DOVE VA IL PDL(?)/ Meloni: scambio Monti-Formigoni? Solo “diversivo” di Bossi…

- int. Giorgia Meloni

Mentre Umberto Bossi minaccia la tenuta del governo della Lombardia, Berlusconi conferma il sostegno all’esecutivo Mario Monti. Dove va il Pdl? Lo spiega GIORGIA MELONI

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Giorgia Meloni, foto Infophoto

Cosa succede dentro al Pdl e al centro destra? Se lo chiedono in molti, in questa fase particolarissima della vita politica italiana, con un governo tecnico in carica e una “grande coalizione” che abbraccia centro destra e centro sinistra a sostegno del governo stesso. Silvio Berlusconi è fuori dai giochi? La Lega romperà definitivamente con il Pdl? I segnali, in questo ultimo senso, non sono dei migliori. Ancora oggi Umberto Bossi ha definito Silvio Berlusconi “una mezza cartuccia” perché non avrebbe il coraggio di rompere con l’esecutivo Monti, di cui la Lega chiede a gran voce le dimissioni. Arrivando, sempre Bossi, a chiedere la testa del governatore della Lombardia Roberto Formigoni se il Pdl non si decide a rompere con il governo. Un ricatto, a cui ancora oggi Berlusconi ha risposto con chiarezza: “Il Pdl sostiene in modo sempre più deciso il governo Monti, siamo responsabili”. E a proposito della Lega non mostra preoccupazione alcuna: “Io sono sereno” ha detto Berlusconi. “Al momento opportuno il centrodestra sarà compatto”. Per l’ex ministro Giorgia Meloni, contattato da IlSussidiario.net, “l’alleanza del Pdl con la Lega nel corso degli anni pur con momenti di difficoltà analoghi a quello presente ha dimostrato di essere un fatto concreto e non a rischio”. Dove va il Pdl, invece? “Segue l’ottimo lavoro che sta facendo il segretario Alfano. E che non si preoccupino quanti dicono il contrario: che lui possa svolgere bene il proprio compito non significa certamente che debba sparire Berlusconi, tutt’altro”.

Onorevole, Bossi lancia avvertimenti sempre più minacciosi a Berlusconi. Il Pdl che fa, rincorre la Lega?

Personalmente ritengo che l’alleanza con la Lega sia una alleanza che nel corso degli anni ha dimostrato anche attraversando momenti di difficoltà di costruire realtà importanti non solo tra i due partiti, ma per il bene di tutto il Paese. Credo che sarebbe  sbagliato non ragionare in questa logica anche per il futuro, fermo restando che i matrimoni si fanno in due.

Dunque il Pdl conferma l’alleanza.

Certamente, se poi qualcuno pensa che questo tempo sia finito si muova di conseguenza, ma non penso sinceramente che accada.

Il ricatto, se così si può dire, o Formigoni o Monti come lo giudica?

Credo che questo tentativo di scambio tra Monti e Formigoni sia in realtà un tentativo visto più volte in passato con la Lega impegnata su questo fronte, che è poi quello di tenere alto l’umore del proprio elettorato, distogliendo magari l’attenzione da quelli che sono dibattiti interni della Lega stessa.

A fronte di quanto vorrebbe la Lega, il Pdl sembra andare verso un appoggio sempre più convinto del governo Monti.

Guardi, personalmente ho avuto nel partito una posizione tra le più scettiche nei confronti dell’appoggio al governo Monti. Ho sempre detto e continuo a dire al di là del gesto di responsabilità di Berlusconi che io comprendo benissimo, che la politica debba fare la politica. I rappresentanti eletti dal popolo devono comunque lavorare e seguire il percorso di questo governo, facendo il proprio lavoro.

Lei pensa che qualcuno non lo stia facendo?

Diversi parlamentari e non parlo di appartenenti del Pdl, li abbiamo sentiti dire “diamo carta bianca al governo, faccia quello che vuole e noi lo voteremo”. Io non penso che questo sia il ruolo della politica e la manovra cosiddetta Salva Italia ha dimostrato che tutto quello che in questa manovra adesso si definisce equità ebbene lo si deve proprio agli interventi del Parlamento.

La política deve continuare a vigilare.

La politica deve continuare a fare il suo lavoro. Che vuol dire non solo dire sì, ma può voler dire invece anche no come ha fatto sui criteri di equità, pensiamo alle modifiche che abbiamo fatto apportare ai criteri di indicizzazione delle pensioni. Io penso che sempre più la politica debba rivendicare il suo ruolo vigile ma anche di concreto aiuto a trovare le soluzioni migliori per l’Italia.

Il che, nei fatti, cosa significa?

Significa nessuna posizione di disinteresse o di allontanamento dalla realtà concreta o di abdicare al proprio dovere di parlamentari.Il tema rimane comunque per quel che riguarda la mia personale posizione, che non si debba dare per scontato la fine della legislatura.

Andare cioè al voto?

Continuo a ritenere che un governo tecnico di emergenza debba comportarsi appunto da governo di emergenza, occuparsi cioè della questione più strettamente economica, ma consentire altresì al più presto possibile agli italiani di scegliersi il proprio governo autonomamente.

Torniamo alla situazione interna del Pdl. Il segretario Alfano che spazio reale ha nel partito? Come si sta giocando le sue carte?

Il segretario Alfano sta bene operando e lo vediamo dai segnali che ci sta mandano, come l’apertura dei congressi, la sperimentazione sulle primarie, la dichiarazione dello stesso Alfano che ha ribadito che il prossimo candidato premier verrà scelto attraverso le primarie. Quindi  una serie di aperture alla meritocrazia e al territorio come si chiede da più parti e per lungo tempo in molti dentro al Pdl  abbiamo chiesto. Direi che Alfano incarna molto bene l’idea di un segretario che voglia accelerare la costituzione di questo partito, ma anche la possibilità di ripartire da alcune parole d’ordine che per me rimangono sempre le stesse.

Quali?

Partecipazione e merito. Mi sembra che il segretario Alfano sia sulla stessa lunghezza d’onda e su questa lunghezza d’onda mi pare si stia muovendo.

Un giudizio dunque positivo.

Politicamente la sua capacità di gestire una situazione complessa che non ha precedenti nella storia d’Italia ritengo sia assolutamente da riconoscere e da sostenere. Ci auguriamo che vada avanti sempre di più in questo senso, guardando avanti senza farsi ingessare e rinunciare alla sua principale dote che è quella di un uomo che viene dalla base, dal radicamento sul territorio. E’ proprio di questo che oggi c’è bisogno perché la politica possa recuperare credibilità.

Berlusconi cosa fa? Qualcuno dice che stia sparendo dalla scena.

Non scherziamo: una persona che è stata al centro della scena politica per vent’anni non si può certo aspettare che sparisca così da un giorno all’altro. Berlusconi continua a fare il punto di riferimento di una realtà che ha costruito e che ha avuto in lui un importante leader in tutti questi anni: le due cose non si escludono, il fatto cioè che Alfano possa far bene il proprio lavoro non significa che Berlusconi debba sparire, anzi.

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