SCENARIO/ 1. Pecorella: sulla giustizia Pd “ostaggio” dei Pm, deciderà un referendum

- int. Gaetano Pecorella

Il governo è pronto a una “riforma epocale” della giustizia, l’opposizione minaccia un “Vietnam parlamentare”. In questo clima sale l’attesa per il Cdm. L’analisi di GAETANO PECORELLA

AlfanoBerlusconiR400-1
Niccolò Ghedini e Silvio Berlusconi (Imagoeconomica)

La maggioranza si dice pronta a una “riforma epocale” della giustizia, l’opposizione minaccia un “Vietnam parlamentare”. In questo clima sale l’attesa per il Consiglio dei ministri straordinario di giovedì che chiarirà i piani del governo. «Non vedo cosa c’entri il Vietnam – dice a IlSussidiario.net l’avvocato Gaetano Pecorella -. Le nostre proposte di riforma fanno parte di un programma presentato agli elettori fin dagli anni Novanta. I processi a carico del premier non c’entrano nulla. Non verranno toccate norme procedurali, ma ordinamentali».

Quali di queste proposte faranno parte del progetto di riforma?

Le ipotesi di cui si discute a pochi giorni dal Cdm sono: la separazione delle carriere, da cui consegue inevitabilmente quella del Csm, e la responsabilità dei giudici. A questo proposito è giusto ricordare che il primo punto è stato votato dagli italiani in un referendum che ha avuto dieci milioni di voti. Stesso discorso per quanto riguarda la responsabilità dei magistrati, anche se  la legge attuativa del referendum ne tradì sostanzialmente lo spirito.
Nonostante le polemiche dell’opposizione penso che non si possa definire una riforma punitiva quella di chi chiede che il pm sia sullo stesso piano dell’avvocato difensore e non su quello del giudice, o di chi vuole che i magistrati inizino a pagare quando sbagliano.

Ai punti che ha elencato aggiungerebbe l’immunità parlamentare di cui si è tornato a parlare nelle scorse settimane?

Ritengo, e non da oggi, che l’autonomia della politica sia sacrosanta quanto quella della magistratura e presuppone alcuni precisi strumenti di difesa. Lo dimostrano tutti quei processi che si sono poi conclusi in questi anni con assoluzioni o prescrizioni. Detto questo, non mischierei i piani, l’immunità non riguarda la riforma della giustizia, ma la tutela del Parlamento.

Ad ogni modo, è d’accordo con chi lega la reintroduzione dell’immunità al cambiamento della legge elettorale così da evitare di concedere eccessivi privilegi a parlamentari nominati?

A prescindere dall’immunità, sono contrario al fatto che il cittadino non possa scegliersi il suo rappresentante. È un diritto che andrebbe ristabilito. Per questo sono assolutamente favorevole a una nuova legge elettorale.

Il centrosinistra teme una riforma della giustizia che possa influenzare i processi in corso a carico di Silvio Berlusconi.

Per come è stata annunciata, non c’entra nulla con i processi del premier. È una riforma costituzionale che richiederà una legge d’attuazione per quanto riguarda la separazione delle carriere e dei due Csm. Non verranno toccate norme procedurali, ma ordinamentali.

Non sembra comunque esserci alcuno spazio per una riforma condivisa…

Guardi, sono convinto che andremo in ogni caso incontro a un referendum. Il Pd è aprioristicamente contrario a ogni cambiamento a causa dei legami e della riconoscenza che deve a una certa magistratura e al suo operato nei confronti di Silvio Berlusconi. Basta ascoltare gli interventi al Senato del capogruppo del Pd, un ex magistrato, e Di Pietro, colui che ha portato la voce dei magistrati in Parlamento. A questo punto è inutile preoccuparsi di ciò che farà l’opposizione.

Cicchitto comunque è sicuro, ora che Fini non fa più parte della maggioranza la riforma andrà in porto. In tutti questi anni il centrodestra non ha potuto portare a termine la riforma della giustizia solo per colpa dell’ex leader di An?

Probabilmente è stato uno dei fattori di ostacolo, anche se non l’unico. Riguardo alla separazione delle carriere non ci fu mai una reale disponibilità da parte di Alleanza Nazionale. Negli anni a venire l’attuale Presidente della Camera ha proseguito una sua opposizione interna. Oggi può condurla liberamente dall’esterno e questo indubbiamente facilita le cose.

Con la doppia lettura parlamentare quanto tempo occorrerà secondo lei?

Servirà almeno un anno. Se non perdiamo altro tempo sono convinto che potremo completare questa riforma entro la legislatura.

(Carlo Melato)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori