ARRESTO PAPA/ Sisto (Pdl): un voto sovietico che minaccia la democrazia

FRANCESCO PAOLO SISTO, deputato del Pdl, protagonista mercoledì di un accorato appello in difesa dell’art. 68 della Costituzione, torna sul caso dell’arresto dell’On. Alfonso Papa

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Il Cardinale Angelo Scola (Imagoeconomica)

«Devo ammettere, purtroppo, che oggi faccio fatica a guardare in faccia chi ha votato per l’arresto». Francesco Paolo Sisto, deputato del Pdl, protagonista mercoledì di un accorato appello in difesa dell’art. 68 della Costituzione è ancora scosso dalla decisione che l’Aula ha preso nei confronti del suo collega, Alfonso Papa. «Abbiamo assistito alla disumanizzazione della Camera – racconta a IlSussidiario.net –. L’umano è scomparso, sostituito dal bieco cinismo e da interessi politici di basso profilo. Si è scambiata, infatti, la pelle di un parlamentare e la tutela della Costituzione, che ci obbliga in caso di richiesta di misura cautelare alla valutazione del fumus persecutionis, con un giudizio di piazza. Non ho fatto il nome del deputato volutamente perché non è importante chi esso sia: è in gioco la libertà del Parlamento».

Lei è stato molto critico anche sulle modalità di voto?

Guardi, si potrebbe dire che al Senato c’è stato un voto Tedesco e alla Camera un voto… sovietico. Il Partito Democratico, infatti, per la stessa ammissione del suo capogruppo, non ha permesso il voto segreto dei suoi parlamentari. Il loro è stato un voto palese, di regime, che ci riporta alla mente fantasmi veterocomunisti, immagini alla Solženicyn. E così è stato calpestato anche l’art. 67. Ma c’è dell’altro.

A cosa si riferisce?

Al blitz di discutibile ortodossia tecnica che si è consumato in giunta. Avevo proposto di votare per l’impossibilità di esprimere un giudizio, dato che le 15.000 pagine della documentazione sono state rese disponibili soltanto due giorni prima del voto. Il Presidente Castagnetti ha giudicato inammissibile la proposta e così sono stato “epurato” come relatore. Il sospetto conseguente è che sia stato inseguito un certo risultato con determinazione, e fin dall’inizio.

Ma, studiando le carte, che idea si è fatto delle accuse che sono state mosse al parlamentare del Pdl?

A mio avviso, quello dell’On. Alfonso Papa è un caso classico di fumus persecutionis. Stiamo parlando, per chi non lo sapesse, di un parlamentare pedinato, intercettato e fotografato davanti al numero 24 di Montecitorio con altri deputati. Le stesse motivazioni che giustificavano la richiesta di carcerazione preventiva sono poi risultate assolutamente risibili.

Si è creato un precedente pericoloso secondo lei?

Direi di sì, ma se qualcuno si illude che in questa battaglia per le garanzie ci si possa ancora dividere tra destra e sinistra significa che ci troviamo davanti a un grave caso di analfabetismo storico. Io avrei fatto lo stesso discorso anche se avessimo discusso di un collega del Pd o dell’Idv. Non è infatti un problema di appartenenza, ma di garanzie. Abbiamo il dovere di tutelare la politica e la delega che abbiamo avuto dagli italiani, rispettando la Costituzione. 

Ci attende una nuova Tangentopoli?

Devo dire che sento la stessa paura del ‘93 e ho l’impressione che la politica sia intimorita da certa magistratura, per fortuna ben individuata e minoritaria. Mercoledì in Aula, infatti, qualcuno ha votato pensando di allontanare da sé il fantasma di Papa, potendosi così sentire migliore, diverso e distante. Un’ipocrisia farisaica che non ha nulla a che vedere con il coraggio di essere parlamentari. Le ripeto: chi si fa intimidire dalla piazza non può fare politica e chi crede di cavalcare la tigre di Tangentopoli finirà con l’essere disarcionato.

Ma davanti a questa nuova ondata di anti-politica il governo ha pensato di rispondere in qualche modo, magari con alcuni provvedimenti ragionevoli che vadano a colpire sprechi insopportabili?

Bisogna prendere atto del fatto che ci si rivolge soltanto alla politica e non ad altri settori, forse gratificati da maggiori privilegi. Detto questo, sono comunque convinto del fatto che uno sforzo debba essere fatto. Bisogna intervenire sui costi della politica, senza che questo si traduca in un attacco sconsiderato a chi fa il proprio dovere. Fare il parlamentare non è una colpa e per chi è responsabile è un lavoro vero.

Ma il voto di mercoledì rischia di acuire le tensioni nella maggioranza?
 

Bisogna riflettere attentamente sui 26 voti che ci sono mancati perché possono avere una natura composita. Terminata l’indagine gli equilibri politici andranno certamente verificati e, possibilmente, mantenuti, nell’interesse del Paese.

Si riferisce al necessario chiarimento con la Lega?

Non solo, anche se sono sicuro che a questo provvederanno egregiamente Berlusconi e Alfano. Bisogna però riparlare delle priorità del governo, dopo la essenziale manovra economica; e sarà certamente opportuno cominciare dalle intercettazioni, su cui si tornerà a lavorare a settembre per liberare l’Italia da quest’ansia da gossip quotidiano. Non è possibile che quando si apre il giornale si debba avere il timore che le proprie conversazioni, per qualche morboso interesse, siano diventate di dominio pubblico.

(Carlo Melato)

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