SCENARIO/ 1. Folli: ecco perché lo “tsunami immigrazione” può travolgere Berlusconi

- int. Stefano Folli

Il governo Berlusconi davanti all’emergenza immigrazione e al tema della riforma della giustizia. L’analisi di STEFANO FOLLI nel giorno della visita del premier a Tunisi

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Bossi, Maroni e Tremonti (Imagoeconomica)

Lampedusa, Manduria, Ventimiglia. L’emergenza immigrazione che il Paese sta affrontando ha tre comuni simbolo. Nell’isola siciliana, visitata nei giorni scorsi dal premier, continuano le operazioni di imbarco e trasferimento, nella cittadina del Salento le forze dell’ordine cercano di limitare le fughe dalla tendopoli, mentre al confine con la Francia continuano i respingimenti dei tunisini che provano a oltrepassare la frontiera. «Sembra proprio che il governo sia stato preso alla sprovvista – dice Stefano Folli a IlSussidiario.net -. Manca una strategia chiara, come a chi accende nuovi debiti per saldare quelli vecchi e continua così a spostare il problema senza risolverlo».

Chi ha le maggiori responsabilità secondo lei?

Sia Berlusconi che i singoli ministri. Certo, stiamo parlando di un problema di difficile risoluzione, ma l’arrivo di alcune decine di migliaia di persone è un evento prevedibile e non irrisolvibile.
Questa vicenda a mio parere dimostra che la stessa Lega, che su alcuni temi raccoglie larga parte del proprio consenso elettorale, non ha idee più efficaci e brillanti degli altri. E così, la gestione di questa emergenza, anche se al Ministero degli Interni c’è Maroni, non è molto diversa da quella che avrebbe potuto fare un governo di qualsiasi altro colore.

È mancato anche un coordinamento positivo tra Stato e Regioni?

Non essendoci, come dicevo prima, una strategia preventiva e un piano condiviso per i clandestini e i rifugiati, diventa difficile chiedere alle regioni di sistemare la faccenda. Una situazione che non fa ben sperare se vista nella prospettiva del federalismo.  

Cosa intende dire?

Il fatto che nel momento del bisogno venga meno la solidarietà nazionale e lo Stato centrale abbia un deficit di autorità è un segnale negativo in un’ottica federale. Questa emergenza infatti è una cartina di tornasole molto interessante. Ad oggi però siamo scoperti su tutti i fronti, compreso quello dei rapporti con la Tunisia e l’Europa.

Proprio oggi Berlusconi e Maroni saranno a Tunisi…

Un fatto molto importante. È necessario infatti che venga raggiunto un accordo, sperando che non sia “all’italiana” perché oltre ai proclami servono risultati concreti.
Se invece parliamo di Europa è evidente che siamo dalla parte del giusto quando lamentiamo la mancanza di una politica condivisa tra i diversi paesi. Paradossalmente il fatto di avere ragione aumenta lo scoramento e rende ancora più evidente il nostro isolamento e la nostra mancanza di credibilità nel farci ascoltare. Ad ogni modo, avremmo dovuto porre con forza all’attenzione dell’Europa il tema dell’immigrazione da Sud, molto prima che iniziasse l’emergenza.

Ai primi posti dell’agenda del governo non c’è però soltanto l’immigrazione, ma anche la giustizia. Su questo tema settimana scorsa la tensione si è alzata moltissimo sia davanti al Tribunale di Milano che in Parlamento. Questa è la settimana del “processo Ruby”. Lei cosa si aspetta?

Berlusconi sembra aver scelto una strategia mista: da un lato affronta le aule di tribunale, dall’altro lamenta la persecuzione nei suoi confronti delegittimando i magistrati. Parallelamente cerca una soluzione per via legislativa attraverso il Parlamento (anche se questa strada sembra impervia sia per il clima che si respira alla Camera, sia perché spetta comunque al Presidente Napolitano controfirmare le leggi). A mio avviso in questo modo il Cavaliere potrà ritardare la conclusione dei processi, ma darà un contributo decisivo al logoramento della propria immagine.

A seguito dei disordini dentro e fuori dal Parlamento a cui faceva riferimento e dei continui incidenti tra esecutivo e Presidenza della Camera si torna a parlare di elezioni anticipate. Una prospettiva plausibile?

Le scene che abbiamo visto settimana scorsa ci mostrano un Parlamento completamente lacerato e paralizzato. A questo punto è giusto chiedersi: questa maggioranza sarà in grado di operare in maniera costruttiva da qui fino al 2013? Anche se a livello numerico Berlusconi può contare su 225-230 voti inizio a credere che non sia possibile. È una specie di “cortocircuito”: la maggioranza c’è, ma non può produrre risultati, anche perché i numeri sono vincolati a continue richieste che forse il Presidente del Consiglio non può più esaudire. All’interno di questo quadro è inevitabile che si parli di elezioni, anche se ritengo difficile che ci possano essere entro l’estate. Probabilmente stiamo iniziando a pagare le conseguenze del fatto di non essere andati alle urne a tempo debito.

Al di là di quando ci saranno le elezioni siamo già in campagna elettorale?

Berlusconi ha inaugurato la sua. Un esponente importante del mondo produttivo come Montezemolo si prepara a dare il proprio contributo attraverso una lista civica. Insomma, direi proprio di sì, anche se bisogna tenere d’occhio la Lega. Il partito di Bossi è in grande sofferenza e si sente incalzato sul proprio terreno. Non è da escludere che si possa verificare qualche sorpresa…

(Carlo Melato)

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