MANOVRE A SX/ Di Robilant (Libertà e giustizia): Renzi e Vendola possono spaccare il Pd

Per Eugenio Scalfari, se Matteo Renzi diventasse segretario del Pd, questo si romperebbe. Tanto vale allora che si rompa davvero. Il commento di FILIPPO DI ROBILANT (Libertà e giustizia)

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Eugenio Scalfari (Infophoto)

In un editoriale di Repubblica, Eugenio Scalfari ha messo in guardia da una eventuale vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Pd. Non solo lui personalmente, Scalfari, non voterebbe più questo partito, ma il Pd stesso andrebbe incontro al rischio di sfasciarsi e di perdere la sua natura antropologica di partito di sinistra. In sostanza, per Scalfari Renzi è più uomo di centro destra – e per questo motivo riceverebbe le lodi di Berlusconi – che di centro sinistra. “Dare oggi etichette di destra e di sinistra mi sembra un po’ superficiale, soprattutto in una fase come la nostra può essere fuorviante” dice Filippo di Robilant, membro del Consiglio di presidenza di Libertà e Giustizia, contattato da IlSussidiario.net. Per di Robiliant Scalfari è libero di dire che non voterà più Pd senza che per questo gli elettori lo seguano in massa. Ma Scalfari ha ragione, aggiunge, quando dice che Renzi deve dare consistenza al suo programma.

Il Pd rischia davvero di sfasciarsi se Renzi ne diventerà segretario?

Se il Pd si sfascia perché Renzi vince le primarie, allora è un partito che merita davvero di finire. Intendo dire che un partito che non si mette mai in gioco, non ha un futuro. Un partito deve sempre essere contendibile, in modo democratico ovviamente. Dev’essere aperto per definizione, perché non è una banca o un contenitore di scatole cinesi. Renzi sta già agendo come pungolo, e questo è sotto gli occhi di tutti.

Ha senso dire che Renzi è più uomo di centro destra che di centro sinistra?

Secondo me è sempre pericoloso fare il gioco delle etichette; soprattutto in una fase storica come la nostra, parlare di destra e di sinistra può essere fuorviante. Non sono comunque d’accordo con Renzi che dice che non esistono più la destra e la sinistra. Personalmente, mi limito a rilevare che le persone che occupano quelle aree politiche non hanno più i vecchi principi tradizionali della destra e della sinistra. Diversamente da Scalfari, che parla di uguaglianza e libertà come stelle polari.

Occorrerebbe ridefinirle diversamente?

Il problema non è tanto di definizione di destra o di sinistra, quanto dei politici che si definiscono di una parte o dell’altra.

Secondo lei l’elettorato del Pd si riconosce in quanto dice Scalfari? Cioè si sente di sinistra come Scalfari dice di essere uomo di sinistra?

La gente ama definirsi in qualche modo, per cui sì, è così. Ma il punto vero è che ci sono alcuni temi incompatibili con il Pd di Bersani che potrebbero essere denunciati da Vendola, quando dice che vuole fare il referendum sulla riforma del lavoro e sull’articolo 18, ma anche da parte di Renzi, quando fa aperture che non sono nel solco del programma del Pd. Il dibattito deve avere il suo corso, poi la gente si farà la sua opinione.

Scalfari contesta la pochezza del programma di Renzi: dice che denuncia temi senza svolgerli. 

Posto che Renzi non va boicottato né delegittimato, personalmente non mi ritengo un suo grande fan. Ho letto e riletto i suoi cento punti programmatici ed effettivamente concordo con Scalfari che sono abbastanza inconsistenti e non danno una visione per il futuro delPaese. Renzi secondo me ha questo grande difetto, quello cioè di aver posto il dato anagrafico come punto centrale del suo programma. Renzi dice: Bersani vuole garantire il rinnovamento, io sono il rinnovamento. Questo è molto pericoloso.

 

Perché?

Perché c’è sempre uno più puro che ti epura, e in politica si invecchia molto velocemente. Renzi deve dare consistenza a un programma che per ora è fatto solo di enunciazioni. Tra l’altro mi ha fatto impressione vederlo saltare sulla sedia, a “Porta a porta”, quando qualcuno ha detto che il sistema delle preferenze lo avevamo già vissuto e significava clientele e voti di scambio. Renzi ha reagito a spada tratta come se criticare le preferenze volesse dire attaccare la democrazia. Se questo è il nuovo che avanza, un po’ mi preoccupa.

 

Sta prendendo forma il Monti bis. Lei ritiene che il Pd possa opporsi in modo efficace?

Mettere tra parentesi tutta l’esperienza di Monti sarebbe un errore. Ma sarebbe anche un errore mettere tra parentesi le elezioni politiche, come se fossero un mero passaggio burocratico e il nostro futuro fosse già prefigurato. Io comprendo bene le parole di Monti: ha voluto dare un segnale forte ai nostri alleati  europei e americani e anche ai mercati. Le sue parole rimangono però una cosa anomala. Inoltre, quando si sente qualcuno definirsi un sostenitore dell’agenda Monti, non si può evitare l’impressione di esser davanti a una cosa fumosa. Quando si parla di crescita e occupazione, per esempio, l’agenda Monti diventa opaca.

 

Eppure, diversi leader politici stanno dando forma ad una “lista civica nazionale”.

Dire: “votate per noi, garantiamo che Monti governerà”, denota una certa povertà politica. Bersani fa il suo mestiere, difendendo la supremazia della politica. In questo senso però le piattaforme dei partiti politici dovranno essere chiarissime, tenendo conto che Monti si rende disponibile a proseguire il suo impegno; il che non vuol dire fare esclusivamente il premier. Occorre evitare, come si fa spesso in Italia, di attribuire ad alcune personalità capacità soprannaturali. E’ venuto il momento di dire che tutti dobbiamo rimettere il Paese in carreggiata.

 

Tutti chi?

Intendo la società civile, perché non ci sono da una parte i politici e la casta corrotta, e dall’altra una società senza peccati. I cittadini riflettano, perché qualcuno questi politici li ha votati. Quando lo Stato di diritto comincia a morire nelle istituzioni, muore anche nella coscienza popolare. E viceversa.

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