REFERENDUM ELETTORALE/ L’esperto: vi spiego il No “politico” della Consulta

Ora che la Corte si è espressa negativamente sull’ammissibilità del referendum, non è detto – spiega VINCENZO TONDI DELLA MURA – che si manterrà, necessariamente lo status quo 

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Foto Imagoeconomica

Come era stata ampliamente previsto, la Corte costituzionale ha stabilito che il referendum elettorale è inammissibile. Tutti e due i quesiti sono stati bocciati. Entrambi prevedevano l’abolizione dell’attuale legge elettorale, il cosiddetto “Porcellum”; il primo, chiedeva l’abrogazione dell’intera legge. Il secondo, enumerando la parti della legge da abrogare, mirava a ottenere il medesimo risultato del primo. Non si voterà, quindi, sulla legge Calderoli. Non per questo le ambizioni di chi ha creduto nella consultazione referendaria sono archiviate. A seconda, infatti, di come la sentenza è stata formulata, si potrebbero aprire svariati scenari. Uno dei quali potrebbe condurre ad una riforma obbligata. Vincenzo Tondi della Mura ci spiega cosa potrebbe accadere nell’immediato futuro.

Anzitutto, perché, secondo lei, i quesiti sono stati bocciati?

Verosimilmente la Corte ha sentenziato sulla base di un problema rilevato da numerosi costituzionalisti, ovvero quello della reviviscenza.

Cosa significa?

Il referendum abroga una legge, ma non fa rivivere la legge precedentemente abrogata. La Corte ha ritenuto, quindi, di non poter invertire un tale principio. Anche se sulla scorta di una serie di considerazioni di natura puramente tecnica, forse, come è stato sottolineato da alcuni costituzionalisti, avrebbe potuto farlo. Resta, in ogni caso, da attendere le motivazioni per comprendere pienamente le ragioni dei giudici.

Quale sarà la sorte dell’attuale legge elettorale?

La Corte aveva già messo in dubbio la legittimità costituzionale di alcuni suoi punti relativamente al problema della quota minima, riguardante il premio di maggioranza attribuito alla forza politica che prende più voti. Laddove vi fosse una certa frammentazione, tale forza potrebbe, in ipotesi, essere anche estremamente esigua e la maggioranza parlamentare conferita ad un partito minoritario.

Quindi?

E’ possibile che i giudici abbiano dichiarato inammissibili le proposte referendarie nel rispetto dei principi che regolano il sistema delle fonti del diritto; tuttavia, è altrettanto possibile che nelle motivazioni forniscano indicazioni circa le ulteriori illegittimità presenti nella legge attuale.

Quali, ad esempio?

Oltre al problema relativo al premio di maggioranza, nella legge Calderoli è assente la previsione di un qualunque sistema di indicazione del parlamentare. Il che è altamente lesivo del principio costituzionale della rappresentatività.

Tali indicazioni, concretamene, cosa comporterebbero?

Il legislatore sarebbe costretto a intervenire con una riforma. Di fronte ad una cosiddetta “sentenza monito” – tale sarebbe il nome tecnico del documento se contenesse un invito di questo genere – non potrebbe fare altrimenti. 

In caso contrario, cosa succederebbe?

Pagherebbe il prezzo del crescente clima di antipolitica che si riverserebbe in liste come quella di Di Pietro o di Beppe Grillo. E’ interesse dei partiti, quindi, varare una riforma per non esser spazzati via dal malcontento.

A questo punto, quale ipotesi sarebbe più gettonata?

Un ritorno al Mattarellum non sarebbe da escludere.

Crede che la Corte, come sostengono alcuni, si sia espressa negativamente per non inficiare, in questo particolare e delicato momento di crisi, l’operato del governo Monti?

Lo escludo: le motivazioni della Consulta sono sempre di natura tecnica e segnano il pensiero costituzionalistico del Paese. Uno strappo sarebbe esiziale e si pagherebbe negli anni a venire. Certo, la Corte, per sua natura, è sensibile alle istanze politiche ma è impensabile che le abbia assecondate sino a questo punto. 

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