PROCESSO MEDIASET/ Pamparana: il falso pudore di un Tribunale a telecamere spente

- Andrea Pamparana

Il Palazzo di Giustizia di Milano torna oggi al centro dell’attenzione mediatica per la ripresa del cosiddetto processo Mediaset. Il commento di ANDREA PAMPARANA

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Foto Imagoeconomica

Oggi ancora una volta il Palazzo di Giustizia di Milano sarà al centro dell’attenzione mediatica per la ripresa del cosiddetto processo Mediaset, che vede di nuovo imputato Silvio Berlusconi per presunti fondi neri dalla compravendita di diritti cinematografici e televisivi con compagnie statunitensi, tramite quello che il pm Fabio De Pasquale ha definito il “socio occulto” del premier, Frank Agrama. Sarà presente in aula lo stesso Berlusconi, per una udienza che vedrà alcuni testi di difesa ascoltati dal Tribunale.
Qui però non mi interessa entrare nel dettaglio delle questioni di procedura, delle inevitabili schermaglie, delle eventuali dichiarazioni del Presidente del Consiglio, se vorrà farne spontaneamente in apertura di udienza. Presumibile il solito gruppo di aficionados di Berlusconi con coccarde azzurre e gazebo, contestati dall’altrettanto solito gruppetto di avversari racimolati tra il popolo viola e qualche studente nullafacente.
Lasciamo le descrizioni di colore alle sopraffine penne da prima linea che quotidiani altolocati inviano per l’occasione, spesso così ignoranti sulle questioni di giustizia da scrivere reportage che sfiorano poi la involontaria comicità.

Qui mi interessa sottolineare che ancora una volta non ci saranno immagini dell’evento, che per sua stessa natura è pubblico e quindi politico. Nell’era del web, di Facebook, dell’informazione caratterizzata dalla cosiddetta “ultima ora”, magari con tanto di smentita nella successiva mezz’ora, il divieto assoluto di far entrare telecamere e fotografi da parte della Procura generale è anacronistico, antistorico, ingiustificato. Questioni di ordine e sicurezza? Ma per favore, in questo palazzo si sono celebrati i processi che segnarono la fine della Prima Repubblica senza morti e feriti. Sarebbe stato sufficiente affidare alla Rai, in quanto tv pubblica, la gestione delle riprese televisive, consentendo alle altre emittenti di poter accedere al segnale video. Nessuna confusione, solo corretta informazione.
Sarà solo, come sostengono alcuni, idiosincrasia naturale di un Procuratore generale o c’è dell’altro? A pensare male, si sa, si fa peccato ma a volte… Che so, non è che si vogliono togliere cartucce all’imputato, notoriamente abile di fronte alle telecamere? Evitare magari certi attacchi all’uso spregiudicato della Giustizia non in nome del popolo italiano ma in nome di una ideologia conservatrice che non vuole assolutamente accettare  l’idea di una vera riforma del sistema giudiziario? Domande certo imbarazzanti per molti togati e certi loro corifei.



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