SCENARIO/ Calabresi: il Paese non ha bisogno di nuovi Re Mida

- int. Mario Calabresi

MARIO CALABRESI, direttore de La Stampa oggi ospite del Meeting di Rimini, analizza con IlSussidiario.net il quadro politico segnato dalle nuove proposte correttive della Lega Nord

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L'intervista al direttore de La Stampa, Mario Calabresi

«Come si fa a dare un giudizio su una manovra che cambia due volte al giorno?». Mario Calabresi, direttore de La Stampa, se lo chiede al termine di una giornata segnata dalle nuove proposte correttive della Lega Nord. «Il dibattito – dice Calabresi a IlSussidiario.net – è ancora troppo confuso. Si passa dalle pensioni all’eliminazione delle province, dall’aumento dell’Iva al contributo di solidarietà, fino alla tassa sull’evasione. Ipotesi che tra l’altro appartengono a scuole di pensiero e di cultura politica completamente diverse».

Direttore, lei oggi parteciperà al Meeting di Rimini. Gli appelli che il Presidente Napolitano ha lanciato nel suo intervento inaugurale, a suo avviso, sono già stati lasciati cadere nel vuoto?

Innanzitutto penso che il discorso del Capo dello Stato abbia saputo offrire, sia al Meeting che a tutto il Paese, una chiave interpretativa forte del dibattito politico di questo tempo.
Le sue non sono state, per intenderci, parole di rito. Lo si capisce dai punti fondamentali di un discorso molto alto: il dovere della verità, la necessità di superare contrapposizioni sterili e partigianerie, cercando di individuare dei punti di incontro. Una convergenza che, tra l’altro, deve avere come scopo non soltanto quello di dar vita a misure necessarie e urgenti, ma soprattutto il recupero di una progettualità di lungo periodo. Questo è ciò che, tra l’altro, mi sta più a cuore: che si torni a pensare all’Italia che vogliamo per i prossimi vent’anni e per le future generazioni.

Anche secondo lei il dibattito politico, come ha detto Giorgio Vittadini in questi giorni, è ancora troppo concentrato sui tagli e poco attento allo sviluppo e ai giovani?   

Direi proprio di sì. Come scrissi il giorno in cui veniva varata la manovra: manca un’idea di sviluppo, di crescita e di futuro, mentre domina un’impostazione regressiva secondo la quale dovremmo chiuderci nelle trincee per salvare il salvabile. Non dovremmo però comportarci come quei nobili decaduti che, pezzo dopo pezzo, vendono i mobili più pregiati del castello, senza avere idea di come ricostruirlo.
Limitarci a risanare i conti è un’operazione virtuosa, ma sterile, concordo con Vittadini. Per questo sono curioso di sentire cosa dirà il ministro Tremonti al Meeting.

Un altro spunto che è arrivato da Rimini riguarda la lettura che il Meeting ha dato dei 150 anni della nostra storia. L’Italia avrebbe superato crisi anche più pesanti di questa grazie al protagonismo del popolo e alle risposte nate dal basso. Anche secondo lei si riparte da qui?

Spesso qualcuno teorizza che per uscire dal pantano in cui ci troviamo avremmo bisogno di un nuovo personaggio di grande carisma che sappia salvarci.
Io invece resto convinto del fatto che il Paese sia costituito di enormi giacimenti di energie, di persone piene di speranza, voglia di fare e grandi capacità.
Ciò che ci serve perciò non è che qualcuno dall’alto ci dica cosa fare, ma un ambiente positivo in cui tutte queste energie non vadano sprecate. Solo attraverso fili di collegamento e reti nuove gli sforzi dei singoli, o dei piccoli gruppi, potranno diventare un’energia collettiva capace di far cambiare direzione al Paese.

Tornando alla stretta attualità di questi giorni, per capire quale sarà il destino di questa manovra sembra che si debba attendere l’ennesimo incontro risolutivo tra Berlusconi e Bossi.

Devo dire che questo continuo braccio di ferro tra Pdl e Lega fa una certa impressione. La confusione domina la scena e l’unico aspetto positivo, davanti all’Europa e ai mercati, è dato dal fatto che i saldi finali sono rimasti fissi.
Speriamo che al più presto arrivi una decisione seria e definitiva. Allo stato attuale, infatti, diventa persino difficile dire se ci troviamo di fronte a una manovra di destra o di sinistra, liberista, conservativa o di sviluppo… 
L’opposizione, nel frattempo, sembra ancora priva di un’idea forte e, in questo campo, dobbiamo registrare la grande distanza tra Pd e sindacati.

Davanti a un quadro politico di questo tipo che previsioni si possono fare? La legislatura ha le carte in regola per andare avanti o presto arriverà il famoso “passo indietro” di Berlusconi?

Nessuno può dirlo. Penso però che sia difficile che il premier voglia caricarsi di una manovra di questo tipo, e degli oneri che ne derivano, con l’intenzione di uscire presto di scena…

(Carlo Melato)



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