MANOVRA/ Raggiunto l’accordo con gli avvocati e i notai del Pdl sul piede di guerra

- La Redazione

Nuova bufera nel governo, in parte rientrata. Sul piede di guerra oggi si sono messi, infatti, avvocati e notai del Pdl contrari all’ipotesi che venissero aboliti gli ordini professionali

giustizia_tribunale_carteR400
Foto Imagoeconomica

MANOVRA – AVVOCATI E NOTAI SUL PIEDE DI GUERRA – Sembra risolta una delle ultime “grane” di oggi per il governo, alle prese con una delle più sofferte manovre degli ultimi anni. Sul piede di guerra si erano messi, infatti, avvocati e notai del Pdl contrari all’ipotesi che venissero aboliti gli ordini professionali. Una cinquantina di deputati contrari all’articolo 39-bis erano pronti a ritirare il proprio voto, mentre nel mirino era finita anche l’incompatibilità delle cariche di parlamentare e sindaco (o presidente di Provincia) e  l’equiparazione degli stipendi di deputati e senatori a quelli europei.

Gli avvocati contrari alla liberalizzazione della professione sostenevano che non si doveva assolutamente ripetere l’errore della Spagna di Zapatero che oggi tra l’altro sembra costretta a tornare sui suoi passi. La professione deve, a loro dire, rimanere “protetta” e regolata dall’ordine perché nelle mani degli avvocati finiscono i diritti fondamentali dei cittadini, dalla libertà alla presunzione di innocenza. L’alternativa? Il “mestiere” dell’avvocato diventerebbe un lavoro come gli altri, regolato dalle regole del mercato, senza più il controllo di ordini che possano garantire la selezione, la formazione e la disciplina del corpo.

Dopo la “rivolta” il governo non ha dato l’idea di voler correre rischi. Le trattative sono state avviate subito per arrivare a una mediazione. Nel frattempo, mentre all’attacco si metteva anche l’Organismo unitario dell’avvocatura che convoca gli stati generali dell’Avvocatura, l’ex pm e leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, contrattaccava: «È la difesa della corporazione che antepone i propri interessi a quelli dei cittadini. Noi dell’Idv, abbiamo presentato un emendamento al riguardo che interessa sempre l’avvocatura.

Pensiamo infatti che sia necessario dare la possibilità anche ai giovani avvocati di far carriera e di potersi misurare senza dover necessariamente passare attraverso l’imbuto di studi legali blasonati, che diventano importanti solo per le parcelle esose che fanno, piuttosto che per la loro abilità e bravura nel seguire i propri clienti».

L’accordo poi è arrivato. Il ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, alla fine però ha infatti annunciato ai giornalisti: «È stata raggiunta l’intesa tra maggioranza e governo sull’emendamento relativo alla liberalizzazione delle professioni». Il testo è stato perciò modificato: il governo presenterà alle categorie delle proposte in tema di liberalizzazioni. Per oggi può bastare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori