DOPO BERLUSCONI/ Cazzola: il nuovo Governo “schiacci” il Parlamento

- int. Giuliano Cazzola

Dopo che diverranno operative le dimissioni di Silvio Berlusconi, per l’Italia si aprono le porte di un nuovo governo. Il commento di GIULIANO CAZZOLA, deputato del Pdl

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Foto Ansa

«Sono uno dei 308 che hanno votato a favore del governo. Continuerò anche a votarlo lealmente fino all’ultimo minuto. Per fortuna l’agonia è stata breve». Così Giuliano Cazzola, deputato del Pdl e Vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera, comincia questa chiaccherata sull’attuale situazione politica italiana e sugli scenari che inevitabilmente si apriranno dopo che Silvio Berlusconi rassegnerà le sue dimissioni.

Cosa dobbiamo aspettarci dopo questo ultimo atto del Premier?

Dopo che il governo si sarà dimesso, si aprirà una nuova fase, il cui principale protagonista sarà Giorgio Napolitano, il quale, come ha fatto impeccabilmente finora, non si rassegnerà a un ruolo di notaio della Repubblica, ma eserciterà tutta la sua influenza per non lasciare il Paese in balia di se stesso, ad assistere a una campagna elettorale senza esclusione di colpi e con esito incerto, mentre uno spread scappato di mano costringerà intere generazioni di italiani a pagare per anni tassi di interesse insostenibili.

E cosa farà Napolitano a questo punto?

Mi aspetto, anzi mi auguro, che il Quirinale indichi una possibile via d’uscita. E spero anche che la comunità internazionale ci tratti come la Grecia. Papandreu è stato vivamente dissuaso dal ricorrere al referendum. A noi diranno che non è proprio il caso di cimentarci in elezioni anticipate. E credo che nel Pdl in tanti non saranno insensibili a questi moniti. Vedremo alla fine quali opinioni prevarranno.

Dobbiamo quindi aspettarci un governo tecnico?

In Grecia, è sceso in campo un ex vicepresidente della Bce. Perché non può essere così anche in Italia? È venuto il momento dei tecnocrati, quelli che non si spaventano a riformare le pensioni di anzianità o l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Sarebbe però una sconfitta per la politica.

Mi fanno ridere quelli che pensano a una sorta di primato della politica. A me ha fatto riflettere una battuta di Juncker, il quale, parlando con i giornalisti dopo un vertice europeo, ha affermato che i capi di Stato e di governo sapevano bene che cosa fare per risolvere la crisi, ma non avevano ancora trovato il modo per poter vincere le elezioni dopo.

Non pensa sia possibile la formazione di un nuovo governo espressione della maggioranza attuale, eventualmente allargata?

La strada per arrivare a un nuovo esecutivo è stretta. È molto più facile che il cupio dissolvi ci conduca a elezioni anticipate. Non è però impossibile.

 

E un governo di unità nazionale?

 

Mi sentirei di escludere un governo di larghe intese composto da ministri di tutti gli schieramenti. Escluderei anche qualsiasi forma di ribaltone. L’attuale maggioranza deve essere coinvolta nell’operazione. L’unica via d’uscita è quella di un governo del presidente, con personalità di alto profilo e prestigio internazionale, come Giuliano Amato o Mario Monti. O tutti due insieme. Anche se il Premier sarà Monti.

 

Come dovrebbe comportarsi questo governo? E da quali persone dovrebbe essere composto?

 

Da persone che si facciano da parte dopo aver concluso questa esperienza. Un governo che si presenti al Parlamento senza negoziare nulla preventivamente, con un programma rigidamente “europeo”, rispettoso degli impegni assunti dal governo attuale. E che dica ai gruppi: “Signori, la linea è questa, a voi resta solo di votarla e basta”. In fondo, Giuliano Amato, nel 1992, agì in questo modo e con tale determinazione, nei confronti del Parlamento.

 

Secondo lei, Silvio Berlusconi cercherà in tutti i modi di evitare che si formi questo governo tecnico?

Se davvero non fosse contrario a un “governo del Presidente” guidato da Mario Monti, Silvio Berlusconi dimostrerebbe intelligenza politica, responsabilità e non comune senso dello Stato. Il Cavaliere non deve ascoltare il canto che intonano, intorno a lui, le Erinni della “bella morte”, né assecondare la demagogia della Lega, che ormai ha un solo obiettivo: allontanare da sé il calice delle misure impopolari che dovranno essere assunte. Bossi sta predisponendo una linea di condotta contraria a ogni riforma, a soli fini elettorali. Su questa impostazione il Pdl non può seguire il Carroccio. Il governo tecnico-istituzionale porterà avanti, invece, un’iniziativa politica in linea con l’Ue, molto più scomoda per la sinistra e i sindacati che per il Pdl.

 

Le strade di Pdl e Lega si separeranno?

 

Mettiamo che lo spread avesse un calo vistoso in giorno in cui Napolitano incaricasse Monti di formare un nuovo governo: non crede che sarebbe faticoso votare contro per un gruppo responsabile come il Pdl? Un conto sono gli sfasciacarrozze della Lega, un conto noi.

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