SCENARIO/ Follini (Pd): con lo schema Pisapia-De Magistris non si va lontano

- int. Marco Follini

Il senatore del Pd MARCO FOLLINI torna sulla vittoria del centrosinistra alle elezioni amministrative, invitando i suoi alla prudenza. La strada per costruire un’alternativa seria è lunga

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Piazza Duomo in festa per Pisapia (Ansa)

«Il risultato dei ballottaggi ha parlato a nostro favore, ma non è un alloro su cui ci si possa cullare troppo a lungo». Il senatore del Pd Marco Follini, intervistato da IlSussidiario.net, torna sulla vittoria del centrosinistra alle elezioni amministrative, invitando i suoi alla prudenza. «Capisco l’entusiasmo, lo faccio mio, ma invito anche a guardare avanti perché le elezioni politiche sono un’altra partita, piena di insidie e difficoltà che faremo bene a non trascurare».

La netta affermazione di candidati espressione di Vendola e Di Pietro e il modesto risultato del Terzo Polo rischiano di cambiare volto al centrosinistra?

Nonostante le vittorie di Milano e Napoli non dobbiamo chiuderci nella gabbia di un modello, ma ragionare sulla mutazione del Paese. Il dato più significativo è infatti il netto calo di fiducia nelle “arti magiche” del Cavaliere e della sua maggioranza. A questo punto il nostro obiettivo dovrà essere quello di offrire un approdo sicuro a chi ha cambiato opinione. Per farlo è giusto mantenere lo spirito di protesta di questi anni, senza però offrire all’Italia del 2011 un tripudio di bandiere rosse e di magliette di Che Guevara.
Riguardo al Terzo Polo, invece, non analizzerei i risultati con il bilancino del farmacista.

Cosa intende dire?

È presto per emettere verdetti. C’è una parte significativa di elettorato che nel 2008 stava con Berlusconi e che oggi ha scelto il Terzo Polo, l’astensione o addirittura il centrosinistra. Un dato molto interessante. D’altronde, le tessere del mosaico che gli elettori ci hanno consegnato sono tantissime e impediscono letture eccessivamente semplificatorie.

E quali altri insegnamenti ha tratto da questi risultati?

Da un lato hanno indubbiamente pesato personalità peculiari come quelle di Pisapia e De Magistris, dall’altro è stata premiata la linea di responsabilità che il Pd ha impresso a sé e alla sua metà campo. Ora non dobbiamo commettere l’errore di confinarci in un angolino a sinistra dello spettro politico. Dobbiamo parlare a tutto l’elettorato, a 360 gradi, senza ideologismi, né partigianerie. In questi anni Berlusconi ha impresso un grado di faziosità insopportabile al conflitto politico, il Pd deve sforzarsi di operare una ricucitura, senza spargere altro sale sulle ferite.

Alla luce del suo ragionamento quale centrosinistra si sforzerà di costruire e con quale leader?

Innanzitutto non penso che oggi il Paese sia alla ricerca di un capo. C’è una sequenza da rispettare, tenendo gli argomenti personali per ultimi: prima viene un progetto, un’idea dell’Italia, poi una serie di cose da fare messe nere su bianco. Fatto questo si costruisce una coalizione che si impegni su quel progetto e che garantisca agli elettori di non sbandare alla prima curva, sia che si discuta di Afghanistan sia che si parli di Fiat. Alla fine viene la scelta del leader e del modo più corretto per deciderlo. Mettere questo passaggio in cima alla lista significa rischiare di perpetuare la personalizzazione della politica che è andata tanto di moda in questi anni senza portare alcun giovamento al Paese.

A proposito di scelte concrete come si conciliano ad esempio le posizioni di Fassino e Vendola sulla Fiat e, più in generale, di Pd e Idv sulla politica estera?

Questi sono i grandi temi che bisogna elaborare, sapendo che né gli elettori di oggi, né i posteri domani ci consentiranno la minima ambiguità.

Qual è invece la sua posizione nei confronti del governo? Anche lei chiede, come Bersani, che si torni a votare o preferirebbe un governo di transizione?

Sono entrambe ipotesi ragionevoli, aggrappate però a un periodo ipotetico di terzo tipo, che Berlusconi cioè si faccia da parte spontaneamente. Un cambio per il Paese sarebbe certamente auspicabile, ma dobbiamo collocarci realisticamente dentro la situazione in cui ci troviamo.
Al di là dei buoni consigli che possiamo dare a Berlusconi osservo comunque che non possiamo perdere altro tempo. Il Paese non può permettersi che la macchina del governo e del Parlamento giri ancora a vuoto. Occorre dare uno sbocco a questa situazione: se questa legislatura può produrre un governo diverso e percorrere un sentiero strettissimo che conduce alla riforma della legge elettorale e alla manovra economica bene, altrimenti ha più senso andare a votare.

I primi segni di rinnovamento interno al centrodestra, con la promozione di Alfano, la vedono scettico? 

Come dicono gli inglesi, per sapere se è buono il budino va prima assaggiato…

Qual è invece la sua posizione sui quattro quesiti referendari?

Spero che ci sia la più ampia libertà di opinione e di coscienza e che i partiti non si militarizzano. Sarà infatti un voto importante su temi precisi, non sul governo Berlusconi.

(Carlo Melato)

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