FINE VITA/ Il ministro Galan: “La nuova legge è ingiusta, siamo meno liberi”

- La Redazione

Il ministro Galan, ex governatore del Veneto, in una intervista a repubblica si dice contrario alla legge sul fine vita appena approvata. Eutanasia non è un tabù, dice

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Il ministro Galan

Una intervista oggi su La Repubblica al ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan, già governatore del Veneto e anche ministro delle Politiche agricole. Galan è evidentemente contrario alla nuova legge sul fine vita recentemente votata in parlamento, che regola la problematica relativa all’eutanasia. Per Galan infatti si tratta di una legge ingiusta e sbagliata che rende tutti meno liberi. Il mio terrore, dice il politico, “è fare la fine di Eluana, soffrire per anni senza poter decidere la mia fine”. Il ministro reclama quella che per lui è la libertà di scelta, decidere cioè come finire la propri assistenza. Bisogna distinguere, aggiunge, tra chi ha fede e reclama la libertà di “restare aggrappato a ogni forma di vita” e chi invece la pensa in modo diverso e “non vuole andare avanti a oltranza”. Alla domanda se quello che lui intende è il diritto a morire, risponde: “Sicuramente di comprensione e possibilità di scelta per chi non vuole fare la fine di Eluana. E io ho il terrore di ritrovarmi come lei, per anni attaccato alle macchine. Ecco, adesso con questa legge io non ho più una via di uscita”. Galan si dice soddisfatto che secondo statistiche il 70% degli italiani vorrebbe poter scegliere liberamente il fine vita. Aggiunge che eutanasia non è un tabù, non è una parola che lo scandalizza. Nei casi di malattie dall’esito scontato, spiega, non condivide l’obbligo di vivere a oltranza.

“Non capisco perché obbligare qualcuno a trascinare un’esistenza che non considera degna di essere vissuta o sopportabile. La vita, le sensazioni, i dolori, principi e valori che guidano le nostre scelte sono personali. Non sono gli altri a dover decidere per noi, al posto nostro e soprattutto su un tema così definitivo, fondamentale”. L’unico motivo per cui dare un voto positivo alla legge, conclude, è che così si è sottratto ai magistrati il potere di decidere il fine vita.

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