grande famiglia dei popolari europei può essere un fatto positivo, ma non basterà.

Cosa intende?

Non serve un nuovo “predellino”, un congresso mediatico o l’ennesimo colpo ad effetto. Occorre un processo politico più serio che dia il senso di una classe dirigente che si è formata nell’alveo di questo centrodestra, nel corso di ben 17 anni. 

Da ultimo, un giudizio sul caso Battisti: il governo poteva fare di più?

Sono convinto che Lula non si sarebbe comportato allo stesso modo nei confronti del governo americano, tedesco o inglese. Questo ovviamente non depone a favore del nostro peso internazionale e della nostra credibilità. È uno smacco senza rimedio, anche perché una ritorsione sul campo economico o commerciale finirebbe per danneggiare noi stessi. Il governo poteva fare poco, ma l’intera classe politica del nostro Paese dovrebbe interrogarsi seriamente. Questi sono i frutti delle infinte polemiche intestine e della delegittimazione reciproca che ci accompagnano, purtroppo, da molti anni.

(Carlo Melato)

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