LETTERA UE/ Berlusconi: promosso in Europa, “licenziato” in Italia

- int. Antonio Polito

La lettera di intenti che il premier Berlusconi ha portato in Europa ha ricevuto numerosi apprezzamenti. Ma il travaglio della maggioranza è davvero concluso? L’intervista ad ANTONIO POLITO

BerlusconiEuropaR400
Immagine d'archivio

Antonio Polito, autorevole editorialista del Corriere della Sera, non ha buone sensazioni sul futuro del governo guidato da Silvio Berlusconi.
La missione europea di ieri sembra andata a buon fine e la “lettera di intenti” portata a Bruxelles ha riscosso notevoli apprezzamenti restituendo, all’apparenza, grande credibilità al governo italiano. Ma i problemi della maggioranza possono davvero essere archiviati? «Leggendo le dichiarazioni dei leader europei, dal premier polacco, Donald Tusk, al presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, non si può dire che non siano molto positive – dice Polito a IlSussidiario.net –. Se però devo esprimere un’opinione sul futuro di questo governo non mi sento di prevedere che possa avere vita lunga. Al massimo potrà continuare a vivacchiare».

Cosa non la convince di più?

La lettera d’intenti, se si esclude l’obiettivo della pensione a 67 anni rinviato al 2026, contiene un calendario serrato di impegni. Stiamo parlando di alcuni dei nodi mai sciolti del nostro Paese, provvedimenti di cui si parla da decenni, senza alcun risultato.
Mi chiedo come potrà questo governo realizzare tutto ciò in un tempo così limitato. Anche perché non stiamo parlando di una maggioranza compatta.
Anche nel testo presentato a Bruxelles, infatti, si può leggere tra le righe la distanza tra il premier, Silvio Berlusconi, e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Anzi, è come se alla lettera del governo mancasse proprio la firma del titolare di via XX Settembre. Queste non mi sembrano le migliori premesse…

C’è persino una nuova disciplina del lavoro, che comprende il licenziamento per motivi economici.

Basterebbe questo punto per capire quali difficoltà inconterrà il governo nel realizzare questo programma di risanamento e di crescita. Si tornerà certamente a “combattere” sull’articolo 18, dove il licenziamento è contemplato soltanto per giusta causa e non per motivazioni di carattere economico.

E quali saranno allora le conseguenze più immediate di questa situazione?

Credo che alla fine l’Europa darà una sorta di “via libera” e poi non insisterà, anche perché tutti i paesi dell’Unione, Francia e Germania compresi, hanno i loro problemi.
Una cosa però è certa: in Italia si compatterà un’opposizione durissima. Bisognerà prepararsi a uno scontro veramente aspro.
Il governo anche oggi è andato sotto su una mozione dell’Idv. Come potrà sostenere gli attacchi di un’opposizione sempre più battagliera?
Per tutti questi motivi non credo che il governo resisterà a lungo. Convincere i leader europei è un conto, trasformare in realtà i contenuti di questa lettera un altro.

E i mercati, invece, come reagiranno?

Su questo penso che l’Italia c’entri fino a un certo punto. Dipenderà dalle decisioni concrete del summit. Vedremo se ci sarà l’accordo sul default controllato della Grecia. Dopodiché si aprirà il capitolo della ricapitalizzazione delle banche e quello sul fondo salva-stati.
Il peso dell’Italia su queste questioni non è determinante. Ma in realtà è l’Europa in quanto tale a essere in crisi.

Cosa intende dire?

Non c’è dubbio che, anche a livello europeo, ci sia una carenza di leadership. L’Unione non è in grado di prendere decisioni rapidamente. Basti pensare alla Grecia.
Da un anno e mezzo se ne discute e, sia la Merkel, che Sarkozy, non hanno ancora deciso un bel niente…

(Gianluigi Da Rold)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori