CASO RUBY/ Ecco cosa succede adesso dopo il rinvio a giudizio di Berlusconi

- La Redazione

Adesso c’è anche la data: Berlusconi dovrà comparire di fronte ai giudici il 6 aprile prossimo per il caso Ruby. Difficile prevedere che cosa accadrà in un processo che potrebbe riservare molte sorprese. Ecco però una casistica dei possibili sviluppi della vicenda giudiziaria

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Ruby, Silvio Berlusconi e Sara Tommasi

Adesso c’è anche la data: Silvio Berlusconi dovrà comparire di fronte ai giudici il 6 aprile prossimo per la vicenda di Kharima El Mahroug, in arte «Ruby Rubacuori». Difficile prevedere che cosa accadrà in un processo che potrebbe riservare molte sorprese. Ilsussidiario.net ha però provato a formulare una casistica dei possibili sviluppi di questa intricata vicenda giudiziaria.

COSA SUCCEDE SE NON SI PRESENTA – Innanzitutto, nessuno costringe Berlusconi a presentarsi di fronte ai giudici milanesi. Il presidente del Consiglio può non andare al processo, ma questo continuerà ugualmente. E potrebbe anche arrivare alla sentenza, che in questo caso sarebbe detta «in contumacia». La contumacia cioè è la posizione di quell’imputato che, chiamato a comparire dinanzi al foro per un processo che lo riguarda, non lo fa per scelta. E se l’imputato non manda un avvocato a rappresentarlo, si nomina un difensore d’ufficio. Nel caso in cui non si presenterà in tribunale, prima di poter dichiarare Berlusconi contumace i giudici di Milano dovranno però controllare che gli sia stata inviata una citazione valida.
 

LE 3 STRADE DEL PREMIER – Verificando inoltre l’assenza di legittimi impedimenti, in modo da stabilire che la mancata comparizione sia il frutto di una libera scelta dell’imputato. Inoltre Berlusconi potrà scegliere di essere presente all’apertura del processo, e di non partecipare quindi alle fasi successive: in questo caso non sarà dichiarato contumace, ma le udienze continueranno ugualmente senza di lui. Berlusconi ora ha 15 giorni di tempo dalla notifica del decreto del Gip per scegliere se essere sottoposto al giudizio abbreviato, al patteggiamento o al normale dibattimento. Una decisione che non subirà limitazioni per il fatto che il Gip di Milano ha disposto il giudizio immediato.
 

GIUDIZIO ABBREVIATO – Il giudizio immediato è un rito speciale caratterizzato dalla mancanza dell’udienza preliminare, cui si ricorre quando c’è l’«evidenza» della prova. Non va confuso con il rito abbreviato, che Berlusconi potrà scegliere o meno, e che presenta il vantaggio di essere celebrato in camera di consiglio, cioè a porte chiuse. Inoltre in caso di eventuale condanna con rito abbreviato, Berlusconi otterrebbe la riduzione di un terzo della pena. Ma ha lo svantaggio che la decisione sarebbe presa «allo stato degli atti», sulla base cioè dei documenti e degli interrogatori svolti dalla Procura e dagli avvocati. E’ però possibile chiedere questo rito ponendo condizioni, come per esempio quella di chiamare alcuni testimoni piuttosto che altri.
 

PATTEGGIAMENTO – Come sottolinea l’Ansa è comunque improbabile che il Cavaliere opti per questa via, e ancora di più per quella del patteggiamento, che consiste nella formulazione della pena concordata dai pm insieme agli avvocati del premier. Il patteggiamento infatti porta comunque a una condanna, anche se non implica necessariamente un’ammissione di colpevolezza. Per Berlusconi non sarebbe comunque una soluzione onorevole, anche se presenterebbe il vantaggio di comportare l’esclusione delle pene accessorie, cioè in questo caso scongiurerebbe l’interdizione dai pubblici uffici. Ma in ogni caso, dopo un patteggiamento per il caso Ruby, la carriera politica del premier potrebbe dirsi conclusa. L’ipotesi più probabile, come scrive sempre l’Ansa, è che il premier scelga la strada del processo normale. Anche in questo caso i possibili colpi di scena non mancherebbero.
 

LEGITTIMO IMPEDIMENTO – Per esempio la prima udienza del processo potrebbe slittare se i difensori di Berlusconi facessero valere il legittimo impedimento, magari in occasione della convocazione di un Consiglio dei ministri. Dopo la recente sentenza della Corte costituzionale ora l’impedimento del presidente del Consiglio a comparire in tribunale va valutato nel concreto dai magistrati, ma comunque questo escamotage potrebbe essere tentato nelle varie udienze. Nella fase iniziale, prima dell’inizio del dibattimento, gli avvocati potrebbero inoltre sollevare le eccezioni sulla competenza del tribunale di Milano a giudicarlo. Affermando come hanno già fatto che l’unico foro legittimo è il tribunale dei ministri per quanto riguarda la concussione aggravata, e il tribunale di Monza per il reato di prostituzione minorile. Il rischio è il conflitto di attribuzioni, dopo che la Camera dei deputati ha già escluso la competenza della Procura di Milano.

