GOVERNO/ Bossi: non si va a elezioni, patto saldo. Federalismo non è saltato

- La Redazione

Umberto Bossi, dopo il pareggio della Bicamerale sul federalismo, tranquillizza il governo: si va avanti

BossiBerlusconiManoR400
Pensioni: il cdm non scioglie i dubbi (Imagoeconomica)

GOVERNO – UMBERTO BOSSI TRANQUILLIZZA GOVERNO: NON SI VA ALLE ELEZIONI – Umberto Bossi allontana le elezioni anticipate, rilasciando alcune dichiarazioni al termine del vertice di Palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi e lo stato maggiore della Lega.

C’era molta attesa dopo il pareggio della Bicamerale sul federalismo fiscale che aveva fatto temere nel Pdl le furie del Carroccio, dopo le parole di questi giorni di Roberto Maroni (“in caso di pareggio si va a votare”).

“Non si va a elezioni”, dice il segretario federale della Lega Nord, anche se aggiunge “vediamo il voto su Ruby”. Alla Camera è infatti in corso il voto per l’autorizzazione alle perquisizioni nei confronti di Berlusconi, a seguito del recente scandalo che da settimane occupa le prima pagine dei giornali.

La scelta del governo in materia di federalismo, a questo punto, dovrebbe essere quella di modificare il decreto delegato sul federalismo in consiglio dei ministri per poi trasmettere la nuova versione alla Camera.

 

Su questo l’opposizione annuncia però nattaglia: «Il presidente La Loggia, prima di avventurarsi in improbabili dichiarazioni sull’esito delle votazioni di oggi in commissione Bicamerale – diceGianpiero D’Alia (Udc) – , farebbe bene a studiare attentamente i regolamenti parlamentari, il regolamento della commissione Bicamerale da lui presieduta e la legge n. 42, che regola le procedure di approvazione dei decreti legislativi sul federalismo fiscale».

«Secondo il regolamento della Commissione, una proposta che ottiene 15 voti a favore e 15 contro è respinta. Lo schema di decreto può quindi essere approvato dal Consiglio dei ministri solo nella sua stesura originaria, e non con modifiche, peraltro bocciate dalla Commissione. Quanto al parere della commissione Bilancio del Senato, si tratta di un parere non reso, perchè riguardante un atto non approvato dalla commissione Bicamerale».

«L’interpretazione di parte fornita da La Loggia è grave – continua D’Alia – perchè espone Governo e Parlamento ad inutili forzature istituzionali, apertamente in contrasto con la Costituzione. Il presidente La Loggia sbaglia infine anche i conti relativi alla composizione della Commissione Bicamerale, basta infatti un piccolo pallottoliere per calcolare che la rappresentanza dei gruppi parlamentari corrisponde fedelmente alla composizione attuale della commissione da lui presieduta. E per il futuro eviti di votare in commissione, interferendo con la libera espressione del voto. Il voto di oggi di La Loggia, infatti, costituisce un grave precedente, che lo colloca tra i presidenti di Bicamerali più di parte».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori