DIMISSIONI BERLUSCONI/ 2. Pd e Pdl non hanno capito l’appello di Napolitano

- int. Peppino Caldarola

La formazione del Governo e soprattutto lo scenario post-Berlusconi nel fronte dell’informazione come della politica. Tanti fronti aperti che PEPPINO CALDAROLA affronta su IlSussidiario.net

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Giuliano Amato (Foto: IMAGOECONOMICA)

Peppino Caldarola, ex deputato del Pd, bravissimo giornalista da una vita, vede lungo e probabilmente vede giusto. Ha guardato il dibattito parlamentare con freddezza professionale e ne stila un giudizio secco: “Mi è sembrato troppo aspro, esageratamente aspro date le circostanze in cui si sta muovendo la politica italiana e nel momento in cui le forze politiche italiane dovrebbero mostrare coesione, un minimo di solidarietà di fronte alle prove che aspettano l’Italia”.

Gli attori della scena politica non sembrano cambiare la loro natura di reciproca delegittimazione che hanno perseguito in tutti questi anni. Che ne pensa, Caldarola?

A mio avviso, in questo momento le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione non hanno ben capito l’appello che ha lanciato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che non è appello rituale. Ma qualche cosa di più forte, perché ci si trova di fronte a un’emergenza. Questo fa abbastanza impressione.

Ragioniamo in una prospettiva di tempi rapidi. Ormai stiamo contando le ore. Che cosa si riserveranno di velenoso, ancora, il Pdl e il Pd?

Io penso che non abbiano molto margine di manovra. Questo è il classico governo del Presidente, con la prospettiva di presentarsi lunedì, davanti ai mercati, in modo credibile. Quindi, margini di trattative, bracci di ferro e manovre mi sembrano molto ridotte. Credo che l’operazione del Governo di Mario Monti vada in porto. Il Pdl probabilmente vorrà un ministro nel nuovo esecutivo. Si sta puntando e trattando, per quanto possibile, su Gianni Letta. Per il Pd penso che il garante del centrosinistra, che è in più storicamente anche un politico-tecnico, possa essere Giuliano Amato. In questo momento mi sento di escludere altri tipi di conflitti.

Lei si sente di escludere colpi di scena?

Si, mi sento di escluderli, pensando appunto alla situazione in cui si trovano i partiti. Napolitano con il suo appello non ha sottolineato solamente la situazione in cui si trova l’Italia di fronte alla crisi economica e finanziaria. Il presidente della Repubblica ha lanciato un messaggio preciso ai partiti, che, da una parte e dall’altra, non sono riusciti a rendere credibile l’Italia.

Scusi Caldarola, ma è abbastanza triste vedere l’agenda politica italiana dettata dai mercati internazionali. Lo spread è già sceso. C’è da scommettere che scenderà proprio a 350 punti punti come hanno scritto gli  analisti di Goldman Sachs dieci giorni fa, in caso cambiasse il governo in Italia. Non si può pensare a un complotto, anzi si può affermare che non c’è nessun complotto. Ma dobbiamo constatare una completa assenza di iniziativa da parte della politica italiana di fronte a dei grandi interessi che si muovono ormai a livello planetario. Non crede?

Questa è la vera tragedia della politica italiana. E’ evidente a tutti che c’è un potere che detta anche l’agenda politica. Ma è altrettanto evidente che la classe politica italiana nel suo insieme, sia di maggioranza sia di opposizione non è in grado di ribattere, di contrastare e neppure di trattare con questo potere. Questo è tragico. Noi abbiamo la metà, anzi più della metà del nostro debito che è nelle mani di investitori esteri. Questi signori vogliono trattare con chi ritengono credibile e affidabile. E noi non siamo in grado di rispondere, di renderci credibili e affidabili. Se non è una tragedia questa…

A suo parere quali saranno i passaggi che dovrà affrontare Mario Monti con il suo governo?

Penso che non ci saranno problemi politici, se il nuovo presidente del Consiglio e il presidente Napolitano agiranno con determinazione. Piuttosto ritengo che questo governo dovrà inevitabilmente mettere le mani nelle tasche degli italiani. Due o tre passaggi abbastanza dolorosi, a mio parere ci saranno. Penso a una patrimoniale, a un riassetto delle pensioni, al lavoro e alle Province che andranno definitivamente in pensione. Al momento penso a questo. Il problema sarà poi quello di vedere la possibilità di interventi per rimettere in moto la crescita e qui ci vogliono risorse, che bisogna trovare.

Che cosa comporterà l’uscita di Berlusconi? Sarà solo un fatto politico o anche di altra natura, più ampio?

Beh qui i ragionamenti possono essere vasti e lunghi. Mi ha fatto impressione una dichiarazione di Eugenio Scalfari in una trasmissione de  “La7”, quando ha detto che il suo giornale non rimpiangerà il berlusconismo. “A rimpiangerlo sarà piuttosto il Fatto quotidiano”. Un attacco così duro a un altro giornale non lo avrei mai immaginato. Anche perché quelli de il Fatto hanno subito risposto: ma Scalfari potrà attaccare la sinistra, come noi continueremo a fare? E’ evidente che si stia spaccando il fronte antiberlusconiano e quindi assisteremo a “matrimoni” che andranno in crisi e a nuovi “matrimoni” che nasceranno.

Basta guardare il nuovo “asse” che si è visto a “Servizio pubblico” di Michele Santoro, che sponsorizzava il dialogo tra Feltri e Travaglio…

Appunto. l’uscita di Berlusconi, la rottura del fronte antiberlusconiano può rompere quell’asse trasversale tra destra e sinistra che si era formato in questi anni per “stare contro Berlusconi”. Può essere un chiarimento. Ma è anche probabile che con Berlusconi vadano in “pensione” molti altri partiti, molti altri protagonisti di questa cosiddetta transizione durata un ventennio. Sarà interessante vedere quello che accadrà.

(Gianluigi Da Rold)

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