SCENARIO/ 2. Quelle due debolezze che rafforzano l’asse Bossi-Berlusconi

- Marco Alfieri

I due leader della maggioranza sanno che andare al voto ora sarebbe rischioso, per questo serrano le fila, a partire, spiega MARCO ALFIERI, da due debolezze

Berlusconi_Bossi_BisbigliR400
Foto Ansa
Pubblicità

Il copione in apparenza è il solito. All’improvviso si alza qualche peones dai banchi del Parlamento per proporre una leggina su misura per il Cavaliere. Spesso le truppe di Silvio diventano più realiste del re, fanno a gara per salvare il Capo. A quel punto Berlusconi, sempre da copione, dice di non saperne nulla, ma intanto si è saggiato il terreno.

Eppure quel che è successo ieri con la proposta di “prescrizione breve” avanzata dall’onorevole Pdl Vitali (un testo in cui si vorrebbero concedere le attenuanti generiche a tutti gli imputati ultra 65enni o incensurati), cioè la tipica leggina salva Berlusconi tagliata come un abito Caraceni sulla sagoma del premier, potrebbe in realtà sfuggire il solito clichè. Nicolò Ghedini, per dire, non si è limitato a traccheggiare o smentire a mezza bocca come altre volte, ma si è proprio infuriato con il povero Vitali.

La mossa, infatti, rischia di regalare argomenti all’opposizione, incrinare l’armistizio siglato con Umberto Bossi, e soprattutto di scontrarsi con la proposta maestra a cui sta lavorando il tandem ufficiale degli avvocati del premier, appunto Ghedini-Longo: un testo sulla prescrizione breve da incardinare nella più organica riforma della giustizia che arriverà in Consiglio dei ministri settimana prossima. A sua volta gamba importante di un più generale tentativo (vedi la riforma elettorale allo studio e la cosiddetta frustata economica) di rilancio dell’azione dell’esecutivo in panne.

Pubblicità

Insomma, un incidente da evitare in una congiuntura in cui la morsa che inchioda il premier nel bunker di Arcore sembrerebbe allentarsi. Un po’ di campagna acquisti tra le fila di Gianfranco Fini, infatti, è andata a segno. Dopo alcune tentazioni terziste lo stesso Bossi sembra tornato all’ovile, convinto nonostante tutto e “almeno per ora”, a proseguire l’alleanza con l’amico Silvio, fino a spingersi alla proroga di quattro mesi per l’approvazione del federalismo. Un piccolo gesto di fiducia sul futuro della legislatura.

Il loro, ovviamente, è un serrare le fila che nasce dalla somma di due debolezze, di qui anche l’uscita anti Vitali di Ghedini, alla vigilia della lunga disfida con la Procura di Milano. Bossi e Berlusconi sanno che andare al voto adesso non sarebbe cosa. Meglio preparare le urne quando saranno eventualmente in grado di vincere. Anche i due leader leggono i sondaggi, respirano l’aria che sale dal Paese, a cominciare dalle province nordiste frustrate da una crisi interminabile, i tagli ai Comuni, le tasse che restano esose e un federalismo Godot che non arriva mai.

 

Pubblicità

Ruby e le feste di Arcore pesano sugli umori della base leghista e su quel voto di opinione tendenzialmente di centrodestra, ma che a Silvio non ha mai affidato le chiavi del proprio destino. Tornare al voto adesso sarebbe un mezzo suicidio. Il forzaleghismo rischierebbe se non la sconfitta certamente una vittoria mutilata. C’è bisogno dunque di raccogliere le forze e tentare un mini rilancio economico, vicende giudiziarie permettendo.

 

Questo impone che i due dioscuri si puntellino a vicenda e tirino dritto sulla base del baratto “federalismo in cambio di Ruby”. Tu Umberto mi stai vicino e mi sostieni contro gli attacchi della procura di Milano, io Silvio metto il tuo federalismo davanti a tutto e tutti in Parlamento, a colpi di fiducia, spingendomi persino a infilarmi nel taschino un fazzoletto verde. Tanto da fare dire a Fini, malizioso, che ormai il vero premier è Bossi.

Intendiamoci, non è che al Senatur e alle sue truppe questa blindatura del quadro politico vada bene fino in fondo. Si conoscono le fronde interne e i distinguo, la partita di Roberto Maroni e le rivalità con Calderoli. Ma tutti riconoscono che, sul breve, non ci sono alternative. Non è un caso che le cose siano talmente intrecciate da vivere ogni giorno un colpo di scena. Quel che sembrava assodato sul federalismo (municipale), ieri ha vissuto un rovescio imprevisto sul mezzo stop al federalismo regionale.

 

Legando ancor di più le sorti, ormai indistinguibili tra processo breve, sopravvivenza del governo e del premier e i numeri sul federalismo. Per questo anche un semplice peones più realista del re va stoppato. Di questi tempi, un granello di sabbia nel motore potrebbe far sbandare una macchina precaria.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità

I commenti dei lettori