SCENARIO/ Perchè la crisi ha “commissariato” Tremonti e Bossi?

- int. Peppino Caldarola

La politica torna a dividersi sul presunto “commissariamento” del governo da parte dell’Europa. La giornata politica di ieri e il vertice Bossi-Tremonti nell’analisi di PEPPINO CALDAROLA

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Tremonti e Bossi (Imagoeconomica)

La lettera del presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, nella quale sarebbero state indicate le misure che il governo avrebbe dovuto prendere per rispondere alla crisi, non è il frutto di un’invenzione giornalistica. Parola di Umberto Bossi che ieri a Gemonio, dopo aver incontrato il ministro Tremonti, ha commentato: «L’importante è che la Bce compri i titoli italiani». E così la politica torna a dividersi sul presunto “commissariamento” del governo e del Paese da parte dell’Europa. 
«Non succedeva dalla fine della Seconda guerra mondiale – ha dichiarato il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro –. Le regole della democrazia e della trasparenza esigono che Berlusconi e Tremonti raccontino chiaramente ai cittadini tutto quello che la Ue ha chiesto». Secondo Peppino Caldarola, intervistato da IlSussidiario.net: «Tutto effettivamente lascia pensare che l’intervento della Bce, e dell’asse franco-tedesco, abbia costretto il governo a correggere l’impostazione data dall’ultimo discorso di Berlusconi alle Camere. D’altronde, è un dato di fatto che la stabilità dell’Italia stia generando grande preoccupazione a livello europeo e che il Paese sia ormai diventato un “sorvegliato speciale” da sospingere verso il taglio del debito pubblico e il pareggio di bilancio».

Ma si tratta del commissariamento di Berlusconi o di Tremonti, considerato il ruolo di Draghi in questa fase e gli incontri che aveva avuto nelle scorse settimane con il Presidente Napolitano?

Probabilmente di entrambi. Da un lato, infatti, la caduta del prestigio del ministro dell’Economia è stata netta, sia per le vicende che lo hanno lambito nel “caso Milanese”, sia per il fallimento delle sue ricette economiche. Dall’altro bisogna registrare la sfiducia della politica e della finanza internazionale riguardo alle capacità del governo Berlusconi di fronteggiare la crisi. Ed è su questo punto che si sta esercitando la pressione più forte della Bce e soprattutto del cancelliere tedesco, Angela Merkel.

Il mini-vertice di ieri tra Tremonti e i vertici leghisti evidenzia la volontà di ricostruire un asse?

Stiamo assistendo a mio avviso a un forte rimescolamento delle carte della politica italiana. La bufera economico-finanziaria è solo agli inizi e davanti alle forze politiche, soprattutto a quelle di governo, si stanno per aprire scenari inquietanti. La Lega, in particolare, vede venir meno la sua influenza sul governo nel momento stesso in cui l’esecutivo subisce i diktat dell’Europa. E così Bossi cerca di riavvicinarsi a Tremonti, mentre il ministro, che ha vissuto le sue vicende giudiziarie come una sorta di distacco dal Pdl, prova a sua volta a recuperare il rapporto con il vecchio alleato. Un colloquio che ha dato però l’impressione di un incontro tra due drammatiche debolezze.

E quali potrebbero essere invece le reali intenzioni di Berlusconi?

Penso che, nella disgrazia del commissariamento, il premier voglia cogliere l’opportunità che si sta aprendo di lanciare un ponte verso i centristi. In questo modo potrebbe guadagnare tempo, ma soprattutto alleati.

Se l’operazione dovesse riuscirgli, l’opposizione, Bersani in primis, rimarrebbe spiazzata?

Direi di sì. D’altronde in questa fase i riflettori vanno puntati proprio sul leader dell’Udc. Casini infatti sta elaborando una strategia che da un lato prevede la disponibilità a collaborare con la maggioranza, nonostante la presenza di Berlusconi, e dall’altro punta sulla crisi del Cavaliere e su una leadership più consistente di Angelino Alfano. Non è un mistero, infatti, che Casini guardi alla nascita di un nuovo centrodestra come all’ipotesi che più gli sta più a cuore.
A quel punto chiaramente il segretario del Pd si troverebbe schiacciato tra Vendola e Di Pietro e perderebbe l’alleato tanto sospirato, quella forza politica in direzione della quale si è mosso di più in questi suoi primi anni di segreteria.

Il Partito Democratico, invece, punta davvero tutto sull’ipotesi di un governo tecnico, magari guidato da Monti?

Nel Paese c’è chi, come alcuni autorevoli giornali, pur criticando severamente Berlusconi e ritenendolo inadatto a governare, teme che la crisi politica possa aggravare la situazione e perciò prova a spingere il Cavaliere ad adottare misure impopolari.
L’opposizione invece è sostanzialmente per il “cambio di guardia” a Palazzo Chigi, con le varianti del caso.

Cosa intende?

Una parte del Pd, assieme a Vendola e a Di Pietro, considera centrale il tema della caduta di Berlusconi e del voto anticipato. Un’altra parte del partito pensa invece a un’operazione in “due tempi”.
Detto questo, il tema del governo tecnico è sempre presente sullo sfondo.  Dipenderà molto dai mercati e dalla capacità di reazione dell’Italia, ma questa resta l’opzione che tutti hanno in mente se si verificasse un crollo politico ed economico irrefrenabile.

(Carlo Melato)

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