RETROSCENA/ I “pasticci” di Parisi e Di Pietro dietro il fallimento del referendum

- int. Stefano Passigli

Il verdetto della Corte Costituzionale, che ieri ha dichiarato inammissibili i due quesiti anti-Porcellum, ha scatenato reazioni diverse tra i promotori del referendum. STEFANO PASSIGLI

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Di Pietro, Parisi e Segni (Infophoto)

Il verdetto della Corte Costituzionale, che ieri ha dichiarato inammissibili i due quesiti anti-Porcellum, ha scatenato reazioni diverse tra i promotori del referendum. Se da un lato Arturo Parisi ha dichiarato di non essere sorpreso e di lasciare a questo punto le proprie responsabilità alla politica, di ben altro tono sono state le parole di Mario Segni e Antonio Di Pietro. «Si tratta di un piacere al capo dello Stato e alle forze politiche inciuciste – ha detto il leader dell’Idv, scatenando furiosi polemiche –. Una volgarità che rischia di diventare regime se non viene fermata dal popolo con le elezioni».
Anche l’ex senatore Ds, Stefano Passigli, aveva condiviso la battaglia alla Legge Calderoli,  fino a quando non è stato convinto a fare un passo indietro. «Aver voluto a tutti i costi far naufragare la mia proposta per portarne avanti un’altra che non aveva speranza di essere accolta è stato un grave errore – dice Stefano Passigli a IlSussidiario.net –. Non solo, l’accordo prevedeva che le avremmo ritirate entrambe. Non è stato così e si è andati incontro a un risultato negativo ampiamente prevedibile».

E come giudica la decisione della Consulta?

È assolutamente corretta. Già alla vigilia avevo dichiarato che se la Corte avesse mantenuto fede alla sua giurisprudenza avrebbe dovuto dichiarare inammissibili i quesiti. Allo stesso tempo sottolineavo quanto la decisione fosse difficile perché il Porcellum stesso è una legge che presenta numerosi aspetti critici ai limiti dell’incostituzionalità, come la Consulta stessa tra l’altro aveva già denunciato.
Per questo avevo previsto che oltre alla bocciatura sarebbe arrivata un’indicazione precisa su come modificare l’attuale sistema elettorale. Leggeremo con calma le motivazioni. Io comunque resto del mio parere.

Cosa intende dire?

Il referendum che avevo promosso sarebbe stato accolto dalla Corte Costituzionale senza alcun dubbio e ci avrebbe dato la certezza, fin da ora, che non avremmo più dovuto votare con il Porcellum.
 
A questo punto ha fiducia in una riforma portata avanti dalla classe politica?

A mio avviso questa è una sentenza-monito che andrà rispettata. I partiti hanno l’obbligo giuridico-politico di modificare il Porcellum, mantenendo le sue caratteristiche di fondo. E la bocciatura del Mattarellum rende più probabile il mantenimento di un sistema proporzionale. Basterebbe infatti una soglia di sbarramento più alta per avere un pluralismo moderato che garantirebbe una competizione bipolare virtuosa. Come avviene in tutta Europa, con la sola eccezione di Francia e Inghilterra.

Anche lei si aspettava un sostegno più convinto del Pd in questa battaglia?

Guardi, il segretario Bersani ha avuto fin dall’inizio una posizione chiara e coerente. I referendum li porta avanti la società civile, i partiti intervengono in un secondo tempo.
Di Pietro invece ha gettato la maschera e ha dimostrato con le sue dichiarazioni di essere un demagogo che gioca pesantemente contro l’unica istituzione, insieme alla presidenza della Repubblica, che svolge ancora un compito di garanzia. Così facendo però il leader dell’Italia dei Valori indebolisce quelle istituzioni che sostiene di voler rafforzare.

(Carlo Melato)

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