TODI/ 2. Binetti (Udc): ecco perché non serve una nuova Dc

- Paola Binetti

Dai lavori di Todi un segno di speranza per coloro che credono che per tutti i cattolici, non solo politici, sia giunta l’ora di rimboccarsi le maniche. Il contributo di PAOLA BINETTI

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L'On. Paola Binetti con Pier Ferdinando Casini

Quanta delusione per coloro che sperano che da Todi nasca presto un nuovo partito politico e quanta speranza invece per coloro che credono che per tutti i cattolici, e non solo per i politici, sia giunta l’ora di rimboccarsi le maniche per mettersi a lavorare più coerentemente in tutti gli ambiti della vita sociale, smettendo di essere timidi, o impauriti, o opportunisti.
Non a caso Bagnasco parlando ai “cento” di Todi ha detto: «Quanto più le difficoltà culturali e sociali sono gravi, i cristiani tanto più si sentono chiamati in causa per portare il loro contributo specifico, chiaro, e deciso, senza complessi di sorta e senza diluizioni ingiustificabili».

La fede offre motivazioni forti all’impegno dei credenti in ogni campo, da quello sociale a quello professionale, da quello politico a quello culturale, per questo esige che la nostra condotta sia coerente. San Giacomo alla domanda «se la fede da sola può salvarci», risponde affermando che «non serve a nulla dichiarare la fede se non si hanno le opere». Per il cattolico la fede non si limita a segnalare un orizzonte di valori verso cui tendere, ma cresce e si struttura intorno al rapporto personale con Dio, in un incontro che coinvolge tutti gli altri, a cominciare da coloro con cui condivide fede ed ideali. Il Presidente della CEI ha detto ancora che: «L’esperienza insegna da sempre che, in ogni campo, non sono l’organizzazione efficiente o il coagulo di interessi materiali o ideologici che reggono gli urti della storia e degli egoismi di singoli o di parti, ma la consonanza delle anime e dei cuori, la verità e la forza degli ideali».

A Todi i magnifici 100, in rappresentanza dell’intera galassia delle associazioni cattoliche, debbono intercettare questa richiesta che va ben oltre i tatticismi politici su cui molta stampa si è soffermata in questi giorni, immaginando nuove alleanze e nuove rotture e ricomposizioni dei gruppi politici: «la consonanza delle anime e dei cuori, la verità e la forza degli ideali». Sono parole che meritano di essere distillate attentamente proprio nella prospettiva di una rinnovata unità dei cattolici. C’è la sollecitazione a vivere una ritrovata unità affettiva, fondandola su di una comune ricerca della verità e sul coraggio di testimoniare con la propria vita gli ideali che si professano. In altri termini l’unita tra i cattolici non può prescindere dalla coerenza personale con cui ognuno vive la propria fede. Ma oggi non è facile comprendere cosa sussurri la fede alla coscienza di ogni uomo, soprattutto nelle situazioni complesse e spesso inedite con cui la politica ci obbliga a confrontarci.

Occorre un ascolto attento, continuo, per intercettare i segni dei tempi e rispondere alle esigenze ormai improcrastinabili del cambiamento forte che reclama la nostra ragione illuminata dalla fede. Nessuno può presupporre la propria fede, come qualcosa di definitivamente posseduto; deve difenderla proteggendola dalle contaminazioni che potrebbero snaturarla, deve investirla nella molteplicità delle azioni quotidiane, applicando quel principio responsabilità che è l’anima di ogni impegno politico e professionale. 

E Bagnasco a Todi ha ricordato come «La dimensione religiosa è storicamente innegabile, e si rivela anche ai nostri giorni una dimensione incoercibile dell’essere e dell’agire dell’uomo: negarla o non riconoscerne la dimensione pubblica, significa creare una società violenta, chiusa e squilibrata a tutti i livelli, personale, interpersonale, civile. Una società incapace di pensare e tanto più di attuare il bene comune, scopo della società giusta. Il bene comune, infatti, comporta tutte le dimensioni costitutive dell’uomo, quindi deve riconoscere anche la sua apertura a Dio, la sua dimensione religiosa».

In alcuni ambienti sembra dominare la convinzione che davanti alla diversità delle posizioni che si confrontano, tocchi sempre al cattolico fare un passo indietro, conservando le proprie convinzioni per la sua vita privata e rinunziando a testimoniarle nella vita pubblica. Ma Bagnasco ha sottolineato come il dialogo richieda una consapevolezza identitaria forte per essere fedeli ai propri principi e ai propri valori, senza calcoli opportunistici e senza rifugiarsi in un comodo anonimato.

Da Todi non nascerà un partito nuovo, ma i cattolici potranno ricavare spunti sufficienti per capire come collaborare più e meglio tra di loro in tante circostanze e non solo sul piano politico. D’altra parte non è un caso se a Todi i politici non ci sono… è segno evidente che questa volta il discorso non si rivolge a loro, o prima di tutto o sopra tutto a loro. Questa volta è tutto il mondo delle Associazioni a essere chiamato in causa.



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