MANOVRE/ Il Piano “D” che salva Bersani da Renzi e Veltroni

- Peppino Caldarola

Lasciato cadere l’appello di Berlusconi a Bersani, la precedente proposta di D’Alema sul voto anticipato indica una prospettiva per le opposizioni. L’analisi di PEPPINO CALDAROLA

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Walter Veltroni e Pier Luigi Bersani (Imagoeconomica)

La proposta di D’Alema sul voto anticipato indica una prospettiva per le opposizioni e anche una via d’uscita dall’avvitamento interno per il Pd. Le primarie di Napoli hanno, infatti, segnato un nuovo fronte di crisi. Non solo perché il tema dei brogli ha sporcato il vessillo delle primarie, ma anche perché la soluzione adottata da Bersani ha scontentato tutti.

Il candidato vincente, Andrea Cozzolino, rappresentante dell’area Bassolino, non ha alcuna intenzione di rinunciare, mentre Umberto Ranieri, il riformista che avrebbe vinto senza i seggi delle sezioni contestate, non ha accettato il commissariamento della federazione napoletana. Al tempo stesso l’appello del segretario alle altre forze politiche per un candidato condiviso non ha trovato ascolto. Il pm Raffaele Cantone si è defilato e si è invece fatto avanti Luigi De Magistris che difficilmente avrà l’appoggio del Pd. Soprattutto perdono in appeal le primarie che si sono rivelate strumento manipolabile malgrado gran parte del Pd le consideri la panacea dei mali interni.

Dato per archiviato lo scambio Bersani-Berlusconi, la segreteria del Pd attraversa così un nuovo momento difficile, stretta com’è tra il protagonismo di Walter Veltroni che appare lanciato verso l’auto-investitura e il ritorno in campo di Massimo D’Alema che ha sottratto spazio e visibilità a un segretario apparso troppo indeciso.

Nelle ultime settimane il fronte interno appariva in grande movimento. Da un lato si era segnalato un accentuarsi delle differenziazioni nella minoranza in cui veniva alla luce la diversa prospettiva fra Veltroni e Fioroni. Quest’ultimo ha addirittura proposto le dimissioni di Fini dalla presidenza della Camera mentre il suo capo corrente riannodava il rapporto con i finiani sull’idea di una manifestazione anti-Berlusconi. Bersani invece acquisiva l’appoggio di Dario Franceschini, ma doveva registrare  un parziale avvicinamento a Veltroni dell’antico alleato Enrico Letta e l’irrequietezza di Rosy Bindi.  

Novità erano venute anche dal fronte dei “rottamatori” con il parziale disimpegno del sindaco di Firenze Matteo Renzi, azzoppato dal viaggio ad Arcore.

Tuttavia niente di particolarmente nuovo sotto il sole se non la conferma che le varie anime del Pd continuavano a muoversi inquiete in un partito privo di baricentro. La proposta di D’Alema, governo costituente come asse di una nuova sfida elettorale,  può dare al Pd un obiettivo immediato in grado di mettere la sordina ai contrasti più forti.

Il voto anticipato, tuttavia, darà nuovo spazio a quei rottamatori oggi apparentemente in disarmo. Il tema del rinnovamento è molto presente alla base del partito che reclama facce  nuove, vede emergere nuove leadership in periferia e soprattutto mal sopporta antiche rendite di posizione, per esempio nella componente femminile della rappresentanza immutata da decenni. La composizione delle liste sarà nei prossimi mesi la madre di tutte le battaglie e sancirà i vincitori e i vinti di questa fase di vita del Pd.

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