MANOVRA/ Morando: misure recessive? L’alternativa era il fallimento

- int. Enrico Morando

Il senatore ENRICO MORANDO, voce autorevole del Partito Democratico, ma anche molto autonoma nei suoi giudizi, non vede alternative all’approvazione della manovra del governo Monti

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Foto Imagoeconomica

Il senatore Enrico Morando, voce autorevole del Partito Democratico, ma anche molto autonoma nei suoi giudizi, non vede alternative all’approvazione della manovra presentata dal Governo di Mario Monti. E al contrario di girare intorno ai problemi va al cuore di tutte le discussioni che si stanno facendo nel Paese. Dice con convinzione: «Il nodo a mio parere è capire se il debito italiano rischia il fallimento. Io credo che il fallimento può arrivare, quindi il rischio c’è. Per cui, al momento, non vedo altre soluzioni possibili». Ci sono però delle correzioni possibili, su cui stanno lavorando due Commissioni della Camera, ma che sono inevitabilmente oggetto di dibattito in tutto il Parlamento.

«Certo, questo è verissimo. Si tratta di andare incontro a un ceto sociale che ha bassi redditi e che quindi viene ancora più colpito dall’attuale situazione di crisi economica e finanziaria. Quindi il primo problema su cui si sta lavorando è quello delle pensioni. La deindicizzazione riguarda al momento tutte le pensioni, salvo la fascia di popolazione che ha la minima e il doppio della minima. Stiamo parlando quindi di una soglia di reddito mensile che si aggira sui 950 euro. Si potrebbe fare uno sforzo maggiore: arrivare al triplo del minimo, cioè a un reddito mensile di poco meno di 1.300 euro. Non dovrebbe costituire un grande problema, se ben concordato tra i partiti e il governo, un alzamento della soglia prevista dalla manovra. Credo che ci sia lo spazio per raggiungere l’obiettivo. Questo innalzamento della soglia coprirebbe il reddito della maggioranza degli italiani».

Ma resta una deindicizzazione generalizzata per i pensionati italiani. «Noi abbiamo considerato anche questo aspetto e proponiamo una soluzione. La deindicizzazione per due anni è un sacrificio che in questo momento è necessario, anche se doloroso. Si potrebbe stabilire che al termine di questi due anni, si applicase un meccanismo di reintegrazione, con un impegno preciso, così com’è avvenuto per l’eurotassa negli anni Novanta». C’è una seconda correzione sulla quale vi state impegnando, sia a sinistra che a destra e riguarda l’Ici, proponendo, da quando si capisce delle deroghe sull’Ici.

«Si, possiamo chiamarle deroghe. In sostanza si tratta di operare come, a mio parere, fece giustamente il governo di Romano Prodi sulla prima casa. In quella circostanza si stabilì di dedurre, in base al reddito, 200 euro sulla tassa dell’Ici. Questa esenzione, alla fine, riuscì a essere favorevole al 48 per cento degli italiani che erano proprietari di una casa, della prima casa. E la cifra che usufruì di questa esenzione dimostra, a mio parere, come fece male il Governo Berlusconi ad abolire l’Ici per tutti, perché la parte restante che pagava apparateneva a un ceto che se lo poteva permettere. C’è ovviamente un problema nuovo che si presenta adesso».

Quale esattamente? «Il fatto è che quei duecento euro oggi bisogna alzarli per raggiungere un buon obiettivo. Per il semplice fatto che c’è questa rivalutazione del rendimento catastale e quindi è necessario anche in questo caso alzare alla soglia. Io personalmente penso che una esenzione portata a 300 euro avrebbe già un effetto positivo». Senatore Morando, a suo parere, come si dovrebbe arrivare, nel lavoro parlamentare, a correzioni di questo tipo? «Il modo migliore è che ci sia un blocco almeno tra Pd, Pdl e Udc (ovviamente tanto meglio se ci sta anche l’Italia dei valori, ma non lo so) che si accorda con il Governo prima ancora di entrare in aula. Questo darebbe forza al Governo e responsabilità alla vasta maggioranza che lo sostiene».

Secondo lei, il Governo Monti ricorrerà alla fiducia oppure la manovra passerà a vasta maggioranza? «Che passi a grande maggioranza non lo so. Ma io concorderei le correzioni, il testo definitivo e forse consiglierei a Monti, a quel punto, di porre la questione di fiducia». Ci sono molti che giudicano questa manovra, complessivamente, recessiva. «Ecco quando sento questi discorsi, non capisco di cosa stiamo parlando. E’ inevitabile che una manovra di 30 miliardi lordi, che si basa per i due terzi sulle entrate, sia recessiva. Anche se un terzo dell’ammontare questa manovra offre dei segnali di tentativi di crescita con le agevolazioni a certe aziende. Ma che cosa altro si poteva fare in una simile situazione? Il governo di Berlusconi non ha fatto che parlare, blaterare e alla fine non ha concluso nulla. Almeno adesso una manovra c’è. E di fronte abbiamo avuto lo spettro del fallimento del Paese. Forse pochi si stanno rendendo conto che questo fallimento è stato possibile e che per scongiurarlo definitivamente, nel contesto italiano ed europe, non c’era un’altra via d’uscita. Cominciamo a ragionare su questo, al posto di dire la banalità che le tasse sono recessive».

(Gianluigi Da Rold)

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