DOPO BERLUSCONI/ Folli: Monti? Non sarà un governo tecnico

- int. Stefano Folli

Ha inizio oggi una tre giorni cruciale per il destino del Paese. Dal voto sulla Legge di Stabilità alle dimissioni di Silvio Berlusconi fino alle consultazioni presidenziali. STEFANO FOLLI

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Mario Monti (Imagoeconomica)

Ha inizio oggi una tre giorni cruciale per il destino del Paese. Questa mattina si voterà la Legge di Stabilità a Palazzo Madama, dove Mario Monti farà il suo ingresso ufficiale dopo la nomina a senatore a vita di mercoledì. Il via libera alla Camera di sabato dovrebbe poi spianare la strada alle dimissioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e alle consultazioni presidenziali per la formazione di un nuovo governo. Una road map serrata da completarsi entro domenica sera, così da inviare un segnale forte prima della riapertura dei mercati. Le decisioni da prendere non sono però indolori, come lascia intendere il dibattito interno al Pdl, che dovrà sciogliere comunque le sue riserve entro sabato. «Allo stato attuale alcuni ostacoli ci sono – spiega Stefano Folli a IlSussidiario.net –, ma non sono comunque tali da pregiudicare la formazione di un nuovo governo guidato da Monti. Sono infatti convinto che nascerà e che avrà la fiducia del Parlamento. I problemi veri, semmai, inizieranno dopo».

Possiamo dire che le elezioni anticipate sono state scongiurate?

Ad oggi sì, anche se è troppo presto per sapere quanto potrà durare un governo di questo tipo. Dipenderà infatti anche dai mercati e da come evolverà la crisi che ha messo l’Europa in stato d’emergenza.

Ma quale sfida attende Mario Monti?

Innanzitutto, deve essere chiaro che quello che sta per formarsi non è un governo tecnico. D’altro canto non è nemmeno interamente politico perché si fonda sul concorso delle forze politiche in una situazione di emergenza.
Per questo Monti non dovrà seguire i vecchi rituali della politica, ma allo stesso tempo non potrà non tener conto degli equilibri tra centro, centrodestra e centrosinistra.
Non sarà semplice, anche perché il tempo non è dalla sua parte.

Sui giornali si cerca già di prevedere quali saranno i nuovi ministri. Seguendo il suo ragionamento non dobbiamo attenderci perciò una lista di “tecnici”.

Direi di no. Qualcuno potrà anche esserci, ma in quello che possiamo definire un “governo del Presidente” andranno tenuti in conto gli equilibri politici complessivi.
Per intenderci, se da più parti viene data per certa la riconferma del ministro Franco Frattini, significa che non sarà una squadra composta soltanto da tecnici super partes.

Da dove potranno nascere comunque le difficoltà maggiori per il nuovo presidente del Consiglio?

Non c’è dubbio che non appena bisognerà affondare il bisturi nei problemi del Paese le criticità non si faranno attendere. Alla base di tutto non c’è infatti un patto politico solido, per i motivi che ho appena spiegato prima. E così, quando bisognerà fare sul serio per ammodernare l’Italia, saranno ancora più evidenti le ferite che già si intravedono nei principali partiti.

Si riferisce al travaglio che sta vivendo in queste ore il Popolo della Libertà?

Per quanto riguarda Silvio Berlusconi, sostenere l’ipotesi Monti è un atto di responsabilità obbligato, che mette però in sofferenza il suo partito. L’iniziale richiesta di elezioni anticipate, seppur con qualche riserva mentale, andrà ritirata. E al leader del Pdl toccherà il non facile compito di tenere unite le varie anime interne. In caso di frantumazione, infatti, la sua influenza politica si esaurirebbe del tutto.

E sul versante opposto?

Anche il Pd è atteso da un’importante prova di maturità. Potrebbe essere difficile, infatti, appoggiare un governo che dovrà affrontare questioni dolorose dal punto di vista sociale.
Le critiche che arriveranno da sinistra, dalla Cgil e dall’Italia dei Valori saranno molto dure e andranno messe in conto.

Umberto Bossi ha scelto senza particolari indugi la strada dell’opposizione. Si rompe l’asse tra Pdl e Lega Nord che ha segnato le ultime fasi della politica italiana e che per certi versi è stato impersonificato da Giulio Tremonti?

La scelta della Lega Nord è chiara e va in direzione contraria di quella del Popolo della Libertà.
Per quanto riguarda Tremonti si apre per lui una nuova stagione, all’insegna della riflessione sulle responsabilità che ha avuto e sugli errori commessi. L’Italia a questo punto ha l’esigenza di avere un ministro dell’Economia che faccia da raccordo tra Italia ed Europa.
In una situazione non molto diversa si trovano comunque tutte quelle personalità del centrodestra che dovranno ripensare e riorganizzare il campo del centrodestra nel dopo Berlusconi.
Il destino dei singoli andrà certamente riscritto, quello complessivo dell’area moderata, centrale in questo Paese, resta comunque più importante.
Una riflessione seria potrà comunque iniziare, fin quando sarà possibile, all’ombra del governo Monti.

(Carlo Melato)

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