SCENARIO/ Così Napolitano apre alla crisi ma non a Monti

- int. Massimo Franco

L’atteso Consiglio dei ministri straordinario di ieri sera si è concluso con l’approvazione di un maxi emendamento al disegno di legge di stabilità. Basterà? L’intervista a MASSIMO FRANCO

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Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

L’atteso Consiglio dei ministri straordinario di ieri sera si è concluso con l’approvazione di un maxi emendamento al disegno di legge di stabilità, che dovrebbe tradurre in pratica gli impegni assunti dal premier Berlusconi nella sua lettera d’intenti all’Unione europea. Restano da chiarire numerosi dettagli sui contenuti. Non ci sarà comunque, com’era stato anticipato, nessuna patrimoniale, né alcun prelievo forzoso dai conti correnti.
Ad ogni modo, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che in questi giorni aveva rivolto un appello affinché fossero prese decisioni tempestive e condivise, riprenderà oggi il giro di consultazioni informali per verificare a quali condizioni questa convergenza si potrà verificare. Ieri è stato il giorno dei leader dell’opposizione. Oggi invece toccherà ai segretari di Pdl e Lega. «Allo stato attuale servirebbero delle decisioni molto forti e nette per rassicurare i mercati – dice Massimo Franco a IlSussidiario.net -. I timori restano però quelli della vigilia: probabilmente questo non accadrà».

Per quale motivo?

Il quadro è estremamente complicato. Bisogna conciliare, infatti, le promesse fatte in sede europea con il contrasto netto della Lega sul tema delle pensioni. Dopodiché occorre superare tutta quella serie di ostacoli nebulosi che saltano sempre fuori quando si tratta di passare all’azione. Insomma, la sensazione è che le decisioni prese, potrebbero non bastare.

Come va letto invece il lavoro che sta svolgendo Napolitano? È vero che è ormai pronto un governo di soli tecnici, probabilmente guidato da Monti, che potrebbe sostituire l’attuale governo un secondo dopo la sua eventuale caduta?

Per certi versi ci sarebbe da augurarselo. Ho l’impressione però che Berlusconi non voglia assolutamente dimettersi. Per cui, in realtà, una soluzione di questo tipo si potrebbe verificare soltanto se la crisi nascesse all’interno del centrodestra.
In caso contrario, qualunque altro piano dovrà continuare a fare i conti con la resistenza del Presidente del Consiglio che, a questo punto, sta diventando, oltre che disperata, anche autolesionistica e pericolosa per il Paese.

Anche a livello parlamentare, ieri si sono registrate nuove defezioni nella maggioranza e anche qualche inedita presa di distanze?

Per paradosso, quella che è sempre stata la forza di Berlusconi nel rispondere a chi gli diceva di andarsene (“Io ho i numeri”), si sta esaurendo. Si stanno staccando infatti personalità politiche fino a pochi giorni fa considerate fedelissime. È il segno di un malessere profondo che si traduce in un’agonia per il governo.

L’impegno in prima persona del Capo dello Stato, che proseguirà oggi, che risultati potrà ottenere? 

È servito comunque a mettere ciascuno davanti alle proprie responsabilità in un momento così delicato. In secondo luogo, ha potuto verificare l’atteggiamento nei confronti del governo, non tanto delle forze di opposizione, quanto di quelle della stessa maggioranza.
È indicativo, infatti, che ieri sera abbia ricevuto anche Giulio Tremonti, da solo. Stiamo parlando del ministro che non ha firmato la lettera d’intenti indirizzata alla Commissione europea e che, secondo le indiscrezioni filtrate, è stato particolarmente duro negli incontri col premier a Palazzo Chigi. L’unico, in pratica, che ha accusato Berlusconi di essere una delle cause di quest’ultimo attacco speculativo.

Le consultazioni del Quirinale hanno indebolito l’esecutivo o sono state un pungolo positivo?

L’impressione è che il premier tenda a interpretarle, al solito, come un’arma a suo favore. Come qualcosa che lo possa blindare. La mia sensazione però è che si stia materializzando una pre-crisi di governo.

Cosa intende dire?

Una situazione del genere nel lungo periodo è insostenibile. Entro un paio di settimane deve chiarirsi, in un senso o nell’altro.

E tra gli scenari di cui si parla in questi giorni (governo di soli tecnici, maggioranze alternative, elezioni anticipate) quale le sembra il più verosimile?

Credo che sia molto difficile formare un governo tecnico in queste condizioni. L’epilogo più verosimile resta quello delle elezioni anticipate nella primavera del 2012. La domanda a questo punto è un’altra: da qui alle elezioni cosa succederà? Non possiamo certo permetterci di rimanere nel limbo…

(Carlo Melato)

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