LAMPEDUSA/ Franco: perchè la Lega “spinge” la Francia contro l’Italia?

- int. Massimo Franco

Dopo la discussione in Aula di ieri restano in agenda i rapporti tesi con il governo di Parigi che continua a respingere i tunisini a Ventimiglia. L’intervista a MASSIMO FRANCO

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Silvio Berlusconi e Umberto Bossi in trattativa (Imagoeconomica)

Le ricerche dei dispersi a 39 miglia da Lampedusa, nel tratto di mare in cui ha avuto luogo il naufragio di circa 300 migranti, sono continuate per tutta la giornata di ieri, purtroppo senza risultato. Nel corso della mattinata il ministro Maroni ha riferito in Aula, ma non sono mancate le polemiche. Dai banchi dell’Italia dei Valori l’On. Zazzera (Idv) ha esposto un cartello con la scritta “Maroni assassino”. Un gesto da cui il partito di Di Pietro si è subito dissociato, che costerà però al parlamentare due sedute di sospensione dai lavori. All’ordine del giorno restano comunque i rapporti tesi con il governo di Parigi che continua a respingere i tunisini a Ventimiglia e che promette di non fare eccezioni, nonostante i permessi di soggiorno temporanei annunciati da Roma. 
«Difficile dire se la tragedia abbia interpellato a sufficienza la politica italiana – dice Massimo Franco a IlSussidiario.net -. Si respira però un notevole nervosismo e imbarazzo. Il governo cerca infatti di reagire all’emergenza, ma non riesce a mostrare un volto uniforme».

A cosa si riferisce?

È paradossale che la Lega invochi una linea dura “alla francese”. In questo modo infatti isola Maroni e indebolisce la posizione italiana nei confronti della Francia. Diventa difficile chiedere ai francesi di cambiare atteggiamento se una parte della nostra maggioranza dice che dovremmo comportarci come loro.
Anche questo dimostra quanto il Carroccio sia in difficoltà.

L’immigrazione è un tema troppo sensibile per l’elettorato leghista?

Certamente. Fino ad ora la Lega ha usato l’immigrazione come un grande pretesto che le ha permesso di mantenere una posizione di rendita. In pratica ha sempre esasperato un problema che c’era, anche se non era drammatico come si sta rivelando oggi. Nel momento in cui però l’immigrazione diventa una problematica  strutturale impossibile da gestire, la posizione di rendita svanisce e diventa potenzialmente dannosa, soprattutto se il ministro dell’Interno è leghista. Il fatto è che occorre avere una politica. Non basta dire “tutti fuori dalle scatole”…

Questo disagio può incidere negativamente sull’equilibrio della maggioranza?

Nel breve periodo probabilmente no. Se però le cose continueranno ad andare male potrebbe esserci una reazione della base. Bisognerà tenere d’occhio l’esito delle amministrative. Su questo tema infatti il partito di Bossi si gioca la propria identità.

Riguardo alla Francia, nella maggioranza c’è chi parla di “atteggiamenti odiosi e ostili” e chi invece assicura che verrà trovata una “linea comune”, come Mantovano, rientrato ieri nel governo. Ci sono due linee politiche anche su questo?

Non parlerei di due linee, ma di due umori contraddittori e per certi versi complementari. Non c’è infatti la voglia, ma la necessità di trovare un accordo. Di conseguenza l’irritazione nasce dalla coscienza che se l’accordo si troverà, sarà alle condizioni dei francesi.
Quello di Mantovano, persona molto competente, mi sembra comunque un gesto di responsabilità e generosità. La conferma delle dimissioni sarebbe stata una sconfessione totale della politica del governo.

Anche il sindaco di Manduria le ha ritirate. È il segno di un passo avanti del governo che in un primo momento sembrava aver soltanto spostato i problemi da Lampedusa alla Puglia?

A mio parere l’intervento di Berlusconi a Lampedusa rispondeva a delle esigenze chiare, ma fondamentalmente non ha cambiato le cose. Con un atteggiamento fin troppo rassicurante si è addirittura ottenuto il risultato di confermare lo stato d’emergenza. Promettere infatti che una nave starà a pochi chilometri dalla costa per impedire i prossimi sbarchi significa ammettere che siamo solo all’inizio.
Il passo avanti servirebbe invece sul piano della collaborazione tra regioni, ma anche in questo caso quelle a guida leghista non stanno dando segnali rassicuranti.

L’incontro di oggi tra i ministri degli interni francese e italiano rappresenta un passaggio molto importante. L’Italia però ha ancora la possibilità di richiamare ai suoi doveri l’Europa?

Da un lato è vero che abbiamo più problemi con l’Europa che con la Francia, dall’altro la Francia stessa riflette in miniatura l’atteggiamento dell’Europa. È un gioco di specchi pericoloso, perché siamo la frontiera più esposta e gli altri fingono di non accorgersene. Un atteggiamento miope, certo, tanto quanto quello della Lega. Il fatto è che né l’Italia, né l’Europa riusciranno a risolvere il problema se non torneranno a fare politica. Serve un piano strategico di aiuti al Maghreb, bisogna aiutare la popolazione e bloccare le partenze. Insomma, a tutti i livelli, la logica del “tutti fuori dalle scatole” non funziona più.

(Carlo Melato)

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