GOVERNO MONTI (?)/ Pdl in subbuglio convoca la presidenza, c’è chi vuole Dini

- La Redazione

L’ufficio di presidenza del Popolo della Libertà è stato convocato per le 21.30 di questa sera. Sul tavolo la decisione da prendere nei confronti dell’ipotesi di un governo Monti

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L’ufficio di presidenza del Popolo della Libertà è stato convocato per le 21.30 di questa sera. Un giorno di anticipo su quanto stabilito in precedenza. La decisione da prendere, d’altra parte, è estremamente delicata e da giorni ha messo in agitazione le diverse anime del Pdl. Non solo, domani dovrebbe arrivare anche il fatidico momento delle dimissioni ufficiali di Silvio Berlusconi (non appena la Camera avrà approvato la Legge di Stabilità che oggi è passata senza problemi al Senato).
Ma che posizione potrà assumere il Pdl davanti all’ipotesi di un governo Monti, fortemente caldeggiata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano? Appoggio incondizionato o appoggio esterno? L’ipotesi di fare l’opposizione con la Lega per Silvio Berlusconi è impraticabile, anche se una parte del partito ci farebbe un pensierino. E c’è chi consiglia addirittura al Cavaliere di riprendere in mano l’iniziativa proponendo un nome alternativo rispetto all’autorevole professore varesino (è tornato infatti d’attualità il nome di Lamberto Dini, su cui forse anche la Lega potrebbe convergere, ma c’è il rischio di rompere con il Quirinale).
Da qualche giorno comunque si lavora per trovare una difficile intesa, i vertici si susseguono senza sosta, ma la decisione finale, così è deciso, arriverà a votazione, proprio durante l’ufficio di presidenza. “La minoranza si dovrà adeguare, non ci saranno scissioni”, ha chiarito il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
Ma quali sono le posizioni sul tavolo delle diverse anime del Popolo della Libertà? L’impressione, in realtà, è che stia prevalendo in questa fase il punto di vista dei singoli sugli interessi di corrente.
Tra i più negativi sul governo tecnico c’è, ad esempio, il ministro Rotondi («Noi non voteremmo la fiducia a un governo tecnico, ma non vogliamo far diminuire la forza del Pdl. Per questo, ove i nostri voti finissero con il non essere coerenti con la politica del partito di Berlusconi, potremmo dimetterci da parlamentari, facendo subentrare a noi chi ci segue nelle liste del Pdl»). Lo stesso ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha espresso tutti i suoi dubbi riguardo all’ipotesi della grande coalizione: «E’ decisivo il rapporto tra il Popolo della libertà e la Lega nord, la cui compromissione metterebbe in discussione il permanere e il consolidamento di una trasparente democrazia dell’alternanza».

Molto freddi il ministro La Russa e molti degli ex An che però continuano a dirsi fiduciosi sul raggiungimento di un compromesso.
Tra i più aperti al governo Monti c’è invece Franco Frattini, non a caso da tutti indicato come futuro ministro nel prossimo governo. Proprio il ministro degli Esteri uscente è stato, tra l’altro, protagonista di un piccolo caso. Secondo le indiscrezioni giornalistiche, da lui in parte smentite, infatti, Frattini avrebbe bollato come “fascisti” gli ex colonnelli di Alleanza Nazionale. Una polemica che ha lasciato alcuni strascichi e che lascia intendere il livello di conflittualità interna al partito di queste ore.
Ma non è solo Frattini, comunque, ad aprire a una nuova fase guidata da Mario Monti. Il governatore lombardo, Roberto Formigoni, infatti, ha dichiarato: «mi auguro che possa nascere un governo Monti con una posizione da protagonista del Pdl. Credo che riuscirà a formare un esecutivo con l’unico obiettivo di salvare l’Italia dalla rovina economica e dall’attacco fortissimo della speculazione internazionale».



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