BERLUSCONI RISCHIA 15 ANNI – Nel corso del processo sul caso Ruby, Berlusconi dovrà rispondere di due accuse: concussione aggravata e prostituzione minorile. E non, come si dice spesso, sfruttamento della prostituzione, in quanto il premier non ha mai tratto benefici economici da eventuali prestazioni sessuali ancora da dimostrare. La concussione, cioè l’abuso del suo ruolo di presidente del Consiglio per chiedere il rilascio di Ruby dopo il suo arresto avvenuto il 27 maggio scorso, prevede una pena da quattro a 12 anni. Per i presunti rapporti sessuali con Ruby, qualora non riuscisse a dimostrare che non sapeva che era minorenne, il premier rischia tra sei mesi e tre anni. Nell’ipotesi, di per sé molto improbabile, che sia condannato al massimo della pena, sarebbe costretto a restare in carcere per 15 anni.
 

DIFESA ALLA BILL CLINTON – Nel frattempo la strategia difensiva di Berlusconi è già partita. Marco Cacciotto, consulente e analista politico, ha spiegato su il Sole-24 Ore che Berlusconi potrebbe compiere un tentativo simile a quello di Bill Clinton quando scoppiò lo scandalo di Monica Lewinsky. Per l’esperto infatti, «anche se in quel caso non ci furono accuse legate al pagamento di somme di denaro e alla minore età della protagonista, simili sono però le tecniche di framing e di news management impiegate per affrontare la questione». Il framing è il tentativo di influenzare l’opinione pubblica modificando le informazioni e il punto di vista con cui le persone elaborano un giudizio sulla vicenda.

SPIN COMMUNICATION – I frame hanno il compito di circoscrivere i problemi, di identificarne le cause, di formulare valutazioni morali e di proporre soluzioni. Nel caso Ruby occorre stabilire se si tratti di una questione che riguarda solo la sfera privata di Berlusconi oppure se, come dichiarato dal segretario del Pd, Pierluigi Bersani, sia «un tradimento della Costituzione poiché l’articolo 54 dice che chi esercita funzioni pubbliche deve farlo con disciplina e onore». Anche dal punto di vista del news management (o spin communication), quando si è sotto scacco – afferma sempre Cacciotto – «si seguono quattro passaggi: negare; se non è possibile negare (o non funziona), minimizzare; se non è possibile (o non funziona) minimizzare, screditare; se non è possibile screditare (o non è abbastanza efficace), distrarre».
 

LA STRATEGIA DI GHEDINI – Da un punto di vista strettamente penale invece, la strategia degli avvocati del premier si baserà su quattro punti. Come scrive il Corriere della Sera i primi due contestano l’esistenza stessa dei reati. Secondo i legali la concussione non si è mai verificata, perché è stato lo stesso capo di gabinetto della questura di Milano, Pietro Ostuni, a dichiarare di aver ricevuto una sola chiamata da parte del premier: si sarebbe trattato di una banale richiesta di informazioni sulla posizione di Ruby, senza nessuna costrizione o minaccia. Nemmeno l’aver frequentato prostitute minorenni, per Niccolò Ghedini e Piero Longo, sarebbe verosimile. In tutte le interviste rilasciate, Kharima el Marhoug ha sempre affermato di non avere avuto rapporti sessuali con Berlusconi, né tantomeno di essere stata pagata. Gli altri due punti della strategia difensiva riguardano invece la legittimità del comportamento della Procura milanese.

TESTIMONI DENUDATE – Secondo i legali, i pm avrebbero usurpato una competenza che non hanno: avrebbero infatti dovuto mandare gli atti di indagine entro 15 giorni al tribunale dei ministri, così come hanno fatto a suo tempo le Procure di Napoli, Trani e Roma. Trattenendo il dossier, i magistrati avrebbero posto in essere delle perquisizioni illegittime, e lo stesso varrebbe anche per la richiesta di interrogare il presidente Berlusconi. Infine per gli avvocati durante le perquisizioni sarebbero stati usati metodi scorretti nei confronti di alcune testimoni. In particolare in occasione dei controlli nel residence di via Olgettina a Milano sarebbero state fatte delle irruzioni negli appartamenti delle ragazze alle 7 del mattino. Le inquiline sarebbero state costrette a spogliarsi per essere perquisite, fotografando con precisione maniacale il guardaroba e la loro biancheria intima. Alcune delle giovani – sempre secondo i difensori – sarebbero state portate in banca per aprire e verificare i contenuti delle loro cassette di sicurezza.
 

(Pietro Vernizzi)


